Roccioletti cover

Un’affezione dello sguardo.

Lui venne alla finestra
Io gli dissi: mi sa che il buio se ne va
Così calma e seduta pareva proprio
Stessi ancora là.
– L.Berté, testo di I.Fossati
“J’adore Venice”

 

Un’affezione dello sguardo.
2 accecamenti, uguali e distinti.
Sguardo, schiuma, fiammiferi.
Selezione di immagini da video.
Performance, 2022.

An affection of the look.
2 blindings, equal and distinct.
Look, foam, matches.
Selection of images from video.
Performance, 2022.

 

Testi di Daniela Angelucci, da
“Gilles Deleuze, un’estetica dell’immanenza”
Intervista a cura di S.Oliva e E.Schirò

 

Roccioletti

 

“Da un lato, sembra che il compito di una filosofia del presente sia quello di pensare – o meglio di mostrare – l’immanenza, dall’altro, nel momento stesso in cui si pensa l’immanenza la si trasforma necessariamente in qualcos’altro. Al rovescio, l’arte compone e incarna il caos, senza formalizzarlo. L’arte potrebbe essere pensata come mimesis, bella apparenza, compromesso difensivo, e invece occorre ripensarla come la forma della ripetizione più vicina al caos. Si tratta sempre di una composizione del caos che resta aperta, bucata, di una ripetizione che non disincarna, non astrae né scherma, il reale, bensì lo incarna potenziandolo. È una ripetizione affermativa del reale.”

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

“Per questo motivo le definizioni dell’esperienza estetica che insistono su un distanziamento o su un’attenuazione della sensibilità non mi convincono mai del tutto. Anche al di là dell’arte, per me il problema è quello di pensare la dimensione estetica come diffusa nella vita, mantenendo però in essa una specificità, una differenza. Ciò che in effetti lega i miei interessi, dalla prima fenomenologia tedesca a Deleuze alla psicoanalisi di Lacan, è la questione di come sia possibile che in un’esperienza quotidiana, in cui siamo trascinati verso l’esterno, si inserisca un sostare presso se stessi, che per me è proprio dell’esperienza estetica. Differente e però non separato, questo tipo di esperienza è autonomo ma non depotenziato: non è certo la domenica della vita, un lusso che ci si prende dopo aver soddisfatto le necessità più stringenti. L’esperienza estetica si innesta nella vita ordinaria ma la supera, avendo su di essa un effetto di ritorno.”

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

”Ritroviamo la stessa idea nell’opera di Francis Bacon, che si definito nient’altro che un medium del caso. Ma anche la riflessione di Roland Barthes sulla fotografia – che per eccedere la semplice comunicazione deve avere il punctum, deve trafiggerci suscitando un piacere doloroso – ruota attorno al medesimo cortocircuito fatale tra contingenza e necessità, il punctum infatti è non voluto eppure inevitabile. L’esperienza dell’immanenza ha un che di fatale e perciò è innanzitutto un’avventura. Sarebbe interessante capire la temporalità di questo incontro con l’immanenza: si tratta di un attimo o di un’intermittenza? Certamente l’idea di eterno ritorno e di ripetizione sono indizi di questa temporalità, ma come ci si trova nella ripetizione? Come si fa a predisporsi a che ti avvenga quest’esperienza dell’immanenza? Mi sembra sia necessaria, a monte, una certa disponibilità all’avventura, intesa come disposizione a far avvenire, a far accadere, le cose.”

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

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