roccioletti - lo crederesti, Arianna

Lo crederesti, Arianna?

Lo crederesti, Arianna?
Mani, corda, schermo.
Performance digitale, 2020.

 

roccioletti - lo crederesti, Arianna

 

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roccioletti - borges
J.L.Borges, “La casa di Asterione”, in Aleph, Feltrinelli.

 

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Aula A.

“L’appetito del Minotauro di Londra è insaziabile” scrive nel 1885 W.T.Stead sul Pall Mall Gazette “se le figlie del popolo devono essere servite come bocconcini delicati per soddisfare le passioni dei ricchi, lasciamo loro almeno il tempo di raggiungere un’età in cui possano comprendere la natura del sacrificio che viene loro chiesto di fare.” Il Minotauro è l’atto d’accusa di George Watts contro la società Vittoriana e i suoi valori morali ipocriti, dipinto – secondo alcuni in una sola giornata – ispirato dalla serie di articoli di Stead sullo sfruttamento della prostituzione minorile. Simbolo di bestialità e violenza, il Minotauro è raffigurato in attesa della nave che trasporta a Creta l’annuale tributo umano – 7 ragazze e 7 ragazzi – che Atene deve a Cnosso per aver perso la guerra. Il dipinto è esposto la prima volta nel 1885 a Liverpool, resta invenduto, e viene donato da Watts alla Tate Gallery nel 1897.

 

roccioletti - The minotaur, George Frederic Watts, 1885.
The minotaur, George Frederic Watts, 1885.

 

Aula B.

“Quando sento parlare di natura, istintivamente porto la mano alla pistola.” Qualche risata, qua e là, per la classe. Non tutti hanno afferrato: molti studenti stanno ancora aprendo lo zaino, prendendo quaderni e libri, altri parlano tra di loro. Due di questi, in particolare: uno racconta all’altro della sera prima, della ragazza bellissima che al pub guardava proprio lui, e quando è uscito a fumare c’era anche lei, e hanno incrociato di nuovo lo sguardo, e allora si è fatto avanti e si è presentato. “Non c’è termine abusato quanto quello di natura. Se pensate che la mia sia solo una questione etimologica, vi sbagliate. Non è questione di grammatica, sintassi oppure uso improprio di un vocabolo. Si tratta di una visione distorta del mondo. Non ce l’ho con gli ambientalisti, anzi. Li stimo, portano avanti una battaglia su due fronti: contro quelli che danneggiano l’ambiente, e contro quelli che non capiscono l’importanza della loro battaglia. Perderanno contro la natura, quella umana.” Adesso la classe è più attenta, molti iniziano ad accorgersi che non è da lui, insomma il professore di solito è molto più compassato. Due ragazze si guardano perplesse, una delle due nasconde un sorriso. Il secchione è fermo lì, con la penna in mano, non sa se prendere appunti oppure no.

 

1 - V sec ac - Kleophrades
Quinto secolo AC – Kleophrades.

 

Aula A.

Nell’iconografia antica il Minotauro, disumano e ferino, viene rappresentato spesso insieme e in contrapposizione a Teseo, giovane dal corpo in linea con i canoni greci, che lo afferra per le corna e lo trafigge con la spada. Tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, il Neoclassico vede nella morte del Minotauro la vittoria della ragione sull’irrazionalità bestiale; nel Novecento invece gli artisti, liberati dall’estetismo formale grazie all’ondata di innovazione delle avanguardie, usano il Minotauro come correlativo oggettivo del caos e delle contraddizioni della storia, e il labirinto come metafora dell’esistenza, inevitabile incontro di ciascuno di noi con il mostro che vi sta al centro.

 

roccioletti - 1500, Teseo con Arianna e al centro del Labirinto, Palazzo dei Principi di Correggio.
1500, Teseo con Arianna e al centro del Labirinto, Palazzo dei Principi di Correggio.

 

Aula B.

“Mi fa ribollire il sangue nelle vene il modo in cui molti maneggiano, a loro uso e consumo, il termine natura. Partiamo dal caso più semplice: la stucchevole descrizione poetica delle sue meraviglie. Il vento che muove l’erba del prato, gli uccelli che cantano tra le fronde, il mormorio del torrente in fondo alla valle. Spoiler: l’erba seccherà e morirà, gli uccelli verranno predati da altre creature, e ci sono buone possibilità che il torrente esondi oppure si prosciughi, con tragiche conseguenze. Molti preferiscono vedere l’aspetto morbido e rassicurante della natura, pochissimi si interrogano sul perché selezioniamo solo alcuni dei suoi aspetti.” Il ragazzo di prima, quello che la sera precedente ha parlato con quella ragazza bellissima, sta ora raccontando che le ha anche offerto da bere, hanno chiacchierato, infine lei ha guardato l’ora e ha detto che doveva andare a prendere la metro, allora lui l’ha accompagnata, e sta per proseguire ma l’altro gli fa cenno, ma di che cosa sta parlando il professore, oggi? “Poi ci sono i bugiardi: dicono di essere consapevoli, addirittura di apprezzare il lato distruttivo della natura. Quanti di loro, sul punto di esalare l’ultimo respiro – si spera il più tardi possibile – saranno sereni come un bel tramonto, senza chiedersi: ma perché devo morire, se il mio istinto naturale mi spinge a sopravvivere? E difenderanno la natura anche di fronte alla morte iniqua, per cause naturali, di chi vede stroncata troppo presto la propria esistenza?”

 

roccioletti - 1861, Gustave Doré, Dante e Virgilio incontrano il Minotauro, Divina Commedia, Inferno.
1861, Gustave Doré, Dante e Virgilio incontrano il Minotauro, Divina Commedia, Inferno.

 

Aula A.

Se fino all’Ottocento è più semplice proporre rappresentazioni artistiche del Minotauro come simbolo del male assoluto, nel Novecento delle guerre mondiali e della psicoanalisi di Freud il Minotauro è l’affioramento alla superficie della consapevolezza della parte bestiale, e tuttavia naturale, dell’essere umano, e del problema della colpa in quanto istinto. Nel dipinto di Watts qualcosa già traspare, di questa ambiguità della figura del Minotauro, imponente nella sua mostruosità immaginaria, ma con i tratti realistici dell’animale. L’animale agisce di istinto, la colpa del Minotauro invece va pesata insieme a quanto di umano ancora c’è in lui, e ne può contrastare la sanguinolenza. Non si esibisce frontalmente alla vista dell’osservatore: il Minotauro di Watts è proteso verso un’azione, mostruosa essa più del suo aspetto, eppure non rappresentata, se non nel dettaglio dell’uccello morto, prefigurativo di altro, già avvenuto in passato, e in procinto di accadere di nuovo.

 

roccioletti - 1935, Pablo Picasso, Minotauromachia, acquaforte, New York, The Museum of Modern Art (MOMA)
1935, Pablo Picasso, Minotauromachia, acquaforte, New York, The Museum of Modern Art (MOMA)

 

Aula B.

Tutta l’attenzione della classe ora è rivolta verso il professore. Si è alzato, ha fatto il giro intorno alla cattedra, si è sbottonato i polsini della camicia, sta arrotoloando le maniche sulle braccia. E’ la prima volta che si comporta così, dopo qualche mese di lezione, gli studenti non sanno che cosa pensare. “La natura è tanto bella e cara solo finché ci fa comodo. Il geyser è uno spettacolo della natura, un vulcano che esplode uccidendo in pochi istanti tutta la popolazione di un’isola in mezzo al Pacifico non lo è. Giudicate l’esempio eccessivo? Il parto è un miracolo della natura, la morte – che pur sempre natura è – nessuno la vede di buon occhio. E’ ovvio: finché ci tiene gioco, siamo tutti d’accordo che la natura è meravigliosa. Quando le sue regole non ci piacciono, proviamo a barare al tavolo a cui siamo obbligati a stare seduti, perché di natura siamo fatti.” Qualcuno in aula inizia a pensare che sia una faccenda personale, che al professore sia successo qualcosa e lui adesso si stia sfogando. E’ troppo accorato perché si tratti semplicemente di una lezione, quali sono le nozioni che dovranno imparare a memoria per superare l’esame? “E’ la stessa natura, di cui siamo fatti, croce e delizia della nostra esistenza. Siamo la specie che è riuscita a modificare questo pianeta a suo uso e consumo; per sopravvivere, ovviamente, e in modo agiato. Chi vorrebbe davvero tornare a vivere in modo più “naturale”? Non sto parlando solo dei vizi, delle cose di cui potremmo fare a meno senza modificare troppo il nostro benessere. Parlo della sovrappopolazione, delle strutture economiche che naturali non sono ma danno di che sopravvivere a milioni di famiglie, della quantità di energia che in modo assolutamente innaturale produciamo e bruciamo per mantenere trasporti, telecomunicazioni, l’ossatura stessa della nostra civiltà. E’ una battaglia persa in partenza, perché è una battaglia contro le leggi dell’entropia.”

 

roccioletti - 1969, Giorgio De Chirico, Il Minotauro pentito, Altorilievo in bronzo argentato.
1969, Giorgio De Chirico, Il Minotauro pentito, Altorilievo in bronzo argentato.

 

Aula A.

Le corna del Minotauro di Watts non sono imponenti e affilate come quelle di un essere mitologico, bensì realistiche come quelle di un bovino simile a tanti degli allevamenti di vacche inglesi. Non sembrano minacciose, ma nella lettura complessiva sono un’epifania di un disordine dell’organico, il loro realismo accentua la deformità della comprensenza dell’animale e dell’umano.

 

roccioletti - minotauro

roccioletti - minotauro

 

Lo sguardo del Minotauro è sottratto all’osservazione dello spettatore: il vero volto del Minotauro di Watts non è il suo muso, ma la sua figura intera, l’ibridazione umano/animale, il gesto dello scrutare l’orizzonte verso quello che sarà l’oggetto del suo atto, l’uccisione delle vittime sacrificali. La bocca semiaperta e la pelle cascante sottolineano la mancanza di intelletto della creatura, la sua incapacità di ragionamento rispetto al gesto che sta per compiere, gesto non voluto, ma che è condannato a compiere.

 

roccioletti - minotauro

 

Aula B.

Il secchione ha iniziato a prendere appunti. Il suo vicino sbircia, gli sussurra “ma che scrivi?”, il secchione lo guarda, gli risponde “non ne ho idea, non so di cosa stia parlando”, poi riprendere a scrivere, cercando di stare dietro alle parole del professore. “Un altro uso della parola natura che mi ripugna è quella che la circoscrive nel paradosso della volontà. La radice di ogni pregiudizio, razziale, culturale, sociale. “Quello lì è di natura [inserire qui il sostantivo preferito: cattiva, generosa, subdola, sincera… e via dicendo]”. Vorrei chiedere a quanti hanno usato questa espressione se sanno di che cosa stanno parlando. Perché delle due, l’una: o il soggetto in questione è così per natura, a prescindere dalla sua volontà, e dunque non è colpa sua (e nemmeno merito); oppure è dotato di libero arbitrio (mutevole e fatto di scelte prese su dati momentanei e scarsi) e allora il termine “natura” è usato come il gott mitt uns dei nazisti, un pretesto per elevare a rango universale uno strumento di violenza puramente personale. I gattini solo bellissimi, gli scarafaggi vanno sterminati. Ci fanno schifo? Sul serio, è solo una questione di gusto? Se invece il problema si pone in termini di complessità evolutiva, le basi della premessa vacillano: da che punto in poi una forma vita è abbastanza complessa ed evoluta da meritarsi il nostro rispetto, e da che punto invece possiamo farne quello che vogliamo, tanto è inutile, rimpiazzabile per i nostri umanissimi gusti e scopi?”

 

roccioletti - 2004, Matthew Barney, Mitologie contemporanee.
2004, Matthew Barney, Mitologie contemporanee.

 

Aula A.

E’ una vela, quella che si distingue all’orizzonte? Il Minotauro e l’osservatore sono nella condizione di porsi la stessa domanda, nell’attesa di qualcosa che si teme, o si desidera, che accada. E’ una coincidenza di punti di vista destabilizzante, che mette in discussione la sicurezza dell’osservatore fuori dal dipinto: assiste, impotente, non solo al verificarsi di qualcosa, bensì anche alla sua avanzata.

 

roccioletti - minotauro

 

La mano, umana, stritola un passero, agonizzante o già morto. Ci si chiede come possa un essere tanto pesante avere lo scatto necessario per afferrare un uccello. E’ la rappresentazione di una violenza già accaduto e che ancora accadrà, ma non solo: l’uccello possiede le ali per abbandonare l’isola e raggiungere la terra ferma, simbolo per eccellenza della libertà che al Minotauro, invece, è negata nel suo palazzo/labirinto, di cui è sovrano ma al tempo stesso prigioniero, ed è negata dalla sua natura ambigua e ibrida.

 

 

Aula B.

Il professore, camminando, misura lentamente l’area rialzata dove si trova la cattedra, prima a destra, poi a sinistra; si ferma, inizia a rimettere nella sua borsa il registro, la sua agenda, il telefono cellulare. Tutti gli studenti si aspettano una chiusura ad effetto, una spiegazione a quella lezione atipica, un colpo di scena. “L’autocoscienza è sopravvalutata. Sono più sincere le popolazioni primitive, che vedono nella natura un’entità potente e dai volti contraddittori; qualcosa è rimasto, di questa umiltà rispettosa, nello shivaismo, e forse un po’ anche nel mito greco delle Moire: Cloto (“la filatrice”), Lachesi (“destino”, che avvolgeva sul fuso il filo, decidendo quanto ne spettava ad ogni uomo) e Atropo (“l’inflessibile”, che lo recide). Perché? Nessuno lo sa, e per questa ragione, secondo Esiodo, erano figlie della Notte. L’autocoscienza è sopravvalutata, perché è tronfia di autoreferenzialità che l’essere umano si è attribuito, per darsi un ruolo in questo gioco a cui è difficile dare un senso. E quindi? E quindi niente. La lezione è finita” ed esce.

 

roccioletti - Jose Ramon Diez Rebanal, El minotauro de Watts.
Jose Ramon Diez Rebanal, El minotauro de Watts.

 

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George Frederic Watts.

1817 – nasce a Marylebone, Londra, da famiglia umile. A 18 anni inizia a frequentare la Royal Academy, e si fa notare per il Caractacus, opera con la quale partecipa alla selezione per gli affreschi della nuova sede del Parlamento inglese a Westminster. 1845 – visita l’Italia, resta colpito dagli affreschi di Michelangelo e di Giotto, affresca l’Uccisione del medico di Lorenzo il Magnifico nel pozzo della villa al pian terreno della Villa medicea di Careggi. 1864 – sposa l’attrice shakespeariana Ellen Terry; dopo dieci mesi i due si separano. – 1866 contrae nuove nozze con la ritrattista scozzese Mary Fraser Tytler. 1870 – l’estetismo di Watts lascia il posto ad una pittura tormentata e sofferta, che sottolinea le energie dinamiche dell’esistenza umana, così come gli sforzi e le qualità transitorie dell’animo umano. 1891 – si trasferisce nel Surrey, e insieme alla moglie lavora alla costruzione della Watts Gallery, primo edificio in Gran Bretagna ad essere dedicato alle opere di un solo artista, aperta nel 1904 poco prima della sua morte.

 

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“Del resto gli antichi e la massima parte de’ moderni (com’era naturalissimo) non hanno mai ben distinto quello ch’è ragione da quello ch’è natura, quello ch’è primitivo dal puramente acquisito, quelle qualità o disposizioni che sono in istato naturale, da quelle che più non vi sono; hanno creduto mille volte, e credono oggigiorno, la ragione natura, gli effetti di quella, effetti di questa, essenza l’accidente, necessario il casuale, naturale ciò che la natura con mille ostacoli aveva impedito ecc ecc ecc. Quindi non è maraviglia se caddero e cadono in quell’assurdissimo scambio che ho detto, e se non possono conciliare le qualità naturali dell’uomo con se stesse, (mentre fra queste pongono le artifiziali, e le affatto contrarie alla natura, e ne scartano le naturalissime) né possono conciliare la natura umana, né conciliare la natura umana, col sistema generale della natura, e colle singole altre parti di esso.
– G.Leopardi, dallo Zibaldone di pensieri, 18 novembre 1821.

 

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Bibliografia minima.
P.Mathews, “The Minotaur of London”, Apollo, 1986.
A.Wilton, R. Upstone, “The Age of Rossetti”, Tate Gallery, 1997.
R.Barrington, “Reminiscences of G.F. Watts”, 1905.

 

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Ridondanza.
Reloaded art: 9 feb 2020

 

Dispositivo all’estremo.
Reloaded art: 9 feb 2020

 

L’eco della cosa.
Reloaded art: 9 feb 2020.

 

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