Quando furono abrogate le leggi internazionali che proibivano la discordia – sotto l’egida della libertà, ma di fatto perché impotenti contro il mercato clandestino – molte imprese di pulizie dovettero pagare gli straordinari ai propri dipendenti, per ripulire da tappi e bottiglie di champagne i pavimenti dei mercati finanziari di tutto il mondo. Dalle piccole imprese a conduzione familiare fino alle multinazionali, questa era la controparte materiale di un concetto così impalpabile come quello della discordia: flussi di denaro contante, società per azioni, quotazioni in borsa.
“Oggi, all’apice di questa economia della discordia, oggi che nessuno osa mettere in discussione il fatto che il mercato è saturo” e qui fece una pausa, come gli aveva insegnato il suo coach di public speaking “oggi la mia agenzia è qui per dirvi che si possono incrementare le vendite di discordia.” Il consiglio d’amministrazione, nella persona una e trina di tre manager in abiti il cui costo superava lo stipendio mensile di una ventina di dipendenti di basso rango, diede segni di incredulità, ironia, insofferenza. Sapeva che non gli avrebbero creduto. Rimase impassibile.
Prese la parola quello che sembrava il più vecchio della triade. “Abbiamo in mano una percentuale di mercato tale da aver attirato su di noi le attenzioni del garante dell’antitrust, perché, di fatto” proseguì guardando sornione gli altri due “siamo quasi un monopolio. E abbiamo due palazzi di cinquanta piani l’uno che studiano ogni giorno strategie di marketing per il nostro prodotto. Lei non può non saperlo, e nessuno con un minimo di onestà intellettuale si siederebbe su quella poltrona per dirci che c’è ancora margine per migliorare i nostri profitti. Detto questo, non importa per il nostro tempo, ma ci dispiace che lei abbia speso il suo per venire fin qui da noi a…”
“Sono così sicuro di quello che sto mettendo qui su questo tavolo” disse con enfasi interrompendo il vecchio della trinità, appoggiando un dito sul dossier davanti a sé “che non solo sono disposto a mettere a vostra disposizione per un mese la mia agenzia senza alcuna retribuzione, ma verserò sul conto della vostra multinazionale la metà dell’equivalente di quello che ho previsto che guadagnerete. Se fallirò, saranno soldi vostri. Se invece avrò ragione io, e raggiungeremo i risultati…” e qui lasciò volutamente in sospeso la frase, accompagnandola semplicemente con un’alzata di sopracciglia.
La triade del consiglio di amministrazione aveva cambiato posizione sulle poltrone: abbandonati gli schienali in pelle nera, erano protesi sul tavolo pronti a gettarsi su di lui. I loro sguardi appuntiti stavano indagando quale strana trappola potesse mai essere quella e no, non respiravano nemmeno, mentre la sua proposta troppo simile ad una puntata a poker risvegliava in loro l’istinto della caccia, sepolto sotto anni di benessere, come cani da salotto che si ricordano, all’improvviso, di essere stati lupi, un tempo.
Fece ruotare la poltrona verso la finestra. Laggiù, in fondo al canyon dei grattacieli, poliziotti in tenuta antisommossa tenevano a bada manifestanti che, un incrocio dopo l’altro, cercavano di raggiungere il cuore della città. Per fare cosa, aveva avuto modo di chiedersi spesso, vista la frequenza crescente delle sommosse? Avrebbero aspettato pazienti ed imbarazzati il loro turno in ascensore, oppure avrebbero lasciato al pian terreno gli striscioni per prendere le scale e salire all’ultimo piano di decine di edifici, per fare irruzione in ogni sala riunioni come quella dove si trovava lui ora? E poi, avrebbero provato a fermare lui e la trinità del consiglio di amministrazione, ma come, convincendoli a parole? Oppure con i fatti, scaraventadoli giù dal loro Olimpo?
“L’Unione Pacifista ci accusa di vendere discordia per profitto… ma noi non vendiamo discordia” disse con un tono di voce decisamente più basso di tutta la sua precedente presentazione “noi ci limitiamo a risvegliare qualcosa che in loro già alberga, da sempre, dal primo pianto che ha liberato i loro polmoni del liquido amniotico. Questo è il futuro del vostro prodotto: potete proporlo ad ogni segmento di acquirenti in modo diverso e innovativo, ma la nuova frontiera è mettere al centro dell’esperienza il compratore. Devono sentirsi protagonisti e non utenti da convincere. Devono sentire che la loro discordia personale è importante.”
La trinità del consiglio di amministratore era ancora in apnea. Il silenzio della sala accolse il sibilo appena percettibile della sua poltrona, che ruotava di nuovo verso il tavolo. “Fate in modo che essi lavorino per voi, che siano essi stessi a produrre discordia, e che siano felici di farlo, che siano desiderosi di sapere come si fa, e come si mette in pratica. Create piattaforme dove possano condividere le loro esperienze personali di discordia, incentivate la discordia individuale. Vi pagheranno, affinché insegniate loro come si fa.”
Con il pollice indicò alle sue spalle, verso la finestra. “Protestano contro di voi, perché gli avete concesso di affibbiarvi il ruolo di cattivi. Vogliono farvi fuori, per fare fuori la parte oscura dentro di loro, in una sorta di rituale collettivo. Ma sono rabbiosi per un altro motivo: sanno, intimamente, che è la discordia dentro di loro ad essere il problema.” La triade taceva ancora, ma i loro volti si erano fatti meno agguerriti. Notò che uno di loro aveva infilato una mano nella tasca dei pantaloni, e sorrise, immaginando che stesse per consegnargli le chiavi della loro roccaforte, solo perché potesse sfidarli dando loro una nuova montagna da scalare. Linguaggio del corpo, sì. Era quello il significato. Stavano cedendo.
“E quando inorridiranno per la discordia di cui sono capaci, rincuorateli” alzò un pugno nell’aria, poi allungò indice e medio in segno benedicente “dite loro che è normale, che in loro si annidi la discordia, che non ci si può fare nulla, se non scendere a patti, misurare, trattenere, guarire ogni giorno, ogni giorno come in una eterna convalescenza. Vendete loro manuali di autoaiuto, fateli sentire a posto con loro stessi, dite loro quello che vogliono sentirsi dire: è la natura umana, voi non ne avete colpa, è triste ma si può provare a sopportare. A quel punto brameranno la vostra assoluzione. Elargite loro il perdono. E saranno vostri.”

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