nota dissonante critica alla performance
mittente e destinatario
come flusso d’incoscienza e semina
Di fronte (ma quale è il fronte) alla sofferenza e alla morte di innumerevoli persone, che senso (direzione e significato) ha il gesto artistico. Non userò punti interrogativi in questo testo, così che ogni frase inciampi sul suo affermare oppure domandare, e affinché i punti fermi vacillino, smetterò di usarli (ma mi tradiranno tradurranno le maiuscole) Davanti – oppure alle spalle – di chi soffre e di chi muore, che cosa può, vuole, deve fare l’arte La questione è sempre presente anche se convitata di pietra al banchetto del turbocapitalismo infovettoriale, sembrerebbero esserci morti piccole sulle quali è più facile passare e morti grandi e numerose, che sono territori da decolonizzare dalle ipocrite in-significanze del giocattolino di regime mediatico Così, pensare ad una performance che abbia come argomento sofferenza e morte di persone è navigazione delicata e pericolosissima; da un lato compiace il pubblico circense che crede di essere entrato gratis nella società del webspettacolo e invece è esso stesso pietanza da dare in pasto ai clown del potere; dall’altro non fa affatto giustizia a chi soffre e a chi muore, e la parola giustizia è su una pagina del vocabolario, sicuramente ma anni luce di distanza e ne vediamo solo quel che ha viaggiato distanze siderali e porta notizia di ciò che era, non di ciò che è ora Che sia per natura di questa parte dell’universo, oppure per struttura societaria a cui aderiamo prese alla gola quale giochino economicoerotico in buona o cattiva fede Così pensarla, una performance dedicata alla sofferenza e alla morte di persone che la mediatica avvelenata vicinanza ha allontanato da noi, è difficile e verrebbe da pensare che sia più coerente tacere, privare il pubblico di una cosa d’arte che esorcizzi e lasciare la ferita aperta sanguinante scomoda, ma allo stesso tempo questo tacere non verrebbe sentito, così allora parlare, fare E condividerlo questo disagio imbarazzo che occupa tutto lo spazio visivo per stirarlo come una tela troppo sottile e farlo largo largo finché non si laceri e lasci passare un po’ di verità oltre il miopismo culturale sociale individuale psicologico Tra le varie cose che l’arte può fare c’è quella di mostrare numeri, quantità, renderle percepibili pesabili in termini interminabili, che scombinino i conti della serva delle piccole autonarrazioni o delle grandi collettivenarrazioni ideologiche, provare a far vedere, quante sono 35.000 persone, fallendo, fallendo, fallendo, e in questo fallimento della rappresentazione sputare in faccia al mondo softdesign visualcomprensibile bencontrollato andràtuttobene nel quale paludiamo e boccheggiamo Senza punti fermi, dal petto una manciata di punti di domanda e lanciarli su questo testo perché germoglino nuove specie vegetalgrammaticali e la semiotica diventi semina
mittente e destinatario
studio ∩ performance
domenica 9 giugno 2024
accessibile liberamente
dalle 19:00 alle 21:00
aula magna
palazzo nuovo occupato
università degli studi
via sant’ottavio 20, torino

