Fotografia sinonimi e contrari.

Fotografia sinonimi e contrari.
Performance digitale collettiva, 2025.

Ho inviato alle persone partecipanti la fotografia di ciò che vedo ogni mattina appena sveglio, e ho chiesto loro di darne una descrizione.

 

“Fumando un caffè e bruciando energia digitale dall’alto colano guanti mimando accendini. Ma l’elettricità l’hai pagata?”

“Presi la metro fino a casa sua con la scusa di salutarla e con la scusa di un caffè mi fermai un momento, poi con la scusa di una sigaretta rimasi lì e con la scusa di ricaricare il cellulare restai. Ho finito le scuse. Sto a casa sua da 20 anni.”

“Jarmusch, Morandi e De Chirico si ritrovano in un unico quadro. E si specchiano nel legno. Vari modi per ricaricare le batterie e sopra un tavolo, il guanto incriminato.”

“Secondo una ricerca dell’università del Wisconsin i migliori filtri delle canne sono fatti con biglietti del pullman.”

“Cola il bianco nella porcellana spenta. Vestigia di passato che non fanno più rumore. Attaccami. Staccami. Corrente fredda alternata. Portami con te. Poi disperdimi in gelida cenere così lontano che non possa più stillare sangue vivo.”

“Non toccare: pericolo di arte.”

“L’immobile attesa che scandisce il tempo e lo gonfia di elettrica staticità. Si rivela perturbante nell’assenza di riflesso: l’inerzia del restare o mano tesa per partire?”

“Un’immagine che cattura un angolo intimo e sospeso: una tazza bianca trasformata in posacenere, un accendino pronto all’uso e una tessera posata sul legno lucido, riflettendo luci calde. Sullo sfondo, una mano stilizzata veglia come un silenzioso testimone di un momento quotidiano.”

“Non mi alletta nella tazza di latte la sigaretta, nè vorrei con l’accendino dare fuoco a un cucchiaino pieno di neve artificiale, dato che un mio amico ex tossico, con fare serio, una volta mi disse: Se tu ti drogassi sprecheresti i soldi.

“Casa, con tecnologia, vizio e relax.”

“Interno berlinese. Sigaretta adagiata con lento sentire nel posacenere/tazza rubato da un bistrot sulla staße adiacente. Un guanto che ha vestito le mani sapienti di Tamara da Lempicka. Un accendino lasciato sullo skyline di un ufficio di un detective squattrinato. Le pareti lignee adornate da stampe in bianconero raffiguranti vedute magrittiane. E una presa. Con cui accendere il biglietto della GTT in primo piano diagonale.”

“C’è una stanza illuminata da luce artificiale, un po’ triste, un po’ asettica, la presenza della sigaretta e dell’accendino mi fanno pensare ad un momento di riflessione. Gli unici legami che intravedo sono quelli dei fili elettrici. Il biglietto della metro mi riporta all’immagine di una persona sola in una grande città. Titolo: da solo in casa, la sera.”

“Il passato, il presente. Cosa importa. Tutto rotola via.”

“Oggetti bianchi su sfondo e piano di legno. Sembra tutto spento anche se ci son prese e accendino. Un biglietto GTT da l’idea che c’è stato spostamento.”

“Pausa lavorativa da cafonazzi.”

“Mi sembra lo scatto di un angolo di stanza di una persona (sinceramente più un uomo) che fa un lavoro creativo, da casa.  Scatto molto contemporaneo, di una casa che però mi sembra ereditata da qualche ricco nonno o zio.”

“Si ha sempre bisogno almeno di una mano e delle dita.”

“C’è un viaggio, sento odore di montagna e di pareti in legno. È sera ed è il momento di riposare, con una sigaretta, dei guanti caldi e un biglietto per il viaggio di domani.”

“La parete dei primi anni ’80 è occupata da stampe che sembrano grossi negativi. Un guanto di gomma bianca manca di un dito. Caricatori e wifi sono sullo sfondo. Il tavolo pulito, riflesso di tazzina usata come posacenere, un occhio al grigio butano e uno al biglietto GTT da usare o ricordare.”

“Non prese ma presenze, non ho bisogno di profumatori di ambiente con aromi artificiali.”

“Volevano farmi credere che fosse puro come la neve, ma era bianco come un’arancia meccanica dei tempi moderni. Mi lanciarono con il guanto una sfida, ma l’amore non colpisce. Neanche se è di carta. Guerre alla cellulosa. La reciprocità ti carica senza plastica né rame. Brucia. La distanza che non si colma con una metropolitana. Si va e si viene. Come la brace di una sigaretta, in questa vita, amara come un caffe in-espresso. Si viene, e non si va, sono le parole di chi resta.”

“Il comune kit di sopravvivenza urbana a portata di mano.”

“Oggettistica anni 2000 in white-grey. Ambientazione cafè chantant.”

“L’influenza del mocha mousse 17-1230 del 2025.
L’insostenibile desiderio di beige
La spasmodica ricerca del tortora.
Everything so flat.
Tornerà prima o poi,
Tornerà a creare contatti:
Un cavo alla sua porta
Una fiamma alla sua paglia
Un filtro alle sue labbra
Una mano ad una mano
E poi con un biglietto di sola andata andrà via again.”

“C’è puzza sul tram, il telefono è scarico, vorrei fumare ma non voglio. Lascio la presa, perdo il controllo.”

“L’immagine presenta contestualmente elementi quotidiani ed elementi enigmatici,
non manca un po’ di mistero e suspense. Sullo sfondo ad una parete: le parti di immagini in bianco e nero visibili non sono comprensibili; l’immagine stilizzata di un guanto bianco con solo 4 dita sovrapposto ad una immagine è un po’ inquietante. In primo piano, su un piano riflettente, si vedono: una tazza usata da posacenere con dentro una sigaretta ancora da fumare; ⁠un accendino; ⁠un biglietto GTT. Elementi di vita quotidiana ma l’accendino è anonimo, e la tazza è usata come posacenere. L’ambiente in generale è curato ed attuale: parete in legno, dal colore caldo, con prese usb, il piano di colore coordinato con la parete, ma complessivamente gli oggetti sopra descritti lasciano qualche enigma, e la tazza con la sigaretta mi richiama la lettura di un giallo.”

 

Roccioletti

 

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