Roccioletti cover

Aidòs e hybris.

Aidòs e hybris.
Pins, paper, body.
Selection of images from video.
Performance, 2022.

Aidòs e hybris.
Spilli, carta, corpo.
Selezione di immagini da video.
Performance, 2022.

Thanks to Greta aka Bastet.

Testi di Mario Domina (2020),
“Fisiologia e metafisica dell’abbraccio.”

 

Roccioletti

 

“L’abbraccio è un gesto di abbandono e di esposizione della fragilità, con il desiderio di cingere, fare argine, racchiudere in una sfera affettiva e psicologica sicura, protettiva, l’altra persona. L’abbraccio si rivela così il porto verso cui l’altro sa di poter approdare. Si insinua qui una sottile forma di potere che andrebbe meglio indagata, trattandosi dell’invito a venire a sé, più che ad andare verso l’altro. Correndo così il rischio di una asimmetria affettiva. Ma credo sia del tutto secondario, e non decisivo: l’abbraccio rimane comunque un gesto rotondo, circolare, di essenziale reciprocità – per lo meno, questo dovrebbe sempre essere un buon abbraccio, una spontanea deriva amorosa che si racchiude in una circolarità perfetta.”

 

Roccioletti

 

“L’abbraccio ha però anche una valenza che va oltre la fisicità, la sensorialità e l’emotività. Penso sia anche una modalità cognitiva e persino metafisica di relazionarsi all’alterità e, più in generale, al mondo. Abbracciare – se bene inteso, praticato ed esteso simbolicamente – equivale ad avere una visione ampia della relazione, una capacità di comprensione, una larghezza di veduta: abbracciare con lo sguardo, non solo visivo ma soprattutto intellettivo. In un modo che non è però padronale o dominante, ovvero di un pensiero che cattura il mondo, lo classifica e lo riduce a sé. L’abbraccio cognitivo rimanda alla contemplazione, al rispetto e alla condivisione. Per certi aspetti, al lasciar essere e fluire.”

 

Roccioletti

 

“Abbracciare il mondo è al contempo – anzi, prioritariamente – esserne abbracciati: è il periéchon evocato da Jaspers, l’essere come tutto-abbracciante che sarebbe stolto (una forma di hybris) pensare di poter abbracciare interamente. È l’essere ad abbracciare noi, non viceversa. Ecco, mi pare questa una buona conclusione: il gesto dell’abbraccio è un’inserzione locale ed equilibrata all’interno dell’essere (nella forma reverenziale dell’aidòs, opposto alla hybris) – l’essere che è il perenne abbraccio entro cui esistiamo e nel quale ci relazioniamo, attraverso abbracci contatti carezze (talvolta urti o vie di fuga) reciproci, con le sue moltitudinarie forme ed espressioni. L’abbraccio, in questo senso, non può mai essere unilaterale né tantomeno strumento di dominio: noi siamo già da sempre nell’abbraccio dell’essere, noi siamo già da sempre la possibilità di abbracciare e di essere abbracciati.”

 

Roccioletti

 

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