Intervenzione collettiva
Tatto e tocco
Work in progress
Di a da in con su per tra fra: Vanessa Depetris, Rossella Ferrero, Vincenzo Enzo Bruno, Michele Di Erre, Alessia Blu di Mitilene, Andrea Roccioletti.
Testi da: “Un meno che tocco. La filosofia del tocco di Jean-Luc Nancy”, di Mirt Komel, Department of Cultural Studies University of Ljubljana (Slovenia).
“Corpus come corpo, come corpo al singolare e come corpi al plurale, come qualunque corpo, ma anche questo corpo qua, e da ultimo infinitamente più e infinitamente meno che un corpo qualunque, come per esempio i corpi degli atomi (corpora), un corpus di testi o opere artistiche, un corpus militare ecc.: il corpo: ecco come l’abbiamo inventato. Chi altri al mondo lo conosce? Il corpo è qualcosa che noi, gli occidentali, abbiamo inventato così come abbiamo inventato l’anima, lo spirito ecc., o affermando il primo contro l’ultimo (come Platone ha fatto con la distinzione tra l’anima e il corpo), oppure riaffermando il secondo contro il primo (come Nietzsche ha fatto rovesciando il rapporto tra il corpo e l’anima). In ogni caso manchiamo il punto essenziale se semplicemente affermiamo o l’uno o l’altra, il corpo o l’anima l’uno contro l’altra, così come rischiamo di mancarlo se affermiamo una pluralità di significati del corpo contro una concezione unica e unificante.”
“La saturazione linguistica del corpo fenomenologico ha uno scopo ben preciso: destituire l’immediatezza del corpo, mostrare come il corpo pesa sì, ma come cosa che pensa – per evocare un gioco di parole tra il peser e il penser francese, il pesare e il pensare – e non semplicemente come qualcosa di biologico o fisico e dunque di opposto allo spirito o al pensiero: il corpo è la certezza sconvolta, messa in frantumi. Niente di più proprio, niente di più estraneo al nostro vecchio mondo. Un corpo proprio, un corpo straniero, étrange corps étrangers o strani corpi stranieri, il corpo non è qualcosa di dato, di chiaro, di familiare, ma piuttosto qualcosa di strano e di estraneo, il corpo è la nostra angoscia messa a nudo, il nostro corpo è la nostra angoscia denudata, proprio quando vogliamo affermare il corpo contro il significato, l’ideologia, la religione; per esempio mettendoci a nudo, mostrando il nostro corpo fino al punto in cui l’esibizionismo combacia con il voyerismo, e tutt’e due con la pornoscopia.”
“Per dirla in una parola e con un gioco di parole – difficile da evitare – non toccarmi è una frase che tocca, che non può non toccare, anche quando si trovi isolata da ogni contesto; ancor di più, la frase enuncia qualcosa intorno al toccare in generale, o tocca il punto sensibile del toccare: ed è precisamente qui, su questo punto, che il toccare non tocca, non deve toccare per esercitare il suo tocco (la sua arte, il suo tatto, la sua grazia), il punto dove lo spazio privo di dimensione che separa ciò che il toccare accosta, la linea che divide il toccare dal toccato e dunque il tocco da se stesso. Questo punto, dove il tocco non deve toccare se vuole esercitare il proprio potere (o meglio: la sua arte, tatto, grazia), e allo stesso tempo il punto dove il soggetto attivo del toccare si distingue dall’oggetto toccato, è dunque dove il tocco si divide da se stesso, è un tocco che delimita il soggetto dall’oggetto ma, ancor di più, è la stessa linea che separa il toccabile dall’intoccabile. Ed è proprio perciò che il tocco, quale punto sensibile della sensibilità stessa, fa senso e rende il senso – di per sé intoccabile, cosi come tra l’altro la verità – palpabile, tangibile.”
Performance | work in progress | in occasione di:
Il fil rouge è stato il concetto e la pratica di performance attraverso il tempo, la possibilità / impossibilità di replicare quanto già è stato fatto. Le opere prese in considerazione, su cui si è lavorato, da cui si è tratta ispirazione per prossime performance dal vivo e de relato:
1956 Saburo Murakami – Passing through / 1960 Niki de SAint Phalle – Tirs / 1960 Yves Klein – Leap into the void / 1963 Robert Morris – I-box / 1967 Bruce Nauman – Square dance / 1969 Barry Le Va – Impact Run / 1969 Valie Export – Genitalpanik / 1970 Dennis Oppenheim – Parallel stress / 1970 Adrian Piper – Catalysis / 1970 Vito Acconci – Trademarks / 1971 Chris Bruden – Shoot / 1971 Bas Jas Ader – Fall 2 / 1972 Ana Medieta – Glass on body imprints / 1972 Jochen Gerz – Calling to the point of exaustion / 1973 Gina Pane – Sentimental action / 1974 Joseph Beuys – America likes me / 1975 Marina Abramovic – Freeing the voice / 1976 Bill Viola – The space between teeth / 1981 Maria Lai – Legarsi alla montagna / 1998 Ron Athey – Solar anus / 2008 Pippa Bacca – Spose in viaggio / 2013 Regina Josè Galindo – Stone / 2013 Abel Azcona – Fog.
——-
Fausto De Petra, Il corpo del mondo
sull’intervento di Jean-Luc Nancy
“Le parole le cose”, 2016.
“Siamo un corpo nella società, nel mondo – mondializzato – tanto che la stessa pelle è esposizione del corpo al mondo; ed è un’esposizione fragile sebbene necessaria. Fragile in quanto in tutto e per tutto organica, necessaria perché è proprio la nostra esposizione al mondo che restituisce senso al mondo; che permette la discussione, lo scambio, la possibilità di riconoscere. Infatti, il significato stesso di mondo è sempre quello di dare un senso, di permettere una circolazione. Quando intendiamo il mondo dei musicisti definiamo un corpo entro cui muoverci, entro cui orientarci. Il Corpo, anzi, il corpus nasce come fenomeno rituale e diviene dunque, assai presto, simbolico. Il corpo è la ripetition par excellance e deve allora essere inteso nel significato di agire, come processo contiguo al desiderio, come ripetizione di sé stesso. Del resto la pelle è un’estensione del cervello, una sua funzione. William Blake in The Marriage of Heaven and Hell scrive: colui che desidera ma non agisce nutre pestilenza. È l’esercizio del corpo fino all’estrema condivisione di una sofferenza, ovvero la necessità di agire o, se vogliamo, di desiderare. Vi è dunque la presa d’atto leale quanto estrema della pericolosità della prudenza; tanto che è egli stesso ad aggiungere poco dopo: il verme tagliato perdona l’aratro.
Spazzati via e sbalorditi avvertiamo la mancanza di uno spazio entro cui muoverci ogni giorno, la mancanza della possibilità di affermare il vero. Così, se il corpo è il processo contiguo al desiderio e la nostra società, inibita al principio, vi ha da tempo rinunciato in favore di altri mille desideri; se le migliaia, come ha scritto Borges, assomigliano molto più agli zeri che a qualsiasi altro segno di grandezza; sembra chiaro che la nostra società non soltanto ha smarrito la dimensione del corpo, tanto da aver perduto già da tempo quella propria dimensione rituale (e simbolica!) necessaria, ma ha ancora più colpevolmente finito col non esporsi, scelto di non agire (processo contiguo al desiderio), rinunciato a toccarsi.
Il corpo, la carne, il pensiero, la pelle non sono altro che gli attributi politici dell’essere umano che è essere umano in quanto corpo e non corpo perché essere umano. Come è importante quel sole che sbiadisce dalla carne, in un mondo di esseri umani privo di qualsiasi altro mondo. L’essere umano, certo, può fallire, ammalarsi, scomparire, ma per farlo, prima di tutto, deve vivere (e sbiadire), deve agire, trovare la sua aria, deve, in una parola, desiderare. Infine, toccare come un cieco il mondo che lo circonda, come un bambino tocca le candele per spegnerle quando non ha più fiato, sia pure a costo di scottarsi. Il mondo è gonfio di false verità, le bolle speculano sui piccoli risparmiatori, a noi il compito di soffiarle via, di desiderare, di agire, beninteso, in quest’ordine. Un corpo protetto da una pelle straordinaria in grado di sviluppare la presenza nel mondo che gli organi mantengono. Perché il soffio porta con sé il desiderio allo stesso modo in cui il corpo significa se agisce. E noi non siamo che fumo: although smoke forgets the earth from which it ascends.”
——-
E’ ac caduto e noi l’abbiamo rac colto
Qui il reel della diretta, lo-fi ma
non priva di momenti lirici apici.
——-
——-
Stay tuned
Intervenzioni di novembre
Free, se proprio vogliamo up to you
In occasione di Artissima: sessione di boardgaming come forma performativa collettiva, discussione delle regole del gioco, considerazioni sull’attualità inattualità delle idee rivoluzionarie traslate dagli anni ’60 agli anni ’80 (data di nascita di questo gioco), divergenze e affinità con le lotte contemporanee, meravigliosa e molto sexy perdita di tempo in beffa al sistema produttivo vettorialcapitalista, pericolose cospirazioni – con il favore delle tenebre – ai danni dei benpensanti.
——-
——-
Homemade videogame
Bitcorpi
Work in progress
“Una problematica centrale oggi giorno è quella del corpo. Si sente parlare molto del corpo e se ne sentirà parlare ancora di più negli anni a venire, perché il corpo è in questione: o scompare tradotto in numeri, numerizzato, divenendo una collezione di molecole elettroniche, oppure sarà rafforzato mediante la sua estensione. Il corpo contemporaneo è un corpo bionico, un misto di tecnologia e biologia.”
“Principalmente sono due, i fronti dell’umano che la tecnologia ha scavalcato: velocità e sistemi sensoriali estesi. Se da un lato il tecnologico desensibilizza il corpo, disconnettendolo da alcune sue funzioni – in primis dalla mobilità – dall’altro ha prodotto una simbiosi con il network definito macchinico.”
“Da sempre il corpo è stato territorio di studio, attraversato da processi di ridefinizione identitaria e di rovesciamento dei ruoli sessuali. Il corpo assume molta importanza a causa dei nuovi processi di costruzione fantastica, tra organico e inorganico, con vari trapianti ed incroci; diventa luogo di trasformazione meccanica. II corpo quindi viene usato come mezzo d’espressione artistica, a partire dagli anni sessanta fino ad arrivare agli anni novanta con un dislocamento totale di corporeità; si arriva ad una smaterializzazione della carne che diviene alterazione, trasformazione del sè. Il corpo degli anni novanta è un corpo manipolato, un corpo programmato.”
“L’esplorazione delle possibilità dei nostri corpi, parallelamente alla conoscenza del sé, si tira dietro la comprensione della relazione tra corpo e ambiente, in larga parte medializzata oggi dalla tecnologia, che ha ridisegnato non solo il vivere, ma anche il nascere e il morire, e i criteri sulla base dei quali definire l’essere individui.”
——-
Some retakes 2012 > 2023
——-
——-
IG past projects
——-
——-














































