La lista

Morde la penna e guarda nel vuoto, il Piccolo Lord, come l’ho ribattezzato la prima volta che l’ho visto; “Lui è Gianluigi” me l’aveva presentato la madre, convinta dal mio curriculum falsissimo ad affidarmelo, ma io avevo subito pensato che Piccolo Lord fosse il nome giusto per lui. Potremmo stare così fino alla fine dell’ora di ripetizioni, io a scrivere agli amici sul cellulare e lui a mordere la penna e a guardare nel vuoto, immobili e silenziosi nel salotto tirato a lucido di questo appartamento medioborghese; tanto lui non verrà bocciato, questo bambino figlio di genitori presuntuosi, che mandano il figlio alla scuola privata, ed io comunque verrò pagato, poco ma sull’unghia, con banconote usate e di piccolo taglio, come quelle che si chiedono a riscatto di un rapimento. Tuttavia, oggi sono nervoso perché ho litigato con la mia fidanzata, e ho voglia di rivalsa facile.
“Che compiti hai per domani?” chiedo al Piccolo Lord.
Lui guarda il quaderno aperto, senza smettere di mordere la penna.
“Una lista di cose belle.”
“La maestra ti ha detto di scrivere una lista di cose belle? Sul serio?”
“Sì, una lista di dieci cose belle.”
Mi chiedo che cosa sia mai passato per la testa della maestra quando ha chiesto alla sua classe di scrivere una lista di cose belle. Chissà se anche lei ha preso una laurea in filosofia come il sottoscritto, chissà se ha un ricordo simile al mio, di nottate passate a discutere con gli amici del concetto di bellezza, bevendo e fumando, e sembrava che le parole sospese lì nel cucinino di una casa affittata con altri quattro studenti fossero le considerazioni migliori mai fatte nella storia del pensiero occidentale, perfette quanto effimere e guai a scriverle perché avrebbero perso la loro magia; mentre in realtà ciascuno di noi, segretamente e trattenendo la voglia di parlarne, pensava alla rispettiva fidanzata e a quanto fossero inapplicabili, le filosofie studiate, per risolvere le litigate e i tormenti d’amore. In ogni caso, dubito che il Piccolo Lord avrà mai esperienze simili.
“Va beh, dai, iniziamo. Scrivi. Prima cosa bella.”
“Non lo so” mi guarda attraverso le lenti rotonde nella montatura blu, il discepolo.
“Quale è la prima cosa bella che ti viene in mente?”
Ci pensa un po’, il Piccolo Lord. “I cartoni animati”
“I cartoni animati.”
“I cartoni animati, sì” e appoggia la penna sul quaderno a righe, scrive uno e cartoni animati.
“Sai che cosa sono i cartoni animati, caro mio? Sono disegni fatti al computer. Da qualche parte c’è una stanza molto più brutta di questa, con tanti computer, e ci sono ragazzini poco più grandi di te che passano le loro giornate a perdere la vista davanti allo schermo per farli, i tuoi cartoni animati, e sono pure pagati poco. Sono belli per te, i cartoni animati, ma per loro invece no. Ti pare una cosa bella?” gli dico velocemente, e senza emozione.
Il Piccolo Lord alza lo sguardo dal quaderno, mi fissa e non capisce. Troppe parole tutte insieme. Sta per mettere di nuovo la penna tra i denti “e non mordere la penna, te l’avrò detto un milione di volte” e allora posa la penna sul tavolo, incrocia le braccia e si dondola sulla sedia.
“Dai, riproviamo. Seconda cosa bella che ti viene in mente.”
Il discepolo si guarda intorno, come se una cosa bella dovesse essere lì, in quella stanza.
“Mio papà che fuma il sigaro e legge il giornale” mi guarda trionfante.
Ma che slancio lirico, penso tra me e me; forse c’è speranza, per questo piccolo topolino che corre tra gli ingranaggi di una famiglia che gli fa il lavaggio del cervello ogni giorno, evitando di restarne schiacciato più per caso che per intenzione. Sono stupito. Mi chiedo come gli sia venuto, di dire una cosa del genere. Io il padre non l’ho mai conosciuto, me lo sono immaginato vedendo la madre; me ne ha solo parlato una volta, “mio marito ci tiene che Gianluigi non resti indietro, ha molti interessi al di fuori della scuola, le maestre assegnano davvero troppi compiti…” e chissà che cosa penserebbe, la madre, se sapesse di questo compito, della lista di cose belle, che cosa risponderebbe lei, se fosse legata alla macchina della verità e dovesse dire le cose come stanno.
“Tuo papà che legge il giornale è una cosa bella…”
Il Piccolo Lord mi guarda e sorride, inizia a scrivere contento di averla pensata giusta.
“..che fuma il sigaro un po’ meno” proseguo “perché il fumo fa male.”
Ma la creatura non si cura della mia obiezione, ed è già al punto numero tre.
“Terza cosa bella?” gli chiedo.
“Le vacanze” risponde.
“Le vacanze quali?” lo incalzo.
“Le vacanze dell’estate”
“Cioè quelle che hai fatto la scorsa estate?”
“Sì” e scrive.
“Le vacanze sono lunghe. Sono un insieme di giorni. Tu adesso dici che le vacanze sono belle, ma io sono certo che non tutti quei giorni sono stati belli uguali. Tu ti ricordi del mare? della montagna? dove sei andato in vacanza?” fa per rispondere, il Piccolo Lord, ma io proseguo “non importa, andato dove sei andato di sicuro ci sono state giornate noiose, e la coda in autostrada al rientro, e il biglietto dello skilift oppure dell’ingresso alla spiaggia da pagare. Ti sembrano belle nel complesso, ma fai un riassunto, capito? L’impressione generale. Ti piace ricordarle così.”
Sta di nuovo mordendo la penna.
“Mordere la penna è una cosa bella?” gli chiedo puntandogli l’indice in bocca.
“No.”
“E allora perché lo fai?”
“Non lo so”
“Non lo sai però la mordi. Ti piace, mordere la penna. Mordere la penna, per il tuo sistema neurovegetativo, è una cosa bella e ti rilassa e ti dà piacere. Ci sono cose che per il tuo inconscio sono belle, ma a vederle da fuori, no, non lo sono. Nella società questo tuo mordere la penna risulta fastidioso e maleducato. Allora, la scrivi?”
“Cosa?” mi chiede il discepolo.
“Mordere la penna. E’ una cosa bella o no?”
Non sa cosa dire. Mi guarda e sgrana gli occhi, perplesso. Benvenuto nel tuo mondo interiore, penso. Io ci faccio i conti da vent’anni, con il mio io che gratta per uscire, e sul perché sia così, e se debba ammaestrarlo o meno, per farlo stare seduto composto in società. E da adesso tocca anche a te.

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