Performance pubblica.
Tutti i nomi.
Voce, corpo, elenchi telefonici.
Carta, sasso, forbici. Cornici.
25 gennaio 2025, dalle ore 16:00 alle ore 00:00.
Trama, via Mazzini 44, Torino. Ingresso libero.
Per dettagli e nota critica, clicca qui.
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Mai che si dica.
Canto il corpo e-lettrico.
Corpo, etichettatrice.
Spoesia svisiva, 2025.
Testi:
“La lotta dei lottatori, due apprendisti, sviluppati, vigorosi, di buona indole, nati lì, su uno spiazzo vuoto al tramonto dopo il lavoro, gettati a terra giacche e cappelli, l’abbraccio di amore e di resistenza, la presa sopra la vita e sotto la vita, i capelli scompigliati che scendono sugli occhi e li accecano.”
W.Whitman, Io canto il corpo elettrico.
“Quando ancora mi capita di vedere qualcosa, è ai margini del campo visivo: frammenti di assurde macchine cromate, appena intraviste. Ho visto un’ala volante sopra San Francisco, la settimana scorsa, ma era quasi trasparente. E le auto con le pinne di squalo si sono fatte più rare, le autostrade evitano discretamente di espandersi in mostri scintillanti a ottanta corsie. E so che niente di tutto ciò mi seguirà fino a New York, il mio campo visivo si sta restringendo a una sola lunghezza d’onda probabilistica. Ho lavorato duro per ottenere questo risultato.”
W.Gibson, Io canto il corpo elettrico, 1969.
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finisci / inizia bene l’anno
cuddling, caring, havingiving sex
for free
#performeros #anarcobody #hackingrules
#arthacking #piacere #performance #body
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Anche la marea è un’onda, ma lenta.
Differenza e ripetizione.
Sassi, onde, mare.
Due ore, 230 scatti.
Performance, 2024.
#materia/le #digita/le
Clicca qui per tutti gli scatti della performance.
Testi:
“Ripetere un irricominciabile, portare la prima volta all’ennesima potenza.”
Gilles Deleuze, Differenza e ripetizione, 1968
“È difficile notare quello che vedi tutti i giorni.”
David Foster Wallace, Infinite jest, 1996.
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Panchine Piccolissime Project.
Accomodatevi.
Installazione diffusa, 2024.
Michele Dierre, Andrea Roccioletti
Per il progetto e tutti gli scatti, clicca qui.
Due nuove location:
– Belvedere capo s.Chiara, Boccadasse
– Genova, corso Italia.
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TheJollyJoker
a-side project
p-rendere f-iato
“La caduta di J nella vasca di acido di brodo primordiale nel mare tra le fauci del corallo: J usa la chimica che l’ha reso così per far del mare far del male alle altre personemaschere, assomiglia ad una vendetta. Oppure ad un tentativo tentazione di rendere l’altro simile a sé: d’altronde J è unico, solo, brutto anatroccolo che non avrà la sua rivincita – classista ed elitaria – nello scoprirsi cigno a dispetto di chi lo perculava. Tra J e le persone non c’è chimica, non c’è attrazione, J è troppo diverso da chiunque, allora: democratizziamo gli Stati (fisici altrui) canaglia, rendiamoli simili a noi, liberiamoli dai loro tiranni dai loro moralizzatori dai loro Batman dalle loro leggi oppressive che non permettono loro di sbocciare bocciare le norme i decreti le leggi. E come democratizzarli renderli simili a noi: prima dei droni, prima delle bombe intelligenti, delle smartbomb degli smartphone dello smartworking, prima delle bombe atomiche, benissimo eh i proiettili le palle di cannone le mitraglie le bombe a mano gli assalti alla baionetta le cariche a cavallo ma: come aver ragione del nemico, se non colpendolo là, in quel preciso punto, puntare al dove siamo esseri umani, nella cosa che ci accomuna, nell’impossibile da non fare: respirare. La prima cosa che facciamo in vita l’ultima che facciamo quando ancora in vita prima di morire. Il primo respiro, l’ultimo respiro. Esalare. E c’è una data e un nome, del primo che si è accorto, che ha avuto sentore, ha respirato il vento del cambiamento; ma in senso lato iato e/o-scuro, d’altronde durante il medioevo si pensava che fosse il vento a portar la peste, i monatti medici della peste già indossavano maschere da corvo.” [prosequi qui la lettura]
Da sé a se: AAA abdicare accenti acuti.
“La storia non si fa con i se, ma questa è una storia di se. Un accento acuto, e il sénso della frase pre cedente andrebbe in altra direzione. Chi fa la storia, le storie: i sé oppure i se. […] Dicotomicamente: il sé è padre di tutte le storie, ma il se è madre di tutte le storie. […] Ma “per fortuna uno scolaro / rilesse il componimento / e liberò i prigionieri / cancellando l’accento.” J da folle cancella l’acume dell’accento acuto, e dà folle di se liberando le storie prigioniere del calcolo razionale del tornaconto, i prigionieri imputati al processo all’intenzione, restituendo distribuendo equamente la possibilità di essere a ciascuno di loro: “Introduci un po’ di anarchia, sconvolgi l’ordine stabilito e tutto diventa caos. Sono l’agente del caos. E sai quale è il bello del caos, Harvey? È equo” [prosequi qui la lettura]
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‘ze:na senzamare
Cartina, forbici.
Installazione, 2024.
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corpi.blog
a work, in progress
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Rizomi.
Lettura integrale, una pagina alla volta,
di “Millepiani” di G.Deleuze e F.Guattari.
Vocoidi, contoidi, testo su carta.
Performance, 2022 – 2025.
Tempo di massacro.
Sebastiano Vassalli, 1970.
Tragedie in due battute.
Achille Campanile, 1979.
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