“Disimpara il corpo. Perché mi ti ci insegnano dove finisce quanto è costante, quanto costa consta in unità di sistemi metrici per misurarlo al millimetro un tanto al chilo; e invece il corpo germoglia cammina su radici, si espande si contrae, avvizzisce sboccia, all’altro si intreccia indistinguibile (si) distingue, (si) estingue divampa, si disloca riassembla, a sé (si) accosta discosta, trema sconfina (si) sfoca, tutto esplora da tutto esplorato attraversato attraversa, mutevole mai muto. Disimpara il corpo.” – Wincent Raca.
Work in progress.
Moltitudine, in frammenti.
Tre movimenti + un video.
Sagomatori, corpo. Scatti,
riprese video, nessuna postproduzione.
Performance, 2024.
Corpo e corpo del testo
di Darkene F. DiCembre.
Rossella Ferrero, Vincenzo Bruno,
Andrea Roccioletti.
Content warning: foto di nudo. Secondo l’attuale legislazione se sei minorenne non ti è permesso accedere a questa pagina. Inoltre, in alcuni paesi del mondo questi scatti sono illegali, sia noi che li abbiamo prodotti che tu che ne fruisci siamo perseguibili penalmente. Infine, condividere la pagina a cui stai accedendo su alcune piattaforme social potrebbe portare a restrizioni oppure ban del tuo account. Tutto questo è per noi spunto di riflessione sulle tematiche interconnesse al corpo, alle sue forme, al suo rapportarsi con se stesso, con altri corpi, con le cose, con lo spazio e con il tempo, e ai confini individuali culturali sociali politici antropologici biologici fisici mentali che continuamente, e meravigliosamente, travalica e trascende.
Primo movimento.
Non più intero.
Non è intero quel che vedi.
A chi più serve lo sia?
Come se un fulmine in una notte di stelle mute
avesse fatto questo tronco mio a brandelli.
Corteccia, midollo, xilema, sparsi per la terra dura.
È ancora albero quello che vedi?
Frammenti che furono me strisciano, danzano, corrono.
Alcuni già si putrefanno.
Altri si dividono ancora.
Mi guardo appollaiata da lontano:
tornerà uno quel carnevale di carne sciolta?
Aspetto. Impasto. Modello.
Ma quell’omuncolo risorto, brutto, esangue, cade ancora.
Che sarà di lui? Penso. E piango.
Secondo movimento.
E quel che resta di me si liquefà.
È selva. È notte. È tardi.
Scarni lupi ballano un sabba sui miseri resti sparsi.
Insolente, all’alba, sorge un anelato sole.
Trafigge di luce vera quei caparbi mozziconi effusi.
Ognuno prende vita.
Uno urla, uno ama, uno ride.
Altri giocano, puzzano, si fanno la guerra.
Li guardo, pezzo a pezzo a pezzo.
Terzo movimento.
Sono io, io, io.
Che mi immillo in una moltitudine.
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“Importa quali pensieri pensano i pensieri. Importa quali conoscenze conoscono le conoscenze. Importa quali relazioni relazionano le relazioni. Importa quali mondi creano mondi.” – Donna Haraway.
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Intervenzione collettiva
Tatto e tocco
Work in progress
Nella versione di Vincenzo Enzo Bruno
Di a da in con su per tra fra: Vanessa Depetris, Rossella Ferrero, Michele Di Erre, Alessia Blu di Mitilene, Andrea Roccioletti.
Qui tutti gli scatti work | in progress.
Performance | work in progress | in occasione di:
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Prossimamente:
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Retakes 2013 > 2023



“Ho visto uno spettacolo bellissimo / ovvero La Compagnia del Dopodomani, Hilbert, Godel e il Magic Worm. Ho assistito ad uno spettacolo teatrale sorprendentemente bello ed interessante. Ho deciso di raccontarlo, in parte. Non siete a rischio spoiler. Si dà il caso (a dire il vero: la scelta) che questo spettacolo non verrà più rappresentato. Ma andiamo con ordine… [prosequi qui la lettura] ”

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responsability, 2016.
Clicca qui per tutti i dettagli.
L’artista automatico, 2019.
Ogni volta che si carica e ricarica la pagina, l’algoritmo genera una diversa opera d’arte. Clicca qui.
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Percorsi di lettura
H.Goettner-Abendroth, “Le società matriarcali del passato e la nascita del patriarcato”, Mimesis, 2024.
“Alla luce dei moderni Matriarchal Studies, di cui Goettner-Abendroth è la fondatrice, il volume intende riscrivere la storia della civiltà umana da una prospettiva non-patriarcale. La ricerca, reinterpretando le scoperte archeologiche, offre una nuova visione sulla nascita delle società patriarcali e gerarchiche dell’Asia occidentale e dell’Europa succedute alle preesistenti comunità matriarcali ed egualitarie. Il libro offre al contempo un’analisi critica della narrazione storica, evidenziandone le lacune, le distorsioni e i pregiudizi di cui si sono nutriti per secoli i vari campi del sapere. Ne esce così un racconto delle civiltà del passato in cui le donne, non ancora marginalizzate, erano al centro dei sistemi sociali. Goettner-Abendroth affronta diverse questioni a partire dal Paleolitico fino ad arrivare all’Età del ferro, come la nascita della matrilinea, la scelta della cooperazione a fondamento della società e il successivo imporsi delle procedure patriarcali di dominazione. È stato quello il momento in cui ha preso avvio la macchina bellica delle società statali e la conseguente ideologia del sistema guerra come innata necessità dell’essere umano. Ampio spazio è dedicato allo studio di come i gruppi umani si siano diversamente integrati negli ambienti naturali, affrontando nei millenni i cambiamenti climatici con soluzioni diversificate a seconda dei contesti geografici. Un’analisi vasta, attraverso cui l’autrice offre una chiave di lettura illuminante, soprattutto per il presente.”
J.Fontcuberta, “Oltre lo specchio. La fotografia dall’alchimia all’algoritmo”, Einaudi, 2024.
“Cosa resta della «verità» dell’immagine impressa su pellicola al tempo in cui è diventata completamente sintetica? O forse non c’è mai stata una verità dell’immagine? Un grande fotografo e teorico ci accompagna in una vertiginosa discesa oltre i confini di realtà e finzione. In principio c’erano la pittura e lo specchio. Prima della fotografia c’erano i medaglioni coi ritratti delle persone piú care e c’era la possibilità di vedersi riflessi, per riconoscersi e abbellirsi. L’immagine che resta nel tempo e quella fugace quanto uno sguardo. La fotografia è piú specchio che pittura: uno specchio che congela l’attimo, che ha memoria, in cui le cose si imprimono per sempre. Fugace e insieme eterno. La fotografia cambia la grammatica dell’immagine, che quando è riflessa non inganna, restituisce il mondo cosí com’è, e invece quando viene impressa su pellicola si trasforma, dipende da un punto di vista, diventa interpretazione, in bilico tra il vero e il falso: bisogna fare un salto oltre lo specchio per comprenderla. Bisogna considerare questioni antropologiche, estetiche, politiche. E allora forse la fotografia è sempre stata un po’ virtuale, ben prima che si potesse immaginare un universo in cui tutto è virtuale. Joan Fontcuberta, uno dei piú rispettati ed eclettici studiosi di fotografia al mondo, ci accompagna in un viaggio tra le immagini poetico e insieme teorico, in cui si passa dal mistero alchemico della pellicola e della luce, alla magia oscura delle scatole nere in cui si raccolgono e si computano i dati. Un viaggio tra le illusioni del passato e quelle del presente. ”
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