roccioletti - istruzioni e distruzioni 1

Istruzioni e distruzioni.

Istruzioni e distruzioni.
Istruzioni di dispositivi elettrici,
ambiente naturale.
Serie: azioni statiche.
Installazione, 2020.

 

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Che cos’è un dispositivo?

M.Foucault: “A proposito del dispositivo, mi trovo davanti a un problema da cui non sono ancora ben uscito. Ho detto che il dispositivo era di natura eminentemente strategica, la qual cosa implica che si tratta di una certa manipolazione di rapporti di forze, di un intervento razionale e concertato in questi rapporti di forze, sia per svilupparle in una tal certa direzione, sia per bloccarle, oppure per stabilizzarle, utilizzarle. Il dispositivo è sempre quindi iscritto in un gioco di potere, ma sempre anche legato a uno o alcuni limiti del sapere, che vi nascono ma, allo stesso tempo, lo condizionano. È questo, il dispositivo: delle strategie di rapporti di forze che supportano dei tipi di sapere e sono supportati da essi.”

G.Deleuze: “Noi apparteniamo a dei dispositivi ed agiamo in essi. La novità di un dispositivo rispetto a quelli precedenti, la chiamiamo la sua attualità, la nostra attualità. Il nuovo è l’attuale. L’attuale non è ciò che siamo, ma piuttosto ciò che diveniamo, ciò che stiamo divenendo, cioè l’Altro, il nostro divenir-altro. In ogni dispositivo, bisogna distinguere ciò che siamo (ciò che non siamo già più) e ciò che stiamo divenendo: ciò che appartiene alla storia e ciò che appartiene all’attuale.”

G.Agamben: “Chiamerò dispositivo letteralmente qualunque cosa abbia in qualche modo la capacità di catturare, orientare, determinare, intercettare, modellare, controllare e assicurare i gesti, le condotte, le opinioni e i discorsi degli esseri viventi. Non soltanto, quindi, le prigioni, i manicomi, il Panopticon, le scuole, la confessione, le fabbriche, le discipline, le misure giuridiche eccetera la cui connessione con il potere è in un certo senso evidente, ma anche la penna, la scrittura, la letteratura, la filosofia, l’agricoltura, la sigaretta, la navigazione, i computers, i telefoni cellulari e – perché no – il linguaggio stesso, che è forse il più antico dei dispositivi, in cui migliaia e migliaia di anni fa un primate – probabilmente senza rendersi conto delle conseguenze cui andava incontro – ebbe l’incoscienza di farsi catturare. (…) Chiamerò soggetto ciò che risulta dalla relazione e, per così dire, dal corpo a corpo fra i viventi e i dispositivi.”

 

da
G.Agamben, Che cos’è un dispositivo?, Nottetempo
G.Deleuze, Qu’est-ce qu’un dispositif?, Les éditions de Minuit
M.Foucault, Sorvegliare e punire, Einaudi

 

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dal sito del Ministero dell’Interno
Giovedì 14 novembre 2019, ore 16:42

“Diventa operativo l’obbligo di installare a bordo dei veicoli un dispositivo di allarme per prevenire i casi di abbandono in auto di bambini di età inferiore ai 4 anni, introdotto dalla legge 1 ottobre 2018, n.117. Entra infatti in vigore oggi il regolamento di attuazione dell’articolo 172 del Codice della strada, che disciplina l’uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta e sicurezza per bambini. Il regolamento, adottato con decreto n.122/2019 del ministro per le Infrastrutture e i Trasporti, il cosiddetto “decreto seggiolino”, individua i requisiti tecnici che il dispositivo antiabbandono deve possedere, prevedendo che possa essere, in alternativa:

– integrato all’origine nel sistema di ritenuta per bambini;
– una dotazione di base o un accessorio del veicolo, compreso nel suo fascicolo di omologazione;
– indipendente sia dal sistema di ritenuta sia dal veicolo.

Il sistema antiabbandono, specifica la Polizia di Stato che ha emanato ieri una circolare sull’entrata in vigore dell’obbligo, deve attivarsi automaticamente a ogni utilizzo, senza ulteriori azioni da parte del conducente, emettendo un segnale di allarme percepibile dentro e fuori il veicolo che attiri tempestivamente l’attenzione. La Polizia consiglia, inoltre, di verificare al momento dell’acquisto la conformità del dispositivo ai requisiti tecnici previsti dal regolamento, consultando la documentazione tecnica.

 

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5 Comments

  1. Dis- pari al διά greco implica attraversamento indi separazione come per diavolo διάβολος getto attraverso quindi avverso, il dis-pisitivo è il porre ( ponere )secondo un criterio separativo, quindi mettere qualcosa tra l’individuo e il reale di cui l’individuo è parte inglobata e inglobante. Quindi il “dispositivo” separa da a ma per paradosso mette in atto un collegamento traslato tra il soggetto e l’artefatto di cui il “dispiditivo” ne è rappresentazione, al fine di creare un collegamento tra soggetto e realtà ma in modo un piuttosto traslato quasi irreale-virtuale. Unisce fittiziamente e paradossalmente dispone, ossia sparge qua e là qualcosa di sé che però vuol rimandare a qualcosa di chi lo ha pre-dis-posto.
    Unire il disgiunto e disgiungere l’unito: mi separo dal bambino e lo dimentico, il “dispisitivo” serve a rammentare ciò di cui potrei dimenticarmi. La scrittura fu il primigenio mezzo-dispositivo che supplisce al rischio dell’oblio e all’incapacità di ricordare. La memoria è un dispositivo che dovremmo imparare a recuperare.

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