Lettera a chi ha fatto bannare il mio video.

 

Cara/o sconosciuta/o,

il giorno che hai segnalato il mio video su Youtube sei stata/o svegliata/o dall’orologio che hai sul comodino, che è stato costruito in Cina da operai sottopagati e senza diritti (ed è di plastica). Mi auguro che il piumone che ti ha tenuto al caldo durante i tuoi sogni beati non sia realizzato con piume d’oca, perché le oche vengono spiumate da vive e questo certo non reca loro godimento.

Nacqui. Non so per quanto fui nel caldomorbido di chi mi aveva nato. Un altro giorno, goffa nei movimenti, scoprii il fuori, luminosodoroso. Diminuirono le volte che stavo nel caldomorbido. Aumentarono le volte che curiosavo nel fuori, luminosodoroso.

Il giorno che hai segnalato il mio video su Youtube sei andata/o in bagno, hai infilato in bocca lo spazzolino da denti, spero consapevole che sia lui che il tubetto di dentifricio sono di plastica, così come l’asse del cesso sul quale ti seduta/o. La parte sul caffè la salto, perché sono certo che tu compri solo quello equosolidale, sai meglio di me che l’80% dei chicchi arriva da Brasile, Indonesia, Vietnam e Colombia, e né i lavoratori né l’ambiente di questi paesi vengono rispettati per darti la possibilità di avere la giusta carica al mattino per affrontare bene la tua giornata.

Altre e altri come me vivevano nel fuori,
luminosodoroso. A volte mi accoglievano, a volte mi ringhiavano. Facevano cose di cui non comprendevo il senso. Queste cose che facevano garantivano loro pastibuoni da mangiare. I pastibuoni da mangiare scendevano dalle mani di altri ancora, diversi da noi.

Il giorno che hai segnalato il mio video su Youtube sei andata/o al lavoro, spero a piedi; la macchina, è risaputo, inquina, al massimo in bicicletta, occhio che i copertoni siano di ciclopentene riciclato, perché tutti gli altri non sono affatto green e ogni anno circa 300 mila tonnellate di gomma vengono abbandonate, riempiono le discariche, e questo all’ambiente bene non fa. Ah, le scarpe che hai indossato, appunto: no gomma, no pelle o cuoio, ci mancherebbe. Su quello che hai mangiato a pranzo mi viene da ridere, ci sarebbe da scrivere un articolo a parte, quindi sorvolo; ma grossomodo, a ben vedere tutte le implicazioni – si chiamano esternalità – che ogni tipo di cibo comporta, ecologicamente parlando (produzione, imballi, trasporto, rifiuti), solo un astronauta che ingoia pillole sintetizzate in laboratorio potrebbe permettersi di dire che non impatta sull’ambiente, e anzi nemmeno lui, dai.

Imparai a conoscere gli altriancora: alcuni morbidecarezze, altri urlaforti. I fatti da fare per loro erano diversi da quelli che avrei voluto fare. Avrei volentieri curiosato nel fuori, luminosodoroso, per sempre. Invece i fatti da fare per i pastibuoni da mangiare erano altri. Erano fatti che riguardavano altri altri ancora: i grandi, lenti.

Il giorno che hai segnalato il mio video su Youtube, durante la tua pausa pranzo dal lavoro o dalla scuola, hai fatto una capatina su Facebook, per postare le foto di te al mare o in montagna che tutti sappiano che sei felice, oppure curiosare tra gli aggiornamenti di stato degli altri, ed ecco è lì che hai trovato il mio video, e ti sei indignata/o, meanwhile nella Repubblica Democratica (ahah) del Congo circa 40.000 bambine e bambini di 6-7 anni, nella ragione del Katanga, estraevano il cobalto usato per fare cellulari e tablet proprio come quelli che hai tu, in miniere senza ventilazione, pericolose, con semplici scalpelli, in condizioni disumane lavorando fino a 12 ore al giorno. Ne muoiono centinaia ogni anno.

Guardare i grandilenti, seguirli negli spostamenti, difenderli. Difenderli da altri altri altri ancora, più simili a noi, ma selvatici. I selvatici arrivavano quando nel luminosodoroso faceva buio. I selvatici cercavano di mangiare i grandilenti. Noi tenevamo i selvatici lontani dai grandilenti.

Ed è proprio sullo schermo del tablet oppure del cellulare che il tuo dito, giustiziere, ha premuto il pulsante che ha “segnalato” il mio video in questione alle autorità di Youtube, autorità che agiscono secondo regole che credi di conoscere ma di cui invece non sai nulla, ed è per questo che spendo un po’ del mio tempo per darti qualche ragguaglio; il resto, se avrai voglia, potrai trovarlo facilmente in Rete da te, tra la foto di un gattino e una citazione filosofica per sembrare intelligente.

I selvatici non facevano cose per avere pastibuoni. Preferivano procurarseli da soli. Andavano dove volevano. Là, lontano verso l’orizzonte del fuori lontano luminosodoroso. Io invece, come gli altri, dovevo stare nel fuori vicino. Come mi ero stancata del caldomorbido, così fu del fuorivicino.

C’è stato un punto di svolta, nella gestione della censura da parte di Youtube, nel 2017. Tu penserai: bene! E’ importante che i contenuti siano controllati e rimossi, se non rispettano certe regole, assolutamente condivisibili. Sarai persuasa/o che il principio ispiratore di questo giro di vite sui video sia nobile, e invece la vera ragione è da cercarsi nel denaro. Sì, il denaro: quello che Youtube guadagna dai suoi inserzionisti importanti, che temono di veder comparire le loro pubblicità su video dai contenuti discutibili, e quindi di ricevere un danno alla propria immagine. E così, per rassicurare i propri investitori, Youtube ha messo in atto tutta una serie di manovre. Alcune dalla faccia buona e come dire di no, altre dai risultati piuttosto dubbi. Cito testualmente (al fondo dell’articolo troverai le fonti): “La maggioranza dei video viene verificata in modo automatico tramite machine learning: in tal modo il processo di controllo risulta essere più veloce. Gli algoritmi sviluppati hanno consentito di rimuovere più di 8 milioni di video nel periodo compreso tra ottobre e dicembre 2017, di cui 6,7 milioni flaggati automaticamente. Il 76 per cento di questi è stato rimosso prima di essere visualizzato dal primo utente, un risultato eccellente che dimostra come l’adozione del machine learning consenta di eliminare contenuti violenti o contrari alle policy aziendali in modo tempestivo. […] I nostri sistemi si basano anche sulle review fatte dall’uomo per verificare se il contenuto viola le nostre policy. Sono stati più di 9 milioni i video flaggati dall’uomo.”

Youtube, quindi, ha rimosso per sbaglio (vittime civili) anche video in cui si parla di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili (come si indossa un preservativo, per esempio), puntate di serie documentaristiche sul nazismo pensando che si trattasse di propaganda, e via dicendo. E quindi: proteste, ricorsi, alcuni che sono durati anche per anni. E nel frattempo il mondo è cambiato di nuovo: adesso tirano di più gli youtuber, sui video dei quali gli inserzionisti sono ben felici di pubblicare i loro spot, visto il numero di chi li segue, e chi se ne frega se dicono stupidaggini, inesattezze, eccetera. Per fare un altro esempio: i video dei terrapiattisti sono pieni di pubblicità.

Volevo andare nel fuorilontano luminosodoroso, all’orizzonte. Un giorno mi allontanai. Viaggiai molto. Fu difficile. Non c’erano pastibuoni, il luminosodoroso era freddo e largo. Non volevo tornare indietro, non volevo stare lì. Continuai a viaggiare. Trovai un luminosodoroso accogliente.

Ovviamente, non so se ci hai pensato: censurare costa, ovvero significa persone che stiano a guardare i video e segnalino quelli inappropriati, tutta ‘sta gente dovrà pur mangiare, e così, siamo in tempo di crisi, Youtube per tagliare i costi si è mosso su due fronti: l’automazione, e la segnalazione dal basso. L’automazione, come hai potuto leggere qualche riga sopra, ha però i suoi limiti; e la segnalazione dal basso sei tu. Perché tu, cara/o sconosciuta/o che hai fatto bannare il mio video, lavori per Youtube, anche se non lo sai, aggratis. Lavori per Youtube perché guardi le pubblicità dei suoi video o ascolti gli spot di intermezzo tra i brani musicali; lavori per Youtube ogni volta che segnali un contenuto inappropriato; lavori per Youtube perché sei un numero nell’oceano dei Big Data, piccolo ma importante, che Youtube fornirà ai suoi investitori – dopo aver profilato le tue preferenze da quello che guardi – affinché loro possano venderti i loro prodotti migliori. Lavori gratis per Youtube, per Facebook, per Instagram; gratis o quasi: in cambio, puoi postare le tue foto, scrivere frasi belline e messaggiare i tuoi amici. Niente di male, eh, ma su tutto il resto siamo d’accordo?

Anche qui c’erano altri, simili a quelli che davano i pastibuoni. Mi avvicinai a loro, con cautela. Fu una sorpresa. Mi diedero pastibuoni senza che facessi nulla per loro. Erano morbidecarezze, e non c’erano grandilenti da difendere dai selvatici.

Tornando nello specifico al video del gallo, posso garantire – perché c’ero, so dove vive, e chi lo nutre – che conduce un’esistenza migliore di quella di molti altri suoi simili (polli e galline allevati in batteria, eccetera), che dopo il funesto episodio del video non è morto, non sta male, continua a fare il gallo come prima. Intendiamoci: anch’io sono sensibile a tutta una serie di tematiche che riguardano la violenza sugli animali; sensibile e perplesso, perché è difficile trovare soluzioni che non comportino profonde contraddizioni; perplesso perché non mi basta segnalare un video per sentirmi meglio (e qui il sospetto del paradigma “deboli con i forti e forti con i deboli” fa capolino), perplesso perché so che ad ogni piè sospinto e ad ogni respiro modifichiamo leggermente un ecosistema che molto spesso è più vasto di quello che ci piace o che possiamo immaginare, che ogni leggero tocco umano produce conseguenze talmente vaste e imponderabili che davvero percepirle tutte potrebbe essere il lavoro di una vita. Consiglio la lettura di “Iperoggetti” di Timothy Morton, che ben delinea un fronte contemporaneo, applicato alle questioni ambientali, una lettura che fa riflettere e molto; e “La cospirazione contro la razza umana” di Thomas Ligotti, per tutti quelli che hanno bisogno di essere spinti via dal centro teatrale egotico del mondo, per tornare a farne parte come un tassello, uno fra tanti.

Di seguito, il video incriminato e bannato da Youtube. Se ne sconsiglia la visione, a questo punto, a persone facilmente impressionabili, deboli di cuore, polli, galline, minorenni, maggiorenni ma solo anagraficamente, donne in stato interessante, uomini poco interessanti e soprattutto a persone senza un minimo di ironia e/o di onestà intellettuale.

 

Ero abituata a tenere lontani i selvatici. Così, quando faceva buio, stavo nei paraggi, per sicurezza. Anche se non c’erano più grandilenti da difendere. Quando faceva luce, invece, ero libera di fare. Gironzolare nel fuorivicino o fuorilontano luminosodoroso. Ho scoperto che mi hanno dato un nome. Questo nome serve per chiamarmi. Mi chiamano per darmi pastibuoni o morbidecarezze. Oppure per gironzolare nel luminosodoroso insieme a loro.
Mi chiamo Bianca.

Questa è Bianca. Da quel poco che si sa, è scappata dai malgari (morbidecarezze o forse, speriamo di no, urlaforti) sul versante francese della montagna, per starsene a zonzo per i fatti suoi nei boschi e per i prati (nel luminosodoroso), invece che fare la guardia alle vacche (grandilenti) perché non vengano attaccate dai lupi (i selvatici). Ha attraversato un ghiacciaio ed è scesa verso valle dall’altro lato della montagna, quello dove mi trovo. Le ho dato del cibo (pastibuoni). Le è rimasto l’istinto del cane pastore, di notte dorme davanti alla mia tenda. E’ libera di andarsene e di tornare quando le va, è molto affettuosa e protettiva, ma non rinuncia a lunghi giri per i boschi e le cime circostanti. Dell’ambiente, dell’ecologia e della natura non gliene frega nulla.
Perché è lei, la natura.

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Alcune fonti:

https://mobile.hdblog.it/2018/04/24/youtube-rapporto-trasparenza-rimozione-video/
https://www.wired.it/internet/web/2018/04/24/youtube-rimosso-8-milioni-video/
https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/youtube-e-la-rivolta-anti-censura
https://www.ilmessaggero.it/salute/prevenzione/preservativo_condom_toutube_censura_profilattico-848077.html

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