Il tempo materiale / art residency @ Bussana Vecchia

Il tempo materiale.
Art residency @ Bussana Vecchia / metaBussana
dal 9 al 15 settembre 2024

#corpo #abitare #stare

Su questa pagina verranno caricati
tutti i materiali prodotti durante la residenza artistica
presso Bussana Vecchia.

 

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13/09/24 – Diario metabussanese

 

Il tempo materiale – 4.

Corpo, respiro.
Per 30 minuti, espirando solo nelle buste e sigillandole.
Performance e installazione, 2024.

Body, breath.
For 30 minutes, exhaling only in envelopes and sealing them.
Performance and installation, 2024.

Corps, souffle.
Pendant 30 minutes, en expirant seulement
dans les enveloppes et en les scellant.
Performance et installation, 2024.

 

Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

 

 

“Vivo il movimento come una molteplicità di figurazioni e di eventi possibili con l’intento di dare vita a un dialogo tra il materiale visibile e il suo corrispettivo nell’assenza. Presenza e fantasmi. Gesto e movimento, così declinati, si misurano con una percezione del tempo che è qualitativa e che ha il peso specifico dell’architettura corporea e del suo esercitarsi alla mutazione, al mimetismo, alla vertigine, alla casualità. […] Nella grande varietà d’interazione fra il pubblico e l’evento artistico, mi sembra che a volte si perda quel che per certi versi dovrebbe essere la natura più vera di questa interazione, lo specifico di cui ritengo depositario il pubblico nel suo rapporto più ovvio con l’arte: il suo commuoversi con l’opera, nel senso di muovere con l’opera.”

Mesh-up di C.Bergonzoni, “Essere presenti al corpo” e
M.Merleau-Ponty, “Fenomenologia della percezione”

 

* retakes inerenti / divergenti *

 

Coltello, respiro.
Selezione di immagini da video.
Performance, 2022.
Thanks to Matteo.

Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

 

Funzione autonoma (espirazione)
Mouse ottico laser hackerato, specchio,
software di mappatura del movimento,
stampante, fogli di carta.
Installazione, 2019.

Processo: il sensore hackerato percepisce l’interferenza di segnale della respirazione,
il software trasforma l’interferenza in movimento, e la rappresenta graficamente. I tracciati di interferenza del respiro vengono stampati ed esposti in tempo reale. L’autrice delle opere è l’installazione stessa.

Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

 

R-expire
Performance digitale, 2017.

Roccioletti

 

 

L’altro artista in residenza, di nuovo, mi gioca contro;
ha pensato a questa performance + installazione:

Wincent Raca.
Le briciole di Pollicino

prima performance della storia.
Frammenti raccolti per le strade.
Ready made, found object, objet trouvé.
Performance e installazione.
Bussana Vecchia, 2024.

Clicca qui per il suo sito e per le foto della performance.

 

“La respirazione è la soglia minima di entropia
– impossibile da azzerare –
che comunque, anche senza volerlo,
generi nell’universo.”
– Wincent Raca

 

Wincent Raca

Wincent Raca

Wincent Raca

Wincent Raca

Wincent Raca

 

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12/09/24 – Diario metabussanese

 

Gli scatti e il video sono inerenti alla performance:

Il tempo materiale – 3
Sottrazione.
Corpo, benda, sguardo, luoghi.
Restando fermo, dalle 15:00 alle 18:00
in vari luoghi di Bussana Vecchia, bendato.
Performance, 2024.

 

Roccioletti

 

Capisco (dal latino capĕre, prendere) i tempi. Al mattino, piuttosto presto, chi abita qui esce, va al lavoro, scende in una delle città lungo la costa, oppure se ha bottega qui alza la saracinesca, prende una sedia, aspetta; arrivano i turisti. Nel tardo pomeriggio i turisti se ne vanno. Chi lavora in una delle città lungo la costa risale a Bussana, chi ha bottega qui ritira la sedia, abbassa la saracinesca, rientra in casa. Detto così non dice nulla, e dice tutto. La realtà (meglio: una quantità di informazione maggiore – quanta ne serve? Infobesity) è molto più complessa di così. Come mi guardano, qui a Bussana, abitanti turisti artisti? Chiudo gli occhi, che già stanno giudicando, secondo desideri aspettative pretese tutte mie. Li riapro e guardo me.

 

La prossima definizione di sguardo, e le successive tra virgolette, sono prese dall’enciclopedia Treccani).

“Sguardo. L’atto di guardare: rivolgere uno sguardo; evitare lo sguardo di una persona, per timidezza, pudore o consapevolezza di colpa nei suoi riguardi; rispondere allo sguardo, guardare a nostra volta chi ci guarda; non degnare di uno sguardo, disprezzare; uno sguardo pieno di odio, di compassione.”

 

Roccioletti

 

 

Lascio tutto il giorno la porta di casa spalancata, direttamente sul vicolo, che i turisti possano lanciare uno sguardo indiscreto sul mio appartamento, vedermi qui a scrivere, fumare, leggere, costruire le mie cose. Qualcuno si è affacciato. “Anche questo è un museo, oppure è una casa privata?” mi ha chiesto. Altre volte incrocio il loro sguardo di passaggio, altre ancora sono ombre percepite solo con la coda dell’occhio. Qualcuno ha scattato una foto, ho visto la mano, il cellulare alzato puntato riabbassato. Che te ne fai, di quella foto. Zoo umano. Zoo di vetro, Tennessee Williams: “Dio poteva anche essere, a ripensarci, un abitante di questa città misteriosamente guasta, le cui case grigio brune erano come pelli secche di locuste. Dio era, come Lucio, un uomo solo e sbigottito, Che avvertiva che c’era qualcosa di sbagliato ma non poteva porci rimedio, un uomo Che sentiva il sonnambulo e maldestro incedere del tempo e l’ostilità della sorte e avrebbe voluto nascondersi lontano da queste cose in luoghi pieni di luce e di calore.”

 

“Sguardo. Frequenti le espressioni dare, gettare uno sguardo, in cui è sottolineata la rapidità, la fretta con cui si guarda: dai uno sguardo a questo mio articolo e dimmi la tua impressione; gettò uno sguardo intorno per vedere se c’era qualcuno che lo conoscesse; comune anche la locuzione al primo sguardo, subito, immediatamente, a prima vista: s’accorse al primo sguardo che suo fratello gli nascondeva qualcosa.”

 

Roccioletti

 

Un’interpretazione del perché non vediamo fate e folletti è che restano sempre ai margini del nostro campo visivo. Spostiamo lo sguardo, e loro si spostano, più veloci di noi. Intuiscono dove stiamo per guardare, e non stanno là. Sanno che lo sguardo umano fa collassare la funzione d’onda probabilistica in una forma precisa, cristallizzata (cfr Heisenberg / Schroedinger); e no, fate e folletti (ma sono simboli, metafore? esistono davvero?) non vogliono essere cementati in una forma specifica, precisa, netta. Penso poi alla ragione per cui, quando nelle notti terse ci perdiamo a guardare le stelle, la loro brillantezza è minore se le fissiamo direttamente, invece che leggermente a lato di dove si trovano (poi non sono esattamente lì, ma non scriverò di relatività). La spiegazione è che, all’interno del bulbo oculare, i recettori della luce collocati nel punto centrale dello sguardo sono più logori, percepiscono meno informazione, meno splendore.

 

“Sguardo. Determinando il modo del guardare e il sentimento, lo stato d’animo espresso: sguardo benevolo, dolce, pietoso, tenero, sprezzante; uno sguardo fiero e leale; sguardi timidi, furtivi. L’esercizio della facoltà di guardare, la capacità visiva: fissare lo sguardo; Quante volte intendesti lo sguardo Nei deserti del duplice mar! (Manzoni); fin dove arrivava lo sguardo non vedeva che deserto; la città è un’enorme produzione di sguardo non richiesti (Antonio Pascale).”

 

Roccioletti

 

 

I punti ciechi, dunque, ai margini dello sguardo e anche nel suo centro perfetto. Tra questi due estremi risplende il visibile. Altrimenti: troppo focalizzato, troppo distratto. Tra questi due estremi ci muoviamo, sempre sul margine del cadere fuori, oppure del cadere dentro. Qui è il territorio del vivente. Santi e dannati, ecco, una possibile incerta provvisoria definizione (non si parla di morale, di etica, di religione; ne scrivo con le parole di questo tempo respingente giudicante oppressivo controllante): muovono i loro passi oltre oppure dentro questi due estremi. Tutto il resto avviene nel mezzo. Una specie di ciambella. Fuori dalla ciambella non c’è ciambella. Il buco al centro della ciambella è ciambella? Sarebbe ciambella senza il suo buco? No. Epperò non lo puoi mangiare.

 

“Sguardo. Anche, la vista, gli occhi stessi: alzare, sollevare, abbassare lo sguardo. Visuale, vista, veduta: dalla terrazza si gode un bellissimo sguardo sulla vallata; di qui bellosguardo, luogo da cui si gode un bel panorama, frequente come toponimo (per esempio Bellosguardo, località e villa su una collina a sud-ovest di Firenze).”

 

Roccioletti

 

Infine, le sere e le notti bussanesi: non c’è nulla da fare. Non è vero nemmeno questo. (C’è il mare di notte a poca distanza, c’è il cielo stellato da osservare). Il fare, il fare. In inglese, fare significa tariffa, tariffario. Nelle grandi città – immaginiamo tempo ed energie come una moneta da spendere in una cosa piuttosto che in un’altra – i possibili investimenti sono molti: locali, cinema, luoghi di ritrovo all’aperto. Gergo economico. Vieni qui da me a spendere la tua moneta vivente (Pierre Klossowski, ecco un dannato oppure un santo di cui sopra, va riletto). Il silenzio, a Bussana, ti fa percepire – e molto bene, distintamente – il tintinnio della moneta che hai in tasca, della moneta che hai, della moneta che sei (e se questa affermazione sembra esagerata, riconsiderare: i bigdata siamo noi, i nostri gusti i nostri desideri, il nostro sguardo venduto a qualcuno, alle previsioni di qualcuno).

 

“Per sentirsi invisibili ai bambini basta semplicemente coprirsi gli occhi con le mani. E’ un comportamento diffuso. Ma perché sono convinti che per nascondersi sia sufficiente utilizzare questo stratagemma? Se l’è chiesto l’Università di Cambridge. E attraverso una ricerca del dott. James Russell, del Dipartimento di Psicologia, ha motivato un’interessante risposta: la sensazione di invisibilità è determinata dall’assenza del contatto visivo con gli altri.”

 

Roccioletti

 

 

Alla sera c’è poca illuminazione. Non c’è nessuno per i vicoli. Cammini, e lo sguardo si abitua all’oscurità, ma dietro a quel crocicchio (erano sacri a Ecate, i crocicchi, i luoghi di transizione, le soglie: il suo nome, secondo alcune, deriva da ἑκών, “desiderio, volere”) c’è più oscurità di quanta sia possibile abituarsene. E’ un posto meditativo. Vieni a starci da solo con i tuoi pensieri, sali sul ring. Non hai distrazioni, vie di fuga, accidenti casualità cose che possono capitare – a meno che non sia tu a farle capitare (accadere, ci chiedevamo tra amiche amici per quale ragione è fall in love e non raise in love). Viviamo affollate solitudini (ma è il titolo di un libro di architettura).

 

Il Tempio di Ise, in Giappone, ogni vent’anni viene abbattuto e ricostruito perfettamente uguale: lo sguardo occidentale ha una risposta, una miriade di risposte, lo scintoismo giapponese un’altra, chi ha la ragione – ragione che a torto si sovrappone a quella ragione che si può perdere e avere un crollo (terremoto, Bussana, down), precipitare nel vortice della follia. Oggi scrivevo, nei miei progetti: proviamo ad eliminare che cosa fare. Resta il come, il quando, il dove.

 

Roccioletti

 

Togliere l’oggetto, lasciare le circostanze. Gioco di prestigio, gioco mentale, mentalista, ti inganno: ora ti leggo la mente. Il come si può sbagliare così: facendo la cosa al contrario, oppure con lo strumento sbagliato. Il luogo sbagliato è facile, la dicotomia pubblico privato, ad esempio, scambia gli spazi. Il tempo sbagliato: posso fare una cosa ma nell’orario sbagliato, farla troppo lentamente, farla troppo velocemente. Ho messo insieme, in passato, tutta una serie di azioni impossibili  – qui la lista https://roccioletti.com/tag/azioni-impossibili/ . Ed è forse solo così che arrivi al punto cieco, centrale oppure estremo: percorrendo una strada insensata, inedita, divergente.

 

Roccioletti

 

 

 

* retakes inerenti / divergenti *

 

Paesaggio e movimento.
Fissando il muro per 5 minuti e 30 secondi.
Corpo, parete bianca.
Performance, 2022.

 

 

Roccioletti

 

Un’affezione dello sguardo.
2 accecamenti, uguali e distinti.
Sguardo, schiuma, fiammiferi.
Selezione di immagini da video.
Performance, 2022.

 

 

Roccioletti

 

Spaesaggio.
Ancora poco corpo, ma almeno in difficoltà.
Esercizi di visione scomoda, disordinaria.

Mantenendo il più a lungo possibile l’attenzione solo su una piccola parte del paesaggio, osservando dettagli non visibili ad uno sguardo superficiale e veloce, decostruendo l’atto del vedere, la percezione selettiva, l’abitudine, la ragionevole quantità di informazione visiva necessaria all’esistenza. Performance, 2024.

Clicca qui per tutti gli scatti della performance.

 

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11/09/24 – Diario metabussanese

 

Oh, la memoria. La quantità (misurabile?) di informazione (si potrebbe aprire una parentesi senza fine sulla disinformazione, la stampa informa i fatti, non informa sui fatti, cfr Carmelo Bene) incorporata in qualcosa (in qualcuno). Il suo essere inestricabile dal supporto che la contiene, che la codifica. La materia di cui sono fatti i sogni? Che sia organico, il supporto – ma è una dicotomia pericolosa – inorganico, elettrico (categorie? antroposguardo); una sequenza di 10010010010 oppure un quaderno scritto a mano oppure la mia materia cerebrale. Ma anche un bicchiere, un fiore, un lucchetto. Si è già detto scritto pensato molto, questo diario è un diario, non è un saggio esaustivo. Va per metafore. Per assonanze, e per il loro contrario. Diverge, converge, onde – il mare è là, da Bussana si vede, eccolo, l’orizzonte. Un mare di informazioni. Ma è anche solo mare mare mare mare.

 

Roccioletti

Roccioletti

 

Non ricordo – ecco, appunto, memoria, ricordo, e – quale fisico ha ipotizzato la gravità (quella che attrae che poi non esiste, la gravità della situazione) come un differenziale di quantità di informazione – ma era olandese, sono certo di questo. Ero inciampato in questa notizia scrivendo un racconto che ora è perso, quella rivista letteraria conclusa, nessuna traccia in Rete. Memoria, ancora, smemoria, amemoria, impararlo a memoria. By heart, dicono gli anglofoni. Non con la testa, con il cuore.

 

Roccioletti

Roccioletti

 

Poi, il teletrasporto, quello di Star Trek: parte dal presupposto che nella finzione sappiano, in quel futuro, tradurre tutta l’informazione di un corpo. Se così non fosse – e così non è, e non potrà essere, per ora? – tutti i membri dell’equipaggio dell’Enterprise sono morti al primo uso del teletrasporto, e sono state stati sostituite sostituiti da copie; che credono di essere l’originale, ma a cui manca qualcosa. La memoria, la memoria (quella che non si presenta, persone speranzose che si sono fatte congelare sperando di arrivare al futuro: i ricordi, quelli se ne vanno, non li puoi congelare, il differenziale elettrico): che mi faccia stare meglio o peggio, ricordare, e che cosa; in evitabilmente; memoria selettiva, false memorie.

 

Roccioletti

Roccioletti

 

Che queste costituiscano gli strati più profondi della cipolla del mio io, sbucciarla tutta e che cosa resta; e che atto di fede o infede sia fidarsi o diffidare o diffidarsi – “la diffida nell’ordinamento giuridico italiano è un atto con il quale si inoltra avviso formale a una persona di compiere o di non compiere una determinata azione” – di ciò che si ricorda. E nel suo travisamento, che non ci sia anche lì verità: l’hai travisato, perché. Torno a Bussana – torno, da dove – immaginiamo di doverla trasferire sul metaverso. Iniziamo dalle persone: i loro ricordi, intervistarle, fare loro foto, chiedere loro che cosa vogliono che diventi memoria da tradurre, tramandare. Poi, i documenti storici del paese: le fotografie, i video.

 

Roccioletti

 

Poi, i vegetali, gli insetti, gli uccelli, i topi, i serpenti, eccetera. Infine – ma sintassi costringe ad una disposizione da sinistra verso destra e da prima a dopo, sulla pagina (ecco, se invece leggessimo con andamento bustrofeico, quando cambierebbe l’ordine del discorso) – : le pietre. Quanto pesano, come sono fatte, composizione atomica, scendere in profondità e ciascuna è una quantità che si può andare avanti a misurare all’infinito (ne tratterò più avanti, prendo appunti). La sommatoria di tutto questo, di tutto quanto enumerato sopra?

 

Roccioletti

 

 

I lucchetti, ecco: ciascuno si può aprire solo con una chiave specifica – certo, si può scassinare, ma – e quella chiave, quella sequenza di denti alti e bassi gira, perfettamente, nel suo nottolino. Gira, la chiave, il lucchetto si apre. Libera qualcosa: a quello serve un lucchetto. Sì, è già stato catturato da altri immaginari. Fidanzate fidanzati che hanno lucchettato il loro amore su ponti di varie città italiane, le iniziali scritte sopra. Mi sembra di ricordare che in un caso un Comune ha dovuto provvedere a segarli via con il flessibile, perché rischiavano di far crollare l’elemento architettonico a cui. Il nostro amore fa scintille.

 

Roccioletti

Roccioletti

 

Vorrei restare su questo fatto: concettuale, poetico, finito in se stesso. Apporre lucchetti, ma che non trattengono e non liberano nulla. Anonimi. Le chiavi: verranno inviate, o consegnate di persona, ad un equivalente numero di persone. Ecco, questa è la chiave per sbloccare un lucchetto, questa piccola quantità di informazione fa scattare quel meccanismo. Le persone a cui consegnerò queste chiavi saranno lontane: non bussanesi. Dovranno venire appositamente fin qui, cercare il lucchetto giusto, magari trovarne uno poi rendersi conto che non è quello a cui corrisponde la loro chiave, e cercarne un altro, e un altro ancora; e poi forse trovarlo; e poi girare la chiave, aprire la serratura, liberare il lucchetto dal suo luogo, compierne il destino.

 

Roccioletti

Roccioletti

 

Potrebbero passare giorni, mesi, anni, magari non accadrà mai. Le persone potrebbero dimenticarsi di quella chiave, perderla per sempre oppure no, ritrovarla tra chissà quanto tempo, per caso passare da queste parti, percorrendo un tratto di strada lungo il mare, quel mare lì, l’orizzonte di cui sopra. Decidere di fare una deviazione, salire a Bussana, cercare il lucchetto, far accadere qualcosa di inutile.

 

Roccioletti

Roccioletti

 

 

Roccioletti

Roccioletti

 

 

Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

 

* Retakes inerenti / divergenti *

 

In questo frangente.
Proiettore, orologio.
Serie: disopere.
Performance, 2020.

 

Proprietà del tempo.
Scrittura di 7.975 “X”.
Durata: 2 ore.
Serie: azioni statiche.
Performance, 2020.

Roccioletti

Al momento esatto.
Citazione di W.Gibson attivata
dalla lancetta dei minuti,
orologio, touchscreen.
Serie: arte automatica.
Installazione a tempo, 2021.

Roccioletti

Roccioletti

 

Onda del mare.
Foglio a quadretti, punti di pinzatrice.
Caratteri trasferibili “Helvetica”.
Installazione, 2021.

Roccioletti

Roccioletti

 

Quell’altro artista continua a giocarmi contro:

Forme del tempo.
Un appuntamento.
Orologio da polso, negativo in alginato, calco in gesso.
Wincent Raca, 2024.

 

 

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10/9/24 – Diario metabussanese

 

 

Roccioletti

 

Il tempo è un tema (musicale? scolastico? ma in linguistica è la forma, ampliata o meno, con cui si presenta la radice di una parola, tolte le desinenze del paradigma). Quintali di carta – pesiamo, soppesiamo – a raccontarlo, il tempo, dal punto di vista fisico, psicologico, antropologico, culturale. Personale. Non ho tempo. Il tempo passa troppo in fretta. Ci si perde, e nel frattempo il tempo passa, oppure non passa, perché non esiste, oppure ancora antropicamente scivola, e per noi è un perdere e un guadagnare e invece è sempre tutto lì presente, eccetera. Troppo facile, rischioso, divagare. Una perdita di tempo.

 

In questo audio, registrato non appena mi sono reso conto di che cosa stava accadendo, una bambina mi spiega perché suo fratello e un suo amico hanno tolto una delle mie installazioni.

 

 

Roccioletti

 

Tempo e Bussana. Ricordo vecchi album fotografici e sfogliandoli ecco lì, uno scatto in bianco e nero, di mio nonno, ma da giovane. E’ stato giovane anche lui. Gira la testa (ilinx, vortice, stordimento) pensare ad altre vite altri desideri, altri differenziali elettrici in altre materie grigie cerebrali, e dita che hanno toccato sentito occhi visto orecchie udito stomaci processato: il necessario per sopravvivere la macchina umana. Bussana Vecchia per chi arriva (il turista, gentrification, il mercimonio dell’esperienziale) è la fotografia di una cosa che è stata che arriva dal passato e che sarà anche il futuro. E’ un documentario, ma anche un film di fantascienza. E’ in questo senso, forse, tra le altre cose: un siamo come stati ma anche un come saremo.

 

 

 

Roccioletti

 

Come rappresentare questo, che cosa farne. Usiamo orologi per misurare il tempo – quelli meccanici, con le lancette; ma in realtà non è che lo misurino, bensì: creano una convenzione così che tu ed io possiamo darci un appuntamento nello stesso luogo, che è un preciso momento (il tempo è un luogo) – e le lancette che girano, laggiù c’è il ricordo, l’archetipo, di un tempo circolare. Poi diventato lineare. Infine puntiforme. Contengono un piccolo paradosso, quello che la punta della lancetta si muove più velocemente della sua base, ad ogni scatto. Girano, sembra che le ore tornino, non tornano; forse nemmeno arrivano, sono già lì e scivolandoci ci arriviamo e passiamo oltre. Sono già lì, tutte insieme (il luogo è un tempo).

 

 

Roccioletti

 

Di nuovo, mio nonno (che non è più, se non nella memoria, è caduto fuori dal tempo), la battuta in dialetto ma traduco: che ore sono? L’ora di ieri a questo’ora. Vorrei installare per le strade della città (i passaggi, i pertugi, gli escamotage) orologi meccanici – il digitale nel mio discorso deve ancora arrivare e arriverà – e questi orologi sono funzionanti, le lancette girano. Solo che. Solo che le lancette – quella delle ore, dei minuti, oppure dei secondi – sono impedite nel loro movimento, perché legate ad un filo (di lana, o da cucito, comunque fili che si usavano per tessere o ricamare, qui torna la trama del tempo, ed ora cerchiamo l’ordito, del tempo) e questo filo di lana è a sua volta fissato, collegato, ad una roccia, ad uno stipite di una porta, ad un vaso, e questa cosa, così materiale, trattiene il tempo dal suo scorrere, fermoimmagine.

 

 

 

Roccioletti

 

Fino a che: quella cosa materiale degraderà, passerà nel tempo, un poco si sposterà o proprio cadrà, attratta dal pozzo gravitazionale terrestre (è la gravità a creare il tempo, cioè è la massa a farlo esistere; allora, tempo e spazio e cose coincidono) e allora il filo di lana o da cucito si allenterà, e la lancetta potrà fare uno scatto, oppure muoversi un poco più liberamente, il tempo ripartire, e fermarsi di nuovo, oppure finalmente scorrere. Tempo e cose, quindi, cose che trattengono il tempo oppure cose legate al tempo, e viceversa tempo legato alle cose: legàmi. Relazioni. Non esistono le cose, ma relazioni (cfr. Rovelli e “L’ordine del tempo”). Potrei anche porre nel luogo di ciascuna di queste piccole installazioni diffuse un paio di forbici, che siano i turisti oppure gli abitanti, a tagliare il filo e a liberare il tempo, ma non sono molto persuaso, convinto di questa scelta.

 

 

Roccioletti

 

Ogni scatto fotografico di queste installazioni sarà il momento in cui il tempo non poteva scorrere eppure stava scorrendo, cioè: era ed è accordato (musica, tema musicale, il cerchio si chiude, la lancetta ha fatto il suo giro) al tempo dell’oggetto, della cosa, della materia, del residuo, del frammento, sono le cose a decidere il tempo. Forse in uno scatto, uno solo, uno di questi orologi potrebbe avere le lancette e relativi fili di lana o da cucito legati a me, ad una parte del mio corpo, e finché starò, finché starò fermo lì, il tempo starà lì con me, fermo, tra scorrendo ma fermo.

 

 

 

Roccioletti

 

 

 

Roccioletti

 

Il video totale con tutti i segmenti:

 

Roccioletti
Il percorso per trovare tutte le installazioni.

Roccioletti

 

* Retakes inerenti / divergenti *

 

Tempo
.
13 lucchetti, chiavi.
Serie: azioni statiche.
Installazione, 2020.
Tempo, dal greco τέμνω: 
taglio, separo, divido.

Tempo

 

Tempo circolare.

Bomboletta spray, ingranaggi, batterie,
scheda elettronica, cilindro su motore, foglio.
Serie: arte automatica.
Installazione, 2020.

Procedimento: 
la scheda elettronica fa sì che la bomboletta
emetta un getto di vernice ogni cinque minuti.
Il foglio di carta è disposto sul cilindro,
che gira autonomamente su se stesso.

Tempo circolare

 

Wincent Raca, un altro artista, mi gioca contro.
Le stesse cose, ma diversamente.
Wincent Raca, 2024.

 

 

Roccioletti

 

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9/9/24 – Diario metabussanese

 

Riconsiderare (all’infinito) la definizione di site-specific. De finire qualcosa che non finisce. La prima volta che fui costretto a confrontarmici – fu un corpo a corpo, perché di danza site-specific si trattava (si trattava e trattamento sono altre parole interessanti) seguivo (stavo dietro, meglio attendevo a, studiavo) il master con Stephan Koplowitz. Tesi finale del corso: scegliere un luogo nella mia città, per quel luogo immaginare una coreografia. Quindi, gli appunti da riprendere, per mettere insieme: la storia dello spazio (piazza, edificio, strada, parco, fontana, monumento…) che cosa porre in risalto, come valorizzare, come entrarci senza sovrascrivere, che cosa di mio portavo, che cosa mi suscitava.

Roccioletti

Se da un lato – ed è sicuramente scorretto – c’è l’uso dello spazio e basta, per far espressione solamente di sé (di quel poco che si sa di sé, o di quel che si vuole costruire del sé, e varianti) dall’altro cautela mi impone di immaginare che l’altro lato del mondo, l’antipode, questo essere strano che è anche un luogo, insomma: pretendere di poter alambiccare chimicamente estratti e infusi di cui sopra per trovare l’equilibrio perfetto, tra storia del luogo e giusta comunicazione di esso ed estetica ed essere al servizio di, in qualche modo può peccare di presunzione registica; sentirsi sceneggiatore o narratore onnisciente, questo non è, non è mai, tutto è filtrato da uno sguardo, un metodo, un preconcetto, da quello che hai mangiato e da come hai dormito, dalla fisica, dalla biologia, dall’antropologia, dalla sociologia, dalla storia che ti (guarda e) riguarda.

Roccioletti

Un luogo parla anche a te, solo a te, di sé, ma: come apri bocca per raccontarlo l’hai già tradotto tradito distillato; “da molti anni la distillazione per uso domestico non è permessa dalla normativa vigente in Italia” eppure tutte tutti stilliamo distilliamo continuamente parole di cui ci ubriachiamo e vogliamo che altri si ubriachino con noi, ed è il tasso alcolemico quotidiano. E qui, a Bussana Vecchia? In questo silenzio. Rehab? Ci si disintossica? Da che cosa? Dal rumore, dalle automobili, dai locali aperti fino a tarda notte, da che cosa? Da quali sé? E’ un luogo lontano, nella misura in cui c’è un’unica strada per arrivarci, che è la stessa che devi percorrere per andartene.

Roccioletti

Mi chiedo come si possa sfuggire agli estremi, cioè all’applicazione di una tecnica fredda precisa chirurgica da manuale, e pure evitare all’altro capo del mondo (interiore?) lo spontaneismo; oppure se ci siano solo modi – metodi, approcci, meglio: atteggiamenti – meno prepotenti presuntuosi di altri e si vada per il male minore. Quindi, Bussana Vecchia: luogo che è già opera, e contenitore di opere e straripante di storia, e sovrastimolazione continua; se non fosse immagine abusata forse anche negativa, direi giro di ottovolante (le Montagne Russe – sembra uno scherzo – in Unione Sovietica le chiamano Montagne Americane). Quindi che cosa farci, oppure, ecco: che cosa fare di me, in questo luogo.

Roccioletti

Ogni esperienza è personale e collettiva, qui a Bussana Vecchia – forse, ancora – la pressione stimolimica porta più al personale che al collettivo, è un buon assedio, che fa rientrare in sé, o abbandonare il sé, e perdersi. Volevo – e probabilmente userò – questo setting per altre mie performance, ma: secondo una certa visione classica greca il gioco può essere alea, agon, mimesis, ilinx. Alea è il tiro di dadi: il caso; un gospel al perché delle cose, alla nostra felice di non fare la (tua) conoscenza delle infinite concause del perché, ad esempio, questa pietra bussanese si è spezzata così. Agon è agonismo, come si applica qui? L’epica storta dell’uomo contro la natura? Armonizzarsi? Contro chi si agona, agonizza? Contro se stesse se stessi sarebbe la cosa migliore, ma il demonio dell’efficienza eccolo lì, si materializza (materia oscura, materia scolastica). Chi si agogna?  Mimesis è il teatro, immedesimare, immaginare, facciamo finta che io ero e tu eri. Qui il gioco delle parti quale è, abitanti e turisti? E poi, infine ma in principio, c’è ilinx: intraducibile (ma anche le altre definizioni, come si possono) eppure potremmo dire: il vortice, lo stordimento. Il labirinto, anche. Di strade, di storia, di pensieri, di rimandi nel tempo e nello spazio. Qui a Bussana Vecchia è preponderante: etimologia.

Roccioletti

Roccioletti

 

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* Retakes, inerenti / divergenti *

 

Tempo biologico e tempo digitale.
Videoinstallazione, 2017.
In collaborazione con Rossella Ferrero
Voce recitante del testo introduttivo: SarahSilke Tasca
da “Quello che succede e quello che non succede” di J. Marìas

 

E’ molto difficile incontrarsi.
Videoinstallazione site-specific
Trenoff Treno Fringe Festival
Bologna, 2017.

“Lo spazio tra la propria abitazione e la strada dove scorre il traffico è il luogo dell’incontro; la zona franca tra le azioni private e quelle del proprio “fare” pubblico: andare al lavoro, fare la spesa, portare i figli a scuola. La videoinstallazione abita questa zona di confine: racconta del luogo dove si incontrano gli altri, e ci si incontra, e delle difficoltà di questo appuntamento spesso mancato, a causa delle dicotomie apparenti o reali della nostra epoca: il luogo psichico e quello fisico, lo spazio virtuale e quello reale, lo stare fermi aspettando che le cose arrivino oppure il muoversi andandole a cercare, la vita immaginata e quella delle cose materiali, i confini sfumati tra il pubblico e il privato, e l’infinito gioco di specchi che tutto questo produce, in noi e negli altri. L’architettura non è cornice di questa ricerca, ma “oggetto di scena” che continuamente manipoliamo, e dal quale siamo manipolati.”

 

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metaBussana opensource in progress

 

Stiamo cercando creative e creativi – che condividano la visione di una Bussana materiale e metafisica, di pietre e di metaverso, aperta all’innovazione tecnologica, alla collettività, alla connettività, ad altre e inedite forme di sostenibilità, alla lentezza e alla presenza – per residenze d’arte multidisciplinari, per conferire la cittadinanza bussanese a tutte e tutti coloro che della parola bussanità ne darebbero una definizione di dialogo, indagine, condivisione, nuovi sentieri da percorrere in direzioni sorprendenti.

 

Bozza per residenza artistica
Manifesto bussanese
metaBussana hashtags
Pre residenza Bussana Vecchia

 

Roccioletti

 

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Roccioletti

Roccioletti

 

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Roccioletti
Con mia madre a Bussana Vecchia, 1983.

 

Roccioletti
Dora Prower.

 

Roccioletti
Mappa turistica di Bussana con le indicazioni per gli studi d’artista, anni ottanta.

 

Roccioletti

 

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