Attenzione: work in progress. Se non vuoi spoiler, non proseguire la lettura. La pagina verrà aggiornata in seguito con tutti gli scatti della performance. In chiave condivisiva e decostruente rispetto ai modelli della megamacchina produttiva, la trovi comunque qui, se desideri sapere che cosa stiamo preparando e vuoi collaborare.
Desiderio mio in_____finito.
Andare ai resti, e citare in giudizio la statistica.
Lancio non di una bensì di 5 kg di monetine nella Fontana di Trevi.
Performance, 2026.
La performance gravita – che anche di gravità si (at)tratta – attorno al rovesciamento di 5 kg di monetine nella Fontana di Trevi; e (in caduta libera) orbita attorno alla materia del desiderio, del rito collettivo, del gesto apotropaico scaramantico propiziatorio anzichenò, del corpo come dispositivo – e disposizionamento – critico. L’azione scardina la grammatica del gesto canonico: non è monetina singola, lanciata con movimento calibrato fotografabile, bensì ribaltamento, sversamento, eccesso. E corpo che non si limita / a conformarsi a un codice comportamentale corportamentale / a enunciare (a denunciare) un desiderio: lo rovescia, lo riversa, lo moltiplica, lo eccede, lo snumera; non ne sceglie solo uno a rinuncia di altri, non lo economizza, non lo mette (in riga) in gerarchia di importanze.
Nel gesto di lanciare lasciare cadere insieme tutte le monetine nell’acqua affonda / emerge la domanda sulla materialità e misurabilità del desiderio. La monetina, tradizionalmente, agisce (dal latino agere, spingere muovere compiere) come condensatore simbolico: di ciò che manca, del suo valore (e) di cui ci si può ragionevolmente privare, del futuro possibile che si tenta di convocare. Oggetto piccolo che nell’acqua acquisisce / importa importanza nel contesto: rito turistico, pro-messa collettiva, funzionamento finzionamento che appartiene tanto all’economia simbolica (dal verbo symbállein, gettare insieme), quanto a quella reale. Gettarne insieme molte – tutte? – è come chiedersi: se il desiderio è quantificabile, allora lo si può saturare? se è ritualizzabile, allora lo si può interrompere attraverso l’eccesso? se una monetina di pochi grammi è un futuro possibile, allora 5 kg chiamano in causa le curve di probabilità statistica?
Il corpo che (si) lascia cadere le monetine è il vettore (in fisica, la sommatoria delle forze) attraverso cui si compie una frattura / si ricompone una coreografia geografia del gesto. La presenza fisica, con-dizione necessaria affinché l’atto avvenga, non è corpo spettacolabile, esibito nell’eccezione, bensì si pone come attivatore di un’anomalia dentro un rituale codificato, una frizione nel meccanismo del senso comune, colloca il desiderio su un piano certamente incerto: tra la sua manifestazione motivazione monetizzazione privata, e la sua conversione in spratica sociale.
La monetina: peso in una tasca, resto di un acquisto, offerta per il traghetto di Caronte, caritas (in assonanza latina) donazione a persona indigente, disoccupata dipendente da sostanze stupefacenti scusa, hai moneta?, testa e croce di una decisione; e desiderio replicato, seriale, ripetuto, ripetuto, ripetuto, ripetuto. Ogni turista in visita in vista alla Fontana di Trevi ne lancia una, monetina sempre diversa sempre la stessa, sempre in sostituibile. Il rovesciamento di un contenitore pieno di monetine propone un desiderio non più individuale individuabile, piuttosto: accumulato poi rilasciato. Una massa di desideri. Un battito multiplo simultaneo. Un coro di intenzioni che perde la sua distinzione primaria. Il desiderio così non è più mio, tuo, loro: diventa canto corale, flusso collettivo di tutti i me fuori e dentro di me, di nessuno.
La performance è anche istanza sulla fiducia: (si) capovolge un contenitore colmo di future possibilità nella vasca che già accoglie raccoglie i desideri di altre persone. Si con fonde ciò che appartiene all’una e / a ciò che appartiene alle altre. Il desiderio divent-ha molti nomi / anonima la figura del performer, assente eppure presente. Il corpo che corpora il gesto è solo all’apparenza singolare, ciò che riversa è in plurale in-distinto. A prima vista paradosso: atto fortemente individuale che produce materia collettiva; desiderio unico che si confonde nella molteplicità.
E dimensioni del rischio / della possibilità. Rovesciare tutte insieme tante le monetine significa rinunciare alla dittatura della scelta. — Mentre che, chi sorveglia pagato la fontana, sovrainterpreta oppure sottostima il gesto, che sia dannoso? malintenzionato? — la performance suggerisce riferisce un desiderio non selezionato, non purificato, non filtrato, non conteggiato. Si libera di tutto insieme, reo sospetto di spreco / bestemmia! contro la religione! economica! ma in realtà: una restituzione a sé a tutto; contraltare delle nature morte del desiderio, è vivente incandescente materia del desiderare senza requiem. Se il singolo gesto di lanciare una monetina implica un piccolo distacco – ma sì, dai, non andrò in bancarotta per questo – una misurazione del rischio, un sacrificio di un frammento di sé, un brookeraggio emotivo che ha fatto bene i suoi calcoli, lo sversamento totale pone il corpo in condizione di esposizione ulteriore: lascia, andare, tutto, insieme, in radicale di chiarazione di sponibilità.
Rompere spezzare infrangere l’unità come misura, come norma, come forma minima accettabile del desiderio; mettere in crisi la convenzione. Se una monetina è l’atomo del desiderio ritualizzato, allora il contenitore pieno è violazione di scala. Ed è azione che non si risolve nell’atto, ma che si prolunga nel suo aftermath – dall’inglese antico: after dopo e -math falciatura, da mæð, originariamente il secondo raccolto d’erba. Chi ha deciso chi può raccogliere tutte le monetine nella Fontana di Trevi, e per farne che cosa? L’intervento non blocca il dispositivo: lo sovraccarica, e ne rivela la sua struttura. La performance parla di desiderio anche come questione politica. Se il desiderio è collettivo, la sua formalizzazione è individuale. Ogni turista compie l’atto “come se” unico originale irripetibile; eppure ogni gesto è già stato previsto, assorbito dal sistema dello spettacolo urbano della megamacchina capitalista produttiva. Di chi è un monumento – la Fontana di Trevi? Roma Capitale, ente territoriale speciale, disciplinato dalla legge dello Stato – chi è Stato a rovesciare le monetine?
Il rovesciamento del contenitore diventa domanda semplice perturbante: cosa accade quando ciò che è previsto consentito viene viceversa moltiplicato fino a diventare impraticabile? Corpo come apparato di micro e macro disobbedienze, rito e sabotaggi, non in nomine patris e anonimato, desiderio e massa critica. Torsioni semantiche. Incrinatura sul crinale trascinante del quotidiano. La performance diatriba se concettuale o praticale: le monetine lasciate lanciate non sono astratte, hanno: sono: massa. Provengono da interazioni commercialeconomiche, da luoghi precisi situazioni comuni scene ordinarianonime, che però: contengono densità simboliche. Sono monetine del supermercato, consegnate insieme allo scontrino; del tabaccaio, da mano ad altra mano in gestautomatico; restituite dopo aver comprato un biglietto dell’autobus, pagato un parcheggio, preso un caffè una brioche. Sono monete che hanno attraversato: centinaia, migliaia di micro(eco)sistemi sociali, il bancone del: panificio, cartoleria, sala giochi, mercato rionale, ferramenta, biglietteria di museo, cassa di cinema, negozio di abbigliamento, farmacia, gelateria, stazione di servizio, mercatino di quartiere, lavanderia, pasticceria.
Portano incorporano le monetine gesti materiali di vita urbana nella sua accezione sdicotomica solitaria e relazionata allo stesso tempo: da luoghi in cui le persone cambiano scambiano attenzione e distrazione, tempo e necessità, desiderio e bisogno. Portano il marchio di centinaia di polpastrelli, impronte digitali, ombre delle identità, dell’anziana che paga monetina monetina lentamente, del lavoratore in pausa che non ha tempo di contare, della studenta che calcola gli ultimi centesimi del mese, dell’operatore che a fine turno non ricorda più a chi ha dato quanto, di resto. Sono il resto: tutto il resto che attraversa vite come ritmo, battito battito in frazione di un / centesimo alla volta. Anche questo la performance convoca: l’immagine di una città delle sue interazioni marginali centrali che si riversano in una fontana, e lasciare lanciare tutte queste monetine insieme risignifica: restituire alla città il suo stesso metabolismo economico, farlo vibrare, risuonare in gestimmagine.
La performance come gesto resto di transazioneconomica trova una delle sue possibili intonazioni declinazioni nell’espressione gergale, della malavita, “andare ai resti”. Nella sua accezione criminale, indica: momento estremo, resa dei conti, punto di non ritorno, attimo in cui tutte le possibilità si consumano, e ciò che rimane è il confronto finale, spoglio, ineludibile. Questo uso linguistico, nato ai margini della bellasocietà, entra in corto circuito con il significato comune della parola resto, legato alla sfera quotidianeconomica: i centesimi che avanzano (e l’ambiguità di avanzare) dopo un pagamento, ciò che non ha abbastanza valore da essere trattenuto, che nondimeno continua: a circolare. Piccolo, resto che resta ostinato. Le monetine sono resto: nell’economico del termine, ciò che resta della nostra relazione con il commerciale sociale urbano. Gettandole tutte insieme, gesto doppio sovversivo, rivelare il resto come: residuo di un sistema di valore — ciò che rimane quando tutto è stato contabilizzato (conta-abilizzato), ciò che non interessa a nessun, ciò che passa di mano in mano senza biografia, senza nome; rendere visibile il resto come momento di verità — quel punto, preciso: andare ai resti, in cui cade ogni alibi ciò che resta è l’essenziale il nucleo duro l’incontro con la realtà, nuda.
La performance allora si colloca: anche: su questa soglia: tra ciò che vale, e ciò che non vale più; tra ciò che si dà, e ciò che si è costretti a cedere; tra valore contabile, e valore esistenziale; tra spesa speranza abbandono, l’eco di tutti i nostri resti residui, economici, emotivi, sociali, in soglia rituale: dove l’ergonomia del quotidiano incontra l’economia del rischio, dove il residuo si fa rivelazione, dove le monetine, marginali inutilizzate dimenticate sul fondo delle tasche, diventano lo strumento di una verità spoetica:
ciò che resta
è ciò che parla.
Chiedendo senza chiedere, a chi a che cosa? alla fontana? al gesto? all’intenzione? alla pubblica amministrazione? alla transazione? alla superstizione? alle rime? un futuro desiderato migliore: restituendo un presente fatto di frammenti.
Arthackerando l’uso convenzionale — società della sorveglianza (cfr M. Foucault) / società dello spettacolo (cfr G. Debord) — la webcam pubblica orientata verso la Fontana di Trevi, che ha trasmesso contre son gré la performance in tempo reale.
Chatgpt: La pratica di lanciare una monetina nella Fontana di Trevi non nasce come tradizione popolare spontanea, ma come dispositivo culturale stratificato. La sua forma contemporanea deriva in larga parte dalla costruzione cinematografica operata dal film Three Coins in the Fountain (1954), che istituzionalizza un gesto fino ad allora minoritario, trasformandolo in una coreografia turistica globale. Il desiderio viene così messo in scena, codificato, reso ripetibile: atto che si innesta nella logica del consumo dell’esperienza. Da rito minore, quasi scaramantico, diventa gesto regolato, un sistema economico in cui milioni di desideri passano da simbolo a risorsa. L’azione performativa del rovesciamento si colloca esattamente in questa genealogia: prende un rito codificato, lo rovescia, lo riscrive, in senso letterale, pratico, concettuale.
Chatpgt: Il corpo dell’artista, in questa performance, entra in contatto non con l’acqua della fontana (cfr Marcello Mastroianni e Anita Ekberg nella famosa scena del bagno nella Fontana di Trevi del film di Fellini La dolce vita, 1960) bensì con il suo statuto monumentale. Il corpo è esposto, misurato, scrutinato dallo sguardo pubblico, dal dispositivo turistico, dalle sue aspettative. L’opera monumentale, d’altra parte, non è neutra: è un organismo che assorbe e modula i gesti che vi si compiono intorno. La fontana, come molte architetture simboliche, non è un semplice sfondo ma un attore rigido, dotato di un proprio protocollo performativo.
Chatgpt: La Fontana di Trevi raccoglie ogni giorno una quantità significativa di denaro, che viene poi destinata ad attività caritative. Questo aspetto crea un paradosso: il desiderio privatissimo del turista diventa immediatamente economia pubblica. Una monetina è un frammento di desiderio che si converte, quasi alchemicamente, in flusso economico. Il rovesciamento di un contenitore pieno di monete porta questo meccanismo al limite: anticipa, concentra, estremizza il passaggio dal soggettivo al collettivo.
Chatgpt: L’azione si inserisce in una lunga tradizione di interventi site-specific, che lavorano sul gesto ripetibile e sulla sua deviazione. Dal minimalismo corporeo degli anni ’70 alle pratiche concettuali sullo spazio pubblico, la performance che altera un gesto quotidiano appartiene a una linea che include artisti come Vito Acconci, Adrian Piper, Francis Alÿs, Tino Sehgal. Il gesto dell’artista non è imitazione né citazione, ma deriva: prende un gesto riprodotto milioni di volte e ne inserisce un offset, una distorsione.
Chatgpt: Ogni giorno nella Fontana di Trevi vengono gettati circa 4.000 euro in monete. Gettare monete nelle fontane o nei pozzi per propiziarsi la fortuna è un gesto con origini antiche ed è probabilmente da attribuire alla credenza che l’acqua fosse abitata da divinità. In particolare, le popolazioni celtiche e germaniche erano solite sistemare statue di legno vicino ai pozzi e gli stessi Germani gettavano le armi dei nemici sconfitti in corsi o specchi d’acqua come offerta alle divinità che pensavano vi dimorassero. I Maya gettavano nei cenotes – cavità naturali contenenti acqua dolce, formate dal crollo di rocce calcaree sotterranee – offerte votive preziosissime tra cui giada, oro, rame, ceramiche e incenso, e sacrificavano esseri umani, inclusi bambini e guerrieri, per onorare gli dei della pioggia e dell’acqua e per comunicare con il mondo sotterraneo, o Xibalbá. Questi luoghi erano considerati sacri portali d’ingresso al mondo spirituale.
Chatgpt: Fare un’offerta alle divinità era un modo per garantirsi la fortuna e la realizzazione del desiderio espresso, ma aveva anche funzioni igieniche. Le monete erano infatti composte perlopiù da rame o argento, che a contatto con l’acqua producono una reazione chimica che ne impedisce l’inacidimento.

1983 – Turisti fanno il bagno e prendono il sole nella Fontana di Trevi.

2007 – Il gruppo Ftm Azione Futurista versa un secchio di colorante nelle acque della Fontana di Trevi. Un messaggio, lasciato a fianco della Fontana, dice: “Inizia così per noi futuristi un nuovo millennio, una nuova adesione alle evolute tecniche e ai nuovi mezzi espressivi, interpretando un rinnovamento totale”

2023 – Ultima Generazione getta un liquido nero a base di carbone vegetale,nella Fontana di Trevi, per la campagna “Non paghiamo il fossile”.
Qui il .pdf della nota critica completa:

