Workshop: il corpo presente, assente, futuro.

Su di esso dormiamo, vegliamo, combattiamo, vinciamo e siamo vinti, cerchiamo il nostro posto, conosciamo le nostre inaudite felicità e le nostre favolose cadute.
– G.Deleuze F.Guattari, Millepiani, 1980.

 

Workshop di arti performative.
Il corpo presente, assente, futuro.
Il corpo partecipe e partecipato.

Il laboratorio è per coloro che fanno del proprio corpo strumento di espressione, per chi vuole acquisire consapevolezza di sé e del proprio stare in relazione allo spazio e agli altri corpi.

I temi del corpo e delle arti performative saranno sviluppati sia nella teoria (con approccio antropologico, culturale, politico) che nella pratica (teatro, reading, performance). Durante il laboratorio interverranno docenti di discipline attinenti alle arti performative, per offrire visioni e strumenti sull’uso dei corpi in merito alla voce, alla presenza scenica, al movimento. Verranno forniti, settimanalmente, testi e video: spunti per approfondire personalmente, in base alle proprie esigenze, le questioni legate al corpo.

Il laboratorio è strutturato in 4 incontri al mese da due ore l’uno, ogni martedì sera, dalle 21.30 alle 23.00. Il costo è di 50 euro mensili; inizia martedì 11 marzo e si conclude martedì 27 maggio; prevede alcune uscite formative presso teatri e mostre d’arte contemporanea, prove a porte aperte presso il GreenBox e Spazio Trama, e si conclude con la produzione di una performance aperta al pubblico. La sede del laboratorio è Arcademy, in via Assarotti 6, a Torino.

Il primo incontro, conoscitivo e gratuito, è martedì 11 marzo, alle ore 21.30. Sono necessari abiti comodi e materiale per prendere appunti. Durante questo primo incontro la parte teorica riguarderà la definizione di performance come forma d’arte contemporanea, le sue specificità dal punto di vista storico, antropologico e psicologico, le sue difformità dal teatro. Nella parte pratica inviteremo a mettere in atto, di persona, alcune performance chiave della storia dell’arte, di Vito Acconci, Regina José Galindo e Marina Abramovic.

 

Il corpo, in quanto sede di tutte le divisioni in atto nella cultura occidentale, diventa l’oggetto privilegiato dell’intervento artistico, per mezzo del quale l’artista riesce, innazitutto, a connettere il proprio comportamento individuale alla più generale e complessa struttura sociale ed etica contemporanea, dando così vita a quelli che si potrebbero riconoscere come moderni riti di passaggio.
– Marta Rosa,“Il corpo dell’artista nella performance art”

 

Per informazioni e iscrizioni
compila questo form, oppure

Andrea Roccioletti
3885825444
info@p-ars.com
Qui la pagina dei contatti.

 

Info in breve:

Primo incontro gratuito e conoscitivo
martedì 11 marzo 2025,
dalle 21:30 alle 23:00
Presso Arcademy, via Assarotti 6, Torino.
In collaborazione con ARTeficIO.
Successivamente, tutti i martedì sera,
dalle 21:30 alle 23:00, fino a maggio 2025
Presso Arcademy, via Assarotti 6, Torino.

 

Il laboratorio è tenuto da:

Andrea Roccioletti (1979). Organizzatore di eventi, responsabile rapporti con il territorio per il Gruppo Feltrinelli, e performer. Ha frequentato, tra gli altri, il corso di organizzazione teatrale di Mimma Gallina (Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano), il laboratorio di teatro di Duccio Bellugi Vannuccini (Theatre du Soleil), allievo di Carolina Gomez (Scuola di Danza Aires Nuevos). È stato CTA Community Teaching Assistant per il California Institute of Performing Art sotto la direzione di Stephan Koplowitz (USA), organizzatore teatrale per il Teatro Espace, responsabile eventi per il Gruppo Feltrinelli, resident artist presso la Kunsthallekleinbasel (Basilea), il PAF Performing Art Forum (Reims), Trame De Soi (Tulle). Ha portato le sue performance e ha esposto alle Officine Caos con Michelangelo Pistoletto, alla Nroom Art Gallery (Tokyo), al DOCVA Documentation Center for Visual Arts e al Teatro Elfo (Milano), al Teatro Astra (Torino), al De Peper (Amsterdam), al Centre de Congrès de Québec (Canada), ad Artissima (Torino) e alla Biennale di Venezia (2015).

Vanessa Depetris (1991). Diplomata in pittura e decorazione, ha frequentato Tangram Teatro, Cantiere Altrigo, PAF Performing Art Forum (Reims), workshop di danza creativa presso la GAM, e il MAI Marina Abramovic Institute (Grecia). Ha partecipato allo spettacolo “Dimora del volto” presso la Fondazione Merz, “Diradare” presso il PAV Parco dell’Arte Vivente, e “Orizzonti prossimi / Aria d’azione” presso la Fondazione Sandretto.

 

 

Scarica qui il .pdf del lab
roccioletti_workshop

 

 

In collaborazione con

 

I precedenti workshop:

Corpi solidi, liquidi, aeriformi.
Corpi estranei, corpi contundenti.
ottobre – dicembre 2023
Restituzione finale: Antropometrie.
Sabato 13 gennaio 2024

Il corpo nel labirinto, il labirinto nel corpo.
febbraio – maggio 2024
Restituzione finale: Cercasi Euridice.
Sabato 22 giugno 2024

Il corpo immediato, mediato, mediale.
settembre – novembre 2024

 

#corpo #performance #teatro #reading
#poesia #fotografia #movimento #danza
#artecontemporanea

 

Breviario a due voci.
Perché iscriversi ad un workshop.

L’epoca contemporanea (ma chi è, l’epoca contemporanea? chi la agisce?) pone al centro (quanticamente presente in ogni punto della Rete) le questioni del corpo (il corpo ha davvero questioni? question mark) oppure: è un fenomeno come quello dell’arto fantasma in neurologia, la percezione forte, dolorosa ma illusoria dopo un’amputazione. L’attenzione collettiva per il corpo (mediatica, informatica) è un’astuzia del consumismo e del capitalismo vettoriale (chi sono i nuovi proletari?) oppure: è indizio di una svolta epocale parallela alla smaterializzazione nel metaverso.

“Uno spettro si aggira per la Rete, ed è chi arthackera il flusso di bigdata?”
– Karl Question Marks

Il benessere cercato nelle SPA (sì, quelle con gli idromassaggi; sì, le Società Per Azioni) è il contraltare della violenza quotidiana (e dacci oggi le nostre pene quotidiane) che i corpi subiscono dal potere, oppure (potere temporale piove sui nostri volti silvani). Le manifestazioni tecnopagane dionisiache (scienza e teologia si osservano, di nascosto) sono i prodromi di una vera rivoluzione dei corpi (revolutio, rivolgimento, ritorno) oppure: l’ultima maschera di un narcisismo figlio della politica della consolazione. Che cosa significa avere / essere un corpo, al giorno d’oggi. Già s’inciampa in una slash. Un workshop è un luogo dove, con una buona vasta scelta di strumenti (chirurgici, etimologicamente) si smontano e si montano cose (il corpo è una cosa?) per capire come sono fatte, (“si è fatto tutto da solo”) altrimenti non è un laboratorio,
è uno strutturificio che struttura su altre strutture (storture, contratture) ma al dunque non si arriva. Il dunque è (dunc, hic et nunc) mettersi in difficoltà, in condizioni tali da poter sentire le voci le voci antropologiche, culturali, sociali, storiche, personali, da cui siamo parlate e agite, e farne qualcosa oppure non farne nulla ma esserne consapevoli, invece che portare sul palco e ancora e ancora e ancora e ancora riferendo (“ferendosi di nuovo”, Carmelo Bene) un libro ben ricopertinato ma di cui sappiamo poco, o niente, del contenuto. Percorso ovviamente difficile (da obvius, che va incontro) perché significa mettere in discussione anche (plurale di anca) il demone dell’efficienza, della produttività, (leggi dell’economia) del risultato pratico spendibile quantitativamente (i conti della serva) misurabile nel setting di un mercato dell’arte (in senso ampio) che vorrebbe essere l’alternativa al capitalismo vettoriale (vettori di informazione) ma ne è strettamente, strettamente imparentato. Combatti la tua nemesi diventa la tua nemesi sei la tua nemesi, difficile ammetterlo. Così, anche gli atti creativi (da aptus, adatto) (raptus) che dovrebbero vorrebbero potrebbero scandagliare profondità dai tempi e dai luoghi assolutamente incompatibili con la vita quotidiana diventano piccole Società Per Azioni o Startup progetti o bilanci o contabilità o rendiconti scontrini fatture e davvero pensiamo che questa sia la forma migliore. Migliore per chi? Migliore di chi? Ci paga o ci appaga?

 

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