Ghost girls – ma non è come pensate

Orange, New Jersey.
Dal diario di Grace Fryer.

1917

“Ieri sera abbiamo festeggiato. Anche il nonno, che ha sempre storto il naso su questa cosa delle “donne che lavorano, invece ai miei tempi…”, era felice per la mia assunzione alla United States Radium Corporation. La paga è più alta di quella delle operaie di catena, potrò aiutare la mia famiglia, ora che Tommy e John sono partiti per la guerra. Al colloquio di lavoro ero terrorizzata, non sapevo che cosa mi avrebbero chiesto: invece la responsabile del personale si è limitata a guardarmi le mani, mi ha detto che, essendo piccole e con le dita affusolate, erano perfette. So di essere arrossita. Lei ha sorriso, e poi mi ha detto di presentarmi il giorno seguente per iniziare a lavorare.”

“Le colleghe sono state fin da subito gentili e disponibili ad insegnarmi il mestiere. Dipingiamo con la vernice fosforescente i numeri dei quadranti degli orologi. Mentre rendo aguzze con la saliva le setole del pennello per non andare fuori dai margini con la pittura, sorrido al pensiero che il destino ha voluto che avessi a che fare con il tempo: quanto ne deve passare prima di avere notizie dei miei fratelli, quanto ancora perché tornino dal fronte sani e salvi. Alle volte mi perdo nei miei pensieri, provando ad immaginare quali siano le cose che le persone che guarderanno questi orologi aspetteranno, mentre le lancette si avvicineranno uno scatto alla volta ai numeri delle ore.”

“Ieri era il compleanno di Mollie. Durante la pausa pranzo abbiamo brindato: “alle ragazze fantasma!” ha detto Mae alzando il bicchiere. E’ il nomignolo che la gente ci ha dato, perché alla sera quando torniamo a casa le nostre mani brillano al buio per la vernice fosforescente che usiamo. Mae ha strizzato l’occhio, ha detto che tempo fa una di noi si è portata a casa un flacone di vernice, l’ha usato per dipingere il suo vestito, e al ballo di fine anno luccicava nella penombra della sala come un cielo stellato; un’altra si è dipinta i denti per fare colpo sul fidanzato. Ho chiesto se non fosse pericolosa, questa cosa. Mae mi ha detto che il direttore della fabbrica, il signor Savoy, ha garantito di no.”

“Ieri è stata una giornata strana. Ero in ritardo, la corriera ha avuto un incidente con un’altra auto. Il guardiano della fabbrica mi ha visto arrivare correndo, mi ha fatto entrare dal magazzino per guadagnare qualche minuto. Passando ho visto gli operai addetti allo scarico delle vernici: indossavano grambiuli pesanti e usavano pinze di ceramica per travasare il radio nei flaconi. L’ho detto a Mae, che mi ha raccontato che due giorni fa un’altra collega ha di nuovo chiesto al signor Savoy se non ci fosse qualche pericolo. Lui l’ha liquidata dicendole che è una brava lavoratrice ma che è ignorante, di informarsi, che c’erano aziende che mettevano il radio anche nei cosmetici, nel latte, nel dentifricio, perché è provato che è salutare e aggiunge anni alla vita.”

1922

“Sono diventata molto brava a dipingere i numeri dei quadranti, la mia responsabile ha iniziato ad assegnarmi anche orologi più piccoli, addirittura di tre o quattro centimetri, e mi ha incaricato di insegnare alle nuove assunte il mestiere. Dovrei essere felice, ma le mie colleghe ed io siamo preoccupate per Mollie. Tempo fa si è sentita poco bene al lavoro, sembrava mal di denti, invece nel giro di poco le gengive le si sono riempite di pus e ulcere. Le ultime notizie che abbiamo è che non riesce più ad alzarsi dal letto, ha la mascella devastata e un altro dottore che l’ha visitata ha detto che anche alcune ossa del cranio sono messe malissimo. Sarà che sono facilmente impressionabile, ma da qualche giorno ho mal di denti anche io. Non ho detto niente a nessuno, mi sentirei ridicola.”

“Due giorni fa, uscendo dal lavoro, abbiamo saputo dal guardiano che Mollie è morta alle cinque del pomeriggio. E’ stata sua cugina ad avvisare in fabbrica. Aveva emorragie così forti da non poter essere fermate. Quando abbiamo chiesto al guardiano quale fosse stata la causa di morte, ha detto che i medici le avevano diagnosticato la sifilide. Aveva solo 24 anni. Ieri sono arrivati in fabbrica alcuni uomini, che poi abbiamo scoperto essere ispettori del lavoro. Sono rimasti chiusi in ufficio con il signor Savoy per quattro ore. Ad un certo punto Mae si è alzata, e tra la sorpresa di tutte è andata a origliare. E’ tornata al suo posto di lavoro un attimo prima che la riunione terminasse e il signor Savoy aprisse la porta dell’ufficio.”

“Ieri mattina c’è stato un vero e proprio cataclisma in fabbrica. Mae ha chiesto formalmente al signor Savoy un incontro con le lavoratrici. Si è presentato molto maldisposto nei nostri confronti. Ci ha accusate di voler dare la colpa dei nostri malanni all’azienda per spillargli dei soldi, che l’esperto che ha incaricato di fare delle indagini sulle vernici ha dichiarato che non c’è nessun pericolo ad usarle, e che se non ci piace il nostro lavoro ha abbastanza richieste per rimpiazzarci tutte in un giorno. Uscendo dalla fabbrica abbiamo parlato ancora tra di noi. Da domani inizieremo a cercare un avvocato disposto a prendere in mano il nostro caso. Faremo una colletta per pagarlo. Non può essere una coincidenza che molte di noi abbiano tutte gli stessi sintomi, me compresa.”

“Non pensavamo che trovare un avvocato fosse così difficile. La maggior parte di quelli con cui abbiamo parlato, non appena facciamo loro il quadro completo della situazione, si rifiutano di aiutarci. Accampano scuse, dicono che la questione è in mano al Dipartimento del Lavoro, che la nostra battaglia legale necessiterebbe un ribaltamento della legislazione esistente, che gli statuti in vigore prevedono che i casi vadano presentati entro due anni dai primi sintomi della malattia, e via dicendo. Ieri sera, quando mio padre ha visto che zoppicavo, è venuto in camera mia e ha detto che proverà a fare anche lui qualcosa per noi. Lavora da anni nel sindacato, e mi ha promesso che parlerà con i suoi colleghi. L’ho visto molto preoccupato per me.”

1925

“Non posso descrivere la mia rabbia al pensiero che abbiamo dovuto aspettare che morisse un collega – un uomo – per avere un po’ di attenzione da parte di qualcuno. Harrison Martland, un giovane medico che il sindacato ha incaricato di indagare sul nostro caso, ha preparato un fascicolo spesso quattro dita, con il quale dimostra che il radio, contenuto nella vernice fosforescente che maneggiamo ogni giorno, è pericoloso. Ogni volta che affiliamo con le labbra il pennello, per dipingere i numeri delle ore sui quadranti, ne ingeriamo un po’. Martland ha fatto leggere a me e alle mie colleghe alcuni documenti, già nei primi anni del 1900 si sapeva che il radio faceva male, e che lo scienziato Pierre Curie aveva dichiarato che a stare in una stanza con del radio puro si rischiava bruciature, cecità e forse anche la morte. Nel frattempo i miei dolori alla schiena sono diventati insopportabili, e ho dovuto iniziare ad indossare una gabbia contenitiva che mi aiuti a sorreggermi.”

“Ormai sono evaporati, gli anni in cui eravamo felici di andare al lavoro. Eravamo orgogliose di quella vittoria sociale, di poter aiutare le nostre famiglie e il nostro paese, ed essere indipendenti economicamente. E poi il nostro sogno americano è andato in frantumi. Ci chiamavano Ghost Girls perché brillavamo al buio come lucciole, ma oggi questo appellativo è perfetto per quello che sta accadendo: nessuno vuole saperne di noi. Rivedo nella memoria le lunghe file di orologi dipinti, per misurare un tempo che, temo, sarà solo per altri e non più per me. Le lancette continueranno a girare, avvitandosi sui numeri che ho dipinto per misurare un tempo che non si chiuderà mai, ma dal quale, purtroppo, sento di essere ormai esclusa.”

1938

“Nonostante faccia molta fatica a camminare, sono andata a trovare Catherine. Non riesce più ad alzarsi dal letto, ha le ossa distrutte dalla malattia. “E’ colpa della Grande Depressione” mi ha detto ad un certo punto “tutti dicono che ci sono questioni più gravi da risolvere della nostra, e ci odiano perché stiamo denunciando una delle poche aziende ancora in piedi nonostante la crisi economica”. Non sapevo che cosa dirle. Mentre ero lì è arrivato il suo avvocato, Leonard Grossman. Mi ha detto che sta raccogliendo le testimonianze di tutte le colleghe di Catherine. Gli ho risposto che non ho più le forze di andare in tribunale per dare il mio sostegno alla causa. Mi ha chiesto allora se tenessi un diario, se avessi delle lettere, sta preparando un fascicolo intitolato “The Radium Girls”, per farci avere giustizia, rimediare al torto che abbiamo subito, e salvare altre vite. Gli farò avere i miei diari.”

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Anche se i libri di storia non ricordano i nomi delle Ghost Girls, il loro caso fu uno dei primi nei quali il datore di lavoro fu ritenuto responsabile della salute dei dipendenti della propria società, e aprì la strada alla costituzione dei regolamenti nei luoghi di lavoro, e alla costituzione dell’Amministrazione per la Sicurezza sul Lavoro. Prima di queste innovazioni legislative, ogni anni morivano circa 15.000 persone sul lavoro. Oggi tale numero è sceso a 4.500.

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dalla prima pagina dell’Herald Examiner di domenica 27 febbraio 1938.

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