“Per vedere
dobbiamo dimenticare il nome
di ciò che stiamo guardando.”
– Claude Monet
Abituali sbagli d’abito.
Performance collettiva, 2024.
Il progetto prevede performer in abito da sposa che svolgono attività quotidiane: andare alle Poste, fare acquisti al mercato, etc… Alcune complici scattano fotografie di ciò che accade e delle reazioni delle persone di passaggio, inconsapevoli che si tratta di una performance.
Gli abiti da sposa sono tutti usati: trovati ai mercatini oppure online, provenienti da matrimoni conclusi, regalati oppure venduti per necessità economiche. A corredo degli scatti, alcuni spunti in parole delle partecipanti; inoltre sono stati raccolti i commenti delle persone di passaggio alla vista della spose (riportati in corsivo nell’articolo).
Hanno pensato, partecipato e documentato questa performance: Vanessa Depetris, Rossella Ferrero, Alessia Blu di Mitilene, Lalla Vertamy, Tiziana Doronzo, Simona Braga, Andrea Roccioletti.
I preparativi, le scale, la strada.
“Il concetto di vestito come frontiera, nell’analisi di Elizabeth Wilson, assume anche un altro significato: le coperture hanno il compito di collegare, mantenendo però una netta divisione fisica, il corpo biologico al corpo sociale. L’abito segna sempre un confine, ma di per sè comunque ambiguo, rispondendo alla necessità di contenimento e separazione. Il contenimento permette che il rivestimento si proponga come estensione del corpo legandolo al corpo sociale ma frapponendosi, come linea di separazione, tra l’intimità personale e soggettiva e la socialità pubblica.” – Moda e trasparenza. Regimi discorsivi e dialettiche tra sguardi. Eleonora Chiais, Mimesis 2023.
Le performance
“Temevo molto l’effetto candid camera, che non era quello desiderato. Invece non è accaduto che fosse percepito come uno scherzo. I sorrisi, gli auguri, erano sinceri. Non c’era nessun matrimonio, ma per le persone di passaggio sì, e quindi sì quella sposa si stava sposando, perché non era lei, erano tutte le spose, tutte quelle che effettivamente quel giorno, sconosciute lontane chissà dove, si stavano sposando. E in quei sorrisi ho potuto leggere tenerezza, rimandi a ricordi esperienze altrui, forse una punta di malinconia, di nostalgia per qualcosa, anche di disillusione; il nome che culturalmente ci è stato insegnato dare ad un sentimento negoziato in un abito culturale. Ed ovviamente non solo sorrisi, ma anche – come accade per ogni simbolo potente, sfaccettato, cristallino luminoso ma allo stesso tempo fragile e tagliente – ironia, dileggio, aggressività verbale. Proprio come ogni archetipo, che non parla solo di sé, ma parla attraverso, fa parlare il profondo delle persone.”
“Quando uno (sic, al maschile) è fuori testa“
“La mia sposa solitaria si aggira per le scale e tra i vagoni della metropolitana. Visibilmente scossa, agitata, sull’orlo di un attacco di panico. In fuga.
La sposa, con la sua beltà, ha la capacità di influenzare l’umore di chi la circonda: la sposa gioisce, e tutti sorridono e respirano insieme a lei la felicità del giorno-più-bello-della sua vita. Ma se la sposa è triste, nervosa, allora l’atmosfera cambia, tutto si fa pesante, le domande incombono, ma tacciono.
Ho visto l’espressione della gente attorno a me cambiare: da quella di sorpresa, del ma che ci fa una bella sposa in metro?, a quella del oh oh, qualcosa non è andato secondo copione…
E la sposa influenza così tanto l’atmosfera attorno a lei da spingere un suonatore di strada, in cerca di qualche moneta, a seguirla e a tradurre in musica la sua malinconia. E tra le tante canzoni che la sua chitarra vibra, lui sceglie questa.
E quel vagone diventa stretto stretto attorno a lei, in un attonito silenzio.
Questa sposa ha mancate possibilità, eppure infinite davanti a sé.”
“Stasera ha la febbre”
“Aver messo su Facebook alcune mie foto in abito da sposa ha suscitato una stranissima tensione sociale: si sono mosse molte persone, presenti e passate, che non sentivo da anni, mai più fatte vive; vedendo queste foto hanno iniziato a mandarmi messaggi, facendomi gli auguri e chiedendomi; e – con mio stupore – mi sono resa conto che molto spesso non ho avuto voglia di spiegare che era un gesto artistico, ho lasciato l’equivoco; e sotto alle fotografie ho scritto molto bene di che cosa si trattava, ma le persone non leggono, e questo aprirebbe un discorso molto ampio sull’attenzione esercitata sui social. Al di là di questo aspetto, per me questa performance è una cosa viva, dopo giorni che l’ho fatta sta ancora modificando il mio umore, il mio sentire. E non voglio dire che si tratta solo di un atto artistico, lo sento – non voglio banalizzare il matrimonio di nessuno, eh – molto più potente di una decisione che migliaia di persone prendono; per me è stato un atto la cui portata non mi è ancora chiara, mi serviranno altri giorni per pensarci, ha smosso qualcosa nel profondo, vive si muove nel mio inconscio. E’ stata una grande esperienza, voglio prendermi del tempo per scriverla bene.”
“Tieni d’occhio mio marito che c’è la sposa in giro”
“Sposa cerca marito”
“Ho visto molti sorrisi, molta curiosità; alle volte anche un’indifferenza che mi ha sorpresa. Alcune passanti mi hanno chiesto: quando ti sposi? come mai sei qui? ma lui lo sa? Ricordo un passante, entusiasta, che si è offerto di scattarmi foto, mi ha portata davanti al Castello del Valentino. E ci sono state anche espressioni di disprezzo, come se avessero visto chissà che cosa: a denti stretti ma neanche troppo, alle mie spalle, ovviamente. Ma che cosa c’era di così strano da giudicare, mi sono chiesta. E ancora: un sacco di domande, di auguri, soprattutto da parte di donne di una certa età.”
“Il vestito è dotato di molte caratteristiche analoghe alla lingua poichè, come questa, è dotato di un lato istituzionale e di un lato individuale, di una componente legata al significato e di una componente legata al significante, di un piano paradigmatico e di un piano sintagmatico nonché di un livello diacronico e di un livello sincronico. Sulla falsariga della celebre dicoptomia saussuriana tra langue e parole, l’abito è una realtà istituzionale e sistematica indipendente dai singoli soggetti e, dall’altra, una realtà individuale che si compone delle scelte dell’individuo.” – Moda e trasparenza. Regimi discorsivi e dialettiche tra sguardi. Eleonora Chiais, Mimesis 2023.
“Mi sono divertita molto, ero tranquilla, non mi vergognavo, non mi interessava che cosa avrebbero potuto pensare le persone, o meglio; sapevo che mi avrebbero giudicata, ma questo non mi ha fatto stare male. Mi ha molto colpita il comportamento di una signora sulla settantina, ogni volta che mi incrociava nelle corsie del supermercato mi sorrideva, felicissima; oppure un signore che mi ha accompagnata davanti allo scaffale giusto, quando gli ho chiesto dove si trovava un prodotto che non riuscivo a trovare, piuttosto che indicarmi la direzione e basta. Altre persone si sono rese conto di come fossi vestita solo quando mi sono fermata a parlare con loro. E mi spiace dirlo, ma ho anche pensato che questa stessa performance, fatta in altre città, avrebbe suscitato reazioni diverse rispetto a quelle dei torinesi.”
“Doveva portare gli invitati, così c’era più gente [al mercato, ndr]“
“Domani mi sposo dicevo il giorno prima della performance, cercando negli altri un senso di stupore e incredulità. Mi sposo. Sono sempre stata al di là dell’obiettivo come fotografa nel giorno più importante della vita degli altri, e ora ho sperimentato il contrario. Il momento secondo me più bello di tutti è stata la preparazione, la cura di ognuna di noi singolarmente. Una per una ci siamo sentite coccolate da un gruppo di donne lí pronte a renderci le spose più belle di sempre. Il secondo momento più bello è stato quello dell’ attesa prima dell’azione. Stare in macchina con Andrea, vestita così, dopo che i complici erano stati lasciati sul luogo della performance. In quel momento mi è sembrato tutto così vero, la mia ansia da prestazione e la tranquillità di avere a fianco una delle persone più importanti della mia vita. Quella persona che quasi 10 anni fa mi ha detto non vedo l’ora di vederti, tra 10 anni, una Rossella 30enne, chissà come sarai bella. Mi commuove scrivere questi pensieri. Ho deciso di essere me stessa, senza pensare a cosa stessi indossando, ho difficoltà a recitare qualcuno che non sono. Mentre attraversavo sui passaggi pedonali, un signore mi ha fatto gli auguri urlando fuori dal finestrino, gli si è spenta la macchina e sua moglie lo ha sgridato non è possibile, guardi sempre le altre! Ho ringraziato, abbiamo riso molto.”
“La gente è pazza”
“Ma le stanno facendo delle foto? Dove è il fotografo?”
“Boh, se il marito è contento così…”
A questo link la cartella condivisa con circa 400 scatti non editati, la raccolta completa di tutte le fotografie delle performance.
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performaperte performa per te perform aperte
Ti piacciono queste cose che facciamo? Ci incontriamo ogni primo lunedì del mese per far sì che tutte le persone interessate possano suggerire, condividere, restituire, rimescolare le carte, partecipare. Il prossimo appuntamento a porte aperte è lunedì 2 dicembre, dalle ore 21:30 alle ore 23:00, al GreenBox in via s.Anselmo 25, a Torino. Ti aspettiamo.
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Work in progress
Respiri
Chiedendo alle persone di lasciare un loro respiro in buste ermetiche.
Performance collettiva, 2024.
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De visu.
Tutte le volte che il software di messa a fuoco del cellulare ha riconosciuto i volti delle sculture di Mark Manders.
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.
Performance digitale non autorizzata, 2024.
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Work in progress
Moltitudine, in frammenti
– negli scatti di Vincenzo Bruno –
Sagomatori, corpo.
Performance, 2024.
Darkene F. DiCembre, Rossella Ferrero,
Andrea Roccioletti.
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