Decolli e voli.

 

E dopo aemori per creaturaliene e cadute in luoghi morbidi, qui ora si legge leggerezza, si vogliono voli, si decifrano decolli: trattando traduzione parallela rispetto a decapitazioni. Chi, almeno una volta nelle vite, le viti le rotelle la testa non ha perso oppure trovato il corpo suo nell’altrui corpo, in dialogo contatto; chi causa decapitazione decollazione non è volata volato via, dal peso, delle gravità quotidiane.

Perché accadono avvengono de-capitano decolli: con lunghe corse a perdifiato e cuore in gola, che sembrano quasi fughe oppure desiderio verso, in entrambi i casi finalmente liberato; e se fortuna vuole per morbidi declivi, declinando verbo-si prati erbosi, che in questo o quel periodo il tratto di vita non presenta inciampi; versandosi su versanti di colline che è proprio destino e più facilmente si vada in quella direzione; discese che accompagnano le falcate e ci si fa falchi, quando veloce quanto basta ma mai abbastanza, ecco: ci si stacca dal suolo, e si vola.

A Novara, in via Giacomo Puccini, si trova la chiesa di san Giovanni Decollato. L’omonima confraternita, fondata nel 1400, aveva compito di assistere i condannati a morte – alla pena capitale – così come facoltà di salvarne la vita, ma solo una volta all’anno. La stessa confraternita si trova anche a Roma, accanto alla Bocca della Verità, sarebbe un ottimo spunto ma non è questo l’argomento, bensì la parola: decollato.

Accadono avvengono de-capitano decolli: quasi immobili, che si stava in speranzosa annosa attesa, oppure di sorpresa presi in un istante, distante sollevati in volo da correnti ascensionali, da grandi mani d’aria calda che più leggera finalmente e sale, tutta insieme, e conduce con sé in alto, che sia miracolo oppure logicamente fisica: che sia sole che ha scaldato a lungo la terra, che sia massa d’aria fredda che spinge altrove quella calda, e noi con lei; decolli che è chiedere un passaggio a come si formano le nuvole, ma dopo però, che intanto: si aleggia.

Gli aerei decollano, così come alcune sante e santi, andando in estasi, fluttuando nell’aria: santa Teresa d’Avila, san Francesco d’Assisi, san Pietro d’Alcantara, nomi di città come su tabelloni aeroportuali con orari di partenza e di arrivo; san Giuseppe da Copertino, patrono delle persone che studiano: alle volte volando sulle volte del convento ragliava come un asino. L’inquisizione gli stava alle calcagna: i suoi svolazzi, che spesso lo sottraevano agli interrogatori, puzzavano di eresia. Di lui scrive Carmelo Bene: “Ci sono cretini che hanno visto la Madonna e ci sono cretini che non hanno visto la Madonna. Io sono un cretino che la Madonna non l’ha vista mai. Tutto consiste in questo, vedere la Madonna o non vederla. San Giuseppe da Copertino, guardiano di porci, si faceva le ali frequentando la propria maldestrezza e le notti, in preghiera, si guadagnava gli altari della Vergine, a bocca aperta, volando. […] Se a frate Asino avessero regalato una mela metà verde e metà rossa, per metà avvelenata, lui che aveva le mani di burro, l’avrebbe perduta di mano. Lui non poteva perdersi o salvarsi, perchè senza intenzione, inetto.

Accadono avvengono de-capitano: decolli esplosivi, cannoni che sparano, non contro le persone, bensì le persone verso mete lontanissime, solo viste da sole da soli stelle lontane nei telescopi, nei cannocchiali del lungimirare per mare, navigando come quando “de’ remi facemmo ali al folle volo” oltre le Colonne d’Ercole di un aemore che è la fine del mondo e l’inizio di altri mondi che meravigliano e ammutoliscono, come nel film muto di Georges Méliès sulla luna, e sulla luna Astolfo dell’Orlando Furioso a recuperare il senno perduto, perdendo il senno il sonno dietro a tanto desiderato veleggiare; ed è volo in accelerazione costante uniforme fino alla meta e a metà viaggio già si è straniere stranieri in terra di strani fiori e alieni germoglianti.

Giovanni Battista decollato, invece che decapitato? Sicuramente etimologia: origine della parola e sua evoluzione nel tempo. Un po’ come il fatto che fino a noi sia giunta, a congiungerci, la parola bacio, dal latino tardo basium; epperò si diceva anche osculum, ma questo ramo etimologico non è sopravvissuto. Chissà che differenza c’era, tra basium e osculum, e quali labbra dovevano saperlo assaporarlo deciderlo.

Accadono avvengono de-capitano: decolli come la scritta sulle labbra dell’Orco nel Parco dei Mostri di Bomarzo, “ogni pensiero vola” e di pensieri affollata la testa decollava Pier Francesco Orsini per il patimento della morte della compagna Giulia Farnese. “Per sfogare il cuore” – recita altra iscrizione nel parco – progettò realizzò al colmo del dolore un bosco colmo di creature fantastiche, enormi e di pietra eppure: tutte decollano e ancora e si librano liberano altrove, via da quella perdita e ci si perde si diparte departures arrivals ci si salva in quella selva di atterraggi e decolli.

Il prefisso de- indica allontanamento, separazione: de-capito separo la testa dal corpo. Ma de-collo? Separo dal collo, cioè: la testa. Giovanni Battista è la sua testa: il suo corpo, senza di essa, non è lui. Al tempo che si usava questa parola la testa era più importante del corpo. Diversamente da quella di Orfeo, che continua a cantare anche dopo che è stata decapitata dalle Baccanti, nella tradizione cristiana non si danno teste parlanti: quella di Giovanni Battista è morta, e tuttavia il perno attorno al quale ruota tutta la tragedia di Salomé, che l’ha pretesa (sia la testa che la tragedia) da Erode: “nessun fiume, nessun oceano potrà mai spegnere la mia passione” (dalla Salomé di Oscar Wilde, illustrata da Aubrey Beardsley).

Accadono avvengono de-capitano: decolli che sono complicate macchine a lungo progettate, disegni leonardeschi di viti per avvitarsi nel cielo a forza di braccia, palloni aerostatici in balia dei venti ad osservare dall’alto la geografia dei sentimenti, filmati in bianco e nero di enormi uccelli di legno e tela dei fratelli Wright, a cercare il compromesso il gioco di prestigio oppure l’inganno che qualcosa di più pesante dell’aria possa smettere di pesare sulla terra; e nonostante il pubblico dileggio leggere sul diario privato: 17 dicembre 1903 primo volo umano controllato, ma è piena di date così, la cronaca di tutte le persone che approntano decolli, e voli.

Per la religione cristiana sei vivo oppure sei morto, sei carne oppure sei spirito, d’altronde non è forse tutta basata su quel magheggio passaggio? che uno in particolare è stato bravo a fare, e nel tempo di tre giorni, cioè: morte e resurrezione, inversione della freccia del tempo, farsi beffe dell’entropia, trovare un escamotage a quel passaggio dicotomico. Sei nel mondo dei più, come si usava dire, oppure sei nel mondo delle persone viventi. Altro non è dato. Ma invece.

Accadono avvengono de-capitano: decolli che sono cantati, “voooolaaaree ooooh ooh”, nel blues dipingendosi di blu come Picasso in quel suo periodo, per assomigliare confondersi al desiderio di ciò che si desidera; volare come gli Uccelli della canzone di Battiato, e nel decollo nel volo cambiare “prospettive al mondo in traiettorie impercettibili e codici di geometria esistenziale”. E “come gli uccelli voglio credere a tutto” scriveva Jack Kerouac, forse era Allen Ginsberg? E ricordo la fotografia di Allen Ginsberg sul letto di morte di Jack Kerouac, lui che lo tratteneva dicendogli non te ne andare e i monaci tibetani che gli recitavano il Bardo Thodol sali non ti voltare; chissà come era fitto fitto di decolli e trasvolate simile ad aeroporto di metropoli il St.Anthony’s Hospital di Petersburg, quel 21 ottobre d’autunno e foglie che cadevano nel 1969, blowing in the wind.

Ma: voli, leggerezze, condizioni con dizioni intermedie, tra cielo e terra né terrà né ce l’ho, sfericità celesti e spigolosità ctonie, liminali stati in luoghi e moti da luoghi liminali, i decolli: che traboccano dai canoni, ne cancellano meravigliosamente i confini, tracciati con il gessetto dalle tirannidi dalle oppressioni affinché si salti nelle caselle del gioco della campana e per chi suona, questa volta? avanti e indietro e chi sbaglia ha perso. E invece no: ancora un salto, chi se lo aspettava diventa un decollo, decapitata la ragione del gioco, e si vola.

Accadono avvengono de-capitano: decolli che sono collage decollage oppure dipinti, e il tempo che c’è voluto a dipingerli a metterli mettersi insieme, come gli amanti di Chagall ma tutti gli amanti, sopra città dai nomi di santi e dannati in voli, e in voli lunghissimi eterni come effimere vite di farfalle. A sragione insetti sgraziati ma in stato di grazia, ronzando senza penzieri zzz il loro mantra, facendo dispetto alle leggi del buon senso della fisica, decollano sorvolano abissi verdi come tartarughe marine; e decolli di spettri e fantasmi nell’oscurità, e abbacinanti come angeli, e cavalieri dell’apocalisse in volo su nubi scure, e passi di danze macabre che ogni jeté è un decollo una decapitazione della ragione delle ragioni

 

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Orizzontale, 11 lettere : Mutamento di posizione identificabile in un trasferimento, oppure in senso temporale una anticipazione o differimento. In meccanica, vettore che ha per estremi le posizioni occupate da un punto mobile in due istanti diversi.

Spostamento.
Un punto mobile in due istanti diversi.
Videoart. Work in progress, 2025.

 

 

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Tutte le iniziative, pronte e in progress

 

Prossima performance pubblica:
Pelle epidermide. La trasmissione del pensiero.
A breve data e luogo.

 

7 ottobre 2025, dalle 21:00
@ Trama, via Mazzini 44B, Torino
#corpo + #identità
Incontro conoscitivo
Workshop di arti performative
Con Vanessa Depetris e Andrea Roccioletti
Clicca qui per tutte le info

 

11 ottobre 2025, dalle 21:00 alle 23:00
@ Antro, Largo Saluzzo, Torino
Origine del Mondo 3.0
Con Vanessa Depetris, Rossella Ferrero
e Andrea Roccioletti.

 

27 ottobre 2025, dalle 16:00 alle 21:00
@ Parco Mita, Faenza
Ascolta Faenza + Sinfonia per le rondini.
Pigreco Semi di Intercultura APS
16:00 – “Alberi Parlanti”, performance al Parco Mita a cura del collettivo Guerrilla Performing Tramanti. A seguire ci si sposterà a piedi (distanza 50 metri). 17:30 – “Sinfonia per le rondini”, concerto di Alceste Neri presso lo Studio di Via Filanda Vecchia n. 53. Segue convivio e piccolo buffet, con chiusura alle 21:00. Con il contributo del Comune di Faenza e dell’Unione della Romagna Faentina.
Clicca qui per l’evento

 

Per tutti gli appuntamenti, ecco il calendario:
clicca sull’evento per i dettagli.

 

 

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