Snodi

25/01/25 Tutti i nomi.
Sul respiro come voce.

03/04/25 Frequenze/sequenze.
Sul respiro come soffio.

22/5/25 Snodi.
Sul respiro come misura.

 

Roccioletti

 

Snodi.
Sul respiro come misura.
performance pubblica

giovedì 22 maggio 2025
dalle 21:30 alle 23:00
ingresso libero @ Trama
via Mazzini 44b, Torino

 

Ogni respiro negozia spazio all’esistenza. Per le boccate d’ossigeno, morsi che diamo all’invisibile di cui siamo affamate affamati; e per i centimetri – dai 3 ai 10 – che la gabbia toracica prende e restituisce al mondo, ad ogni espansione e contrazione. Respiro come metronomo, sulla partitura di pensieri e azioni. Respiro come onde, che si protendono e si ritraggono, lente oppure veloci: a volte regolari, a regalare ordinato il tempo; a volte irregolari, clandestine nel mare tempestoso di angosce, emozioni, paure, piaceri. Dopo il taglio del cordone ombelicale, il respiro: diventa filo che ci lega all’esistere, e il soffocamento si radica come la paura più profonda. Primo degli atti automatici, presente nella dimenticanza di sé; e tuttavia punto di contatto con la volontà: quando decidiamo di trattenere il respiro; prendere fiato prima di rivelare un segreto; riempire d’aria una bolla di sapone; soffiare sulla candela da spegnere; inspirare profondamente il profumo di luogo, cosa o persona amata. Te lo ricordi, quando abbracciate abbracciati strettamente sentivamo in sincrono fuori sincrono i nostri petti, nel tempo ad altalena degli spazi presi e restituiti?

 

Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

 

——-

Le precedenti due performance di questa serie:

 

25/01/25. Tutti i nomi.
Sul respiro come voce.

Dalla nota critica: “Oggi, tutti i nomi (di quei pochi elenchi telefonici che si sono salvati dal/nel tempo) appartengono a persone sconosciute – apparte quelle con le quali condividiamo cognome discendenza – parte di esse probabilmente non è più in vita; di loro non sappiamo non sapremo nulla: il loro aspetto fisico, quali che siano state le loro passioni e il loro lavoro, le ferite e i desideri, le scelte e i rimpianti. Restano lunghe liste di numeri telefonici, e nomi: come gusci vuoti, che un tempo hanno con tenuto de finito corpi più o meno longevi, storie più o meno fortunate; nomi dati alla nascita, dati sulla carta di identità, identità apposte sulle lapidi. Internet non esisteva ancora, la privacy era la porta chiusa di casa; e la feritoia telefonica era la strada percorribile dalla voce, per raggiungere parlare ascoltare in caso di necessità a distanza. Si scrivevano lettere, alle volte, ma non messaggi su whatsapp telegram oppure sui social; nella rarefazione della comunicazione privata a distanza (tele-fono, suono a distanza) ri suonava solo la φωνή, il suono della voce. Ed è proprio la φωνή, il suono di [una] voce umana, che nell’Iliade restituisce l’umanità a Filottete, divenuto selvatico perché abbandonato (a causa della sua ferita purulenta e dei suoi lamenti) su un’isola deserta dai Greci in viaggio verso Troia. Neottolemo e Ulisse tornano da Filottete, vogliono (prendere con l’inganno) il suo arco e le sue frecce (dono di Eracle), sono necessari per poter conquistare Troia, si ri presentano a lui nonostante […]” Prosequi qui la lettura.

Roccioletti

 

03/04/25. Frequenze / sequenze.
Sul respiro come soffio.

Dalla nota critica: “Di voli, gravità, leggerezze e respiri. Il primo respiro, dopo che per nove mesi siamo state immerse immersi nel liquido amniotico, in assenza di peso. Le braccia, che abbiamo imparato a riconoscere prima ancora di chiamarle “braccia”, che ci hanno sostenute sostenuti perché non cadessimo; e invece: le inevitabili cadute, quando abbiamo provato a fare da sole da soli; il primo passo, che ha commosso chi ci stava amorevole accanto; la prima caduta che abbiamo imparato a controllare, a farne altro, nonostante, della gravità, del peso, del tempo. Scrive Marta Zucchina, in “Floorwork, l’importanza di cadere”: “Come si impara a camminare? Solo cadendo. E cosa vuol dire cadere? Tornare inesorabilmente al suolo. Il danzatore che salta in aria riesce a proiettarsi in alto perché paradossalmente ha sperimentato negli anni una lunga, intensa esperienza del basso. Non esiste elevazione senza caduta, non esiste salto senza affondo, non esiste proiezione celeste senza visita al sottosuolo. Un corpo che danza è un corpo che ha conosciuto l’abbandono, la forza incessante della gravità, l’ineluttabilità della precipitazione. […]” Prosegui qui la lettura.

Roccioletti

 

——-

 

 

——-

 

Roccioletti
Johann Georg Leinberger, “La Morte che soffia bolle di sapone”. Soffitto della Cappella Funeraria dell’Abbazia di Michaelsberg, Bamberg, Germania c. 1730.

 

——-