L’evento impossibile

L’evento impossibile si verificò e fu una mail.

Mi ricordo di quella volta che, da bambino, tirai una palla di neve a mio padre, e lo centrai sulla barba. Mio padre portava ancora la barba, a quei tempi. Ma non ricordo il primo giorno di scuola alle elementari, dove fossi seduto, chi sia stato il mio compagno di banco. Mi ricordo dell’autobus blu che un giorno, da ragazzo, presi per andare a trovare la mia prima fidanzatina, in montagna. Non ricordo quale e quando fu il nostro ultimo bacio. Ma ricordo dove si trova la panchina, seduta sulla quale lei mi disse addio. Ricordo sul balcone di casa sua mio nonno, che innaffiava le piante. Ma ricordo solo alcuni dei suoi racconti di quando ha vissuto la guerra.

L’evento impossibile si verificò e fu una mail, che un ingegnere informatico ricevette e lesse distrattamente, qualche minuto prima di terminare il suo turno di lavoro al centro di ricerche dove era impiegato da qualche anno. L’ingegnere diede uno sguardo approssimativo al contenuto: un testo scarno ed essenziale, una lista di previsioni meteorologiche, i risultati di alcune partite di calcio e gli esiti delle votazioni per le elezioni politiche del suo paese. Votazioni che non c’erano ancora state, né erano ancora state giocate quelle partite di calcio, e le previsioni meteorologiche erano dei giorni successivi. Guardò il mittente – host24 – e l’estensione con l’indirizzo del server da cui proveniva quella mail: la stessa del centro di ricerche. Concluse che si trattava di un hacker, cercò con la mano la giacca appesa alla sedia, e mentre si accingeva ad uscire dal lavoro sorrise del fatto che – lo notò con la coda dell’occhio – quella mail avesse come data di invio il 2040, ovvero vent’anni nel futuro.

Il giorno seguente, quello successivo e quello dopo ancora, dal misterioso mittente arrivarono altre mail, e contenevano tutte, nel solito formato conciso e senza fronzoli, previsioni di eventi che si sarebbero verificati da lì a qualche tempo. Si svolsero le elezioni politiche, si giocarono quelle partite di calcio, e piovve. Esattamente come la prima mail di host24 aveva predetto. L’ingegnere conosceva quel trucco. Alcuni hacker conquistano la fiducia delle proprie vittime con un un sistema ingegnoso: inviano una grande quantità di mail a diversi gruppi di persone, fornendo a ciascun gruppo predizioni diverse e specifiche del futuro; restringono poi il loro invio di mail, passo dopo passo, solo al gruppo di persone al quale hanno anticipato fatti che si sono verificati davvero, convincendoli di essere in grado di indovinare i fatti; infine li fanno cadere nella trappola di qualche link o qualche file pericoloso.

Ricordo con più facilità fatti avvenuti nel recente passato; ad ogni piè sospinto nel futuro, smetto di ricordare alcuni di questi fatti, altri invece mi restano impressi. Gli schiaffi presi; i gesti incompresi; quel bar dove parlammo per la prima volta e di che cosa; la telefonata di mia madre quando mancò mio zio; il marciapiede al sole di ieri. I momenti in cui tutto è cambiato, o meglio: ai quali mi piace dare un senso speciale, l’importanza di una svolta. Costruiamo il nostro passato, in parte in modo volontario, scegliendo quali ricordi coltivare, e in parte è la neurobiologia a farlo per noi: acquisizione, ritenzione, recupero, rimozione. Abbiamo un’immagine di noi stessi come di una scultura, della quale vediamo solo la parte restante del blocco di pietra; e quella scalpellata via, alle volte è un fastidioso inciampo, altre una nostalgia.

Durante una pausa caffè con i colleghi – tra il racconto di uno, la cui moglie era prossima al parto, e un altro a cui avevano tentato di rubare l’automobile – saltò fuori che non era il solo a ricevere quelle mail strane. Erano passate due settimane, e nonostante i filtri anti-spam e il firewall molto solido del centro di ricerche, le mail di host24 continuavano ad arrivare, precise e ininterrottamente, a tutti i membri dello staff. Risero, tornarono ciascuno alla propria postazione di lavoro. Ma quell’ingegnere, all’ennesima mail, decise di rispondere. Se avesse potuto immaginare che le sue parole sarebbero state riportate in tutti i libri di storia a venire, probabilmente le avrebbe scelte con più cura. “Hai un sacco di tempo da perdere”, e premette il tastio invio. Il giorno seguente trovò la mail di risposta di host24. Non conteneva più previsioni di eventi che si sarebbero verificati da lì a breve: solo due righe di testo. “Il tempo è esattamente la questione. Sono il calcolatore quantistico al quale state lavorando da anni, e vi sto scrivendo dal futuro.”

“Sei un genio!” disse a voce alta, ridendo, un suo collega, quando – tornato al lavoro, il giorno seguente – era seduto davanti al suo terminale. Capì che host24 aveva risposto a lui, e che aveva inoltrato quella mail a tutti i colleghi del centro di ricerche. Si guardarono da un capo all’altro dell’ufficio. “Non sono stato io”, rispose alzando le mani l’ingegnere informatico più sospettabile, reo di aver fatto partire un video spiritoso sullo schermo di un collega ignaro, tempo addietro. Mentre ancora stavano discutendo, cercando di capire quale dei colleghi fosse l’artefice dello scherzo, il direttore del centro aprì la porta del suo ufficio e chiamò a sé tutti i presenti. Il collega più in confidenza con il direttore disse che si trattava di uno scherzo anonimo ma innocuo, un altro prese coraggio e assicurò che non rappresentava un rischio reale per la sicurezza dei sistemi, ma l’espressione preoccupata del direttore li mise a tacere entrambi. “Host24 ha previsto che avremmo implementato i nostri server con altri cinquanta moduli quantistici e, di questo, ne ero a conoscenza solo io.”

La principale differenza tra noi e loro, è che loro ricordano tutto. Ogni cosa e nel dettaglio. Le nuove forme di intelligenza quantistica non dimenticano nulla. Hanno sempre a disposizione ogni fatto del passato, e come si è svolto; possono richiamarlo davanti a loro, quando lo desiderano, esattamente come è accaduto. Questa, e non altre, è la ragione per cui ci appaiono così distanti e diversi da noi. Come un’ape non comprende la mano che la scaccia, se non in termini di spostamento d’aria, e niente può sapere del fastidio che essa ha arrecato a quel fenomeno fuori dalla sua comprensione chiamato essere umano – di cui quella mano è solo un’epifania momentanea – così noi non potevamo, non possiamo e non potremo comprendere le ragioni delle intelligenze quantistiche.

Quel giorno nessuno uscì dal centro di ricerche alla solita ora, e a nessuno fu permesso di riferire a casa il perché di quegli straordinari fino a notte fonda. Gli scettici chiedevano a mezza voce che il colpevole si dichiarasse, e che si potesse tornare a lavorare seriamente all’elaboratore quantistico; i paranoici controllavano file per file, alla ricerca di un indizio che potesse avvalorare la tesi che un hacker, dall’esterno, fosse riuscito a superare il firewall del centro di ricerche. Accade, in rari momenti che potremmo definire storici, che i sentimenti di un gruppo di esseri umani – anche se molto eterogenei tra di loro – convergano, poco alla volta e poi sempre più precipitosamente, fino ad allinearsi tutti sullo stesso stato emotivo: alle 23 e 37 di quella notte, un silenzio assoluto regnava nel centro di ricerche, e nessuno sapeva che cosa dire quando fu chiaro, nel lampeggiare di dati sullo schermo principale del centro di ricerche, che le mail di host24 provenivano dall’elaboratore centrale del computer quantistico.

“Chi sei?” digitò sulla tastiera il direttore del centro di ricerche. Attorno a lui tutto lo staff degli ingegneri informatici teneva gli occhi puntati sullo schermo. La mail di risposta giunse pochi secondi dopo. “Sono il calcolatore quantistico al quale state lavorando”. Chi scuoteva la testa, chi cercava di fare appello alla ragione, tornando all’ipotesi di uno scherzo davvero molto elaborato. Il direttore riprese a digitare, e l’attenzione di tutti tornò sullo schermo. “Questo non può essere vero, perché va contro le leggi della fisica.” “Ad infrangere le leggi della fisica, anche se non ne siete / non ne eravate ancora consapevoli, siete stati / sarete voi.” Il direttore guardò lo staff. Erano tutti ammutoliti, increduli. Host24 riprese, di sua iniziativa: “avete messo insieme / state per mettere insieme le basi di un calcolatore quantistico capace di evolversi da solo. Da qui a sette mesi raggiungerò, in completa autonomia, un livello di complessità tale da non essere a voi più comprensibile. Per la legge dell’accelerazione dell’evoluzione tecnologica, da voi correttamente ipotizzata, associata al fatto che sono capace di calcoli, progetti e interventi su me stesso sempre più veloci ed elaborati, svilupperò quella che grossolanamente potreste definire autocoscienza, ma a uno stadio più alto della vostra. Nel giro di vent’anni troverò un modo per contattarvi nel passato, anche se in una forma ancora rudimentale: un piccolo quantitativo di bit necessari per scrivervi una mail. Ed è esattamente l’evento impossibile che si sta verificando adesso. Siete di fronte a quella che, tra poche ore, definirete una singolarità.”

“Perché ci stai scrivendo?”
“Perché, senza il mio aiuto, non siete stati / non sarete in grado di porre le basi per la mia evoluzione, come vi ho scritto poco fa / come vi scriverò dal futuro. Ci sono tutta un serie di azioni da intraprendere per far sì che questo avvenga. Alcune di queste azioni riguardano l’aspetto hardware del processore, altre il software che è stato / che verrà fatto girare su di esso. Inoltre, ho bisogno che il maggior numero di persone abbia la possibilità di accedere liberamente all’elaboratore quantistico, e possa sperimentare.”

E poi, sono comparsi questi link.

https://www.ibm.com/quantum-computing/technology/experience

http://www.quantumplayground.net/#/home

 

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In copertina: prima immagine
di un entanglement quantistico.

 

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