Origine del mondo 4.0

Origine del mondo 4.0

Corpo, webcam, schermi, flusso di dati video, macchina fotografica, stampe su carta termosensibile, riproduzione del dipinto di Gustave Courbet (1866). Installazione + performance, 2026.

Vanessa Depetris, Rossella Ferrero, Andrea Roccioletti.
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L’intervenzione è stata proposta il 16 maggio 2026 nell’ambito del Festival Spartiacque a Bergamo, dal titolo “Deriva. Guardarsi da lontano”. Qui info sul festival, sulle edizioni precedenti e sulle prossime.

La vagina della performer, da oggetto predato colonizzato dallo sguardo altrui, attraverso una webcam diventa soggetto osservante e consente alla performer un nuovo punto di cybervista. La macchina fotografica che stampa immediatamente su carta termosensibile gli scatti è un ulteriore invito rivolto al pubblico, a prendere una decisione (oppure no) in merito a quanto sta avvenendo durante la performance, a lasciare un punto di vista, a confrontarsi e restituire il proprio stato interiore, in luce a disposizione di tutte e tutti.

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Le precedenti versioni della performance, con tutti gli scatti e le note critiche:


Origine del mondo 4.0 prende in prestito / pre-testo il dipinto di Gustave Courbet (L’Origine du monde, 1866), decostruendo e ricostruendo contenuto e forma: una webcam è posizionata nella vagina della performer che da lì, in tempo reale, può osservare e trasmettere il suo sguardo agli schermi. L’opera rovescia l’altrui sguardo voyeuristico, lo moltiplica lo rende difficile da maneggiare dunque manipolare, e lo restituisce alla performer, trasformando il corpo in un dispositivo di cybervisione. Sovverte il paradigma culturale, mutando l’oggetto della visione in soggetto attivo: non più osservata, ma osservatrice. Solleva interrogativi sul post-umano, il post-organico e il cyberfemminismo, in riferimento ai percorsi suggeriti da Donna Haraway, Cornelia Sollfrank, Sadie Plant, Valie Export, Orlan, Deborah de Robertis. Ricolloca il corpo al centro di una rete di dati e poteri, sfidando sorveglianza e censura, e ridefinisce l’identità corporea nel dibattito contemporaneo su biopolitica, tecnologie e genere.

La webcam nella vagina della performer e rivolta verso l’esterno non è solo un gesto provocatorio, ma l’attivazione di un nuovo sguardo: reale, incarnato, cibernetico, che rovescia il paradigma millenario del corpo femminile come oggetto di visione, di definizione, di controllo. L’opera non è una semplice rilettura di Gustave Courbet e del suo L’origine du monde, che per oltre un secolo è stato simbolo di uno sguardo maschile, anatomico, voyeuristico: è un sabotaggio. La performer non si espone per essere guardata, bensì per guardare: il suo corpo diventa sensore, dispositivo attivo. La webcam che cattura il flusso di dati video, gli schermi, il proiettore e la call che lo riproducono e lo moltiplicano hackerano l’interfaccia dell’esperienza contemporanea, portando la vagina fuori dallo spazio intimo e dentro la rete e il codice dati, anzi: la rendono (rendering) codice sorgente e sorgente di codice. C’è in questo gesto una riflessione politica profonda: chi controlla e detiene lo sguardo, detiene il potere.

Origine del mondo 4.0 ha innescato molti confronti interessanti con il pubblico. L’arte, se non vuole essere decorativa, indifferente se non connivente, deve essere politica, e specchio per chi la osserva (attivamente), per vedersi rivedersi scoprirsi nelle proprie sensazioni, reazioni, sollecitazioni. Questa performance, tra le altre cose e alle volte, (ci) è stata definita come asciutta, cruda, chirurgica, anche brutale. Consideriamo queste restituzioni un proficuo punto di partenza per conoscere e conoscerci, deostruire e decostruire. In un’epoca in cui il corpo è costantemente sorvegliato, soppesato, quantificato, mercificato e riprodotto, Origine del mondo 4.0 sceglie di dotarlo di una agency tecnologica e sociale sovversiva. La vagina non è più superficie, ma punto di vista a più dimensioni. Non più osservata asservita, ma osservazione azione. Ed è da lì — da quel punto oscuro e originario — che ci poniamo la domanda: cosa accade se è il corpo stesso a guardarci? In un mondo dove tutto è visto, tutto è registrato, questa performance suggerisce che lo sguardo può essere restituito. E, con esso, un frammento di libertà.


L’abbraccio di cura delle persone meravigliose che hanno reso possibile questa performance. Grazie!