Destinazioni.

La mappa non è il territorio.
Alfred Korzybski.

Destinazioni.
Corpi, proiezioni, mappe, percorsi, geolocalizzazioni. Destinazioni di amiche amici città ricordi desideri. Performance, 2024.

Destinations.
Bodies, projections, maps, routes, geolocations. Destinations of friends city memories wishes. Performance, 2024.

Destinations.
Corps, projections, cartes, itinéraires, géolocalisation. Destinations d’amis villes souvenirs souhaités. Performance, 2024.

Con Rossella Ferrero ph. e performer.

 

Roccioletti

Roccioletti

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Roccioletti

Roccioletti

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R.Scorranese, “A questo serve un corpo”.

“Ogni giorno, poco per volta, entro nel territorio del mio corpo. Imparando a sentirlo con lentezza e pazienza. Guidata da una disciplina quotidiana, dolce ma rigorosa, mi accosto al diapason di caviglie, polsi, dita, spalle, collo, avampiedi, tricipiti, flessori. Mi metto in ascolto. Cerco di percepire ogni minima variazione: la resistenza di un muscolo, la distensione di un nervo, l’irrigidimento di un tendine o la felicità di una gamba che oggi ha voglia di sfidare sé stessa e allungarsi di più, fino ad arrivare oltre la testa. Forse domani non sarà così, forse domani la gamba sarà più contratta e mi piace pensare che sia proprio questa la bellezza dei nostri corpi, mai uguali a sé stessi, pronti a cambiare e a sorprendere chi cerca di scoprire la loro segreta armonia. A lungo ho vissuto come uno dei protagonisti di Gente di Dublino, Mr. Duffy, il quale pareva vivesse a una certa distanza dal proprio corpo, riguardandone le azioni con dubbiose occhiate di sbieco. Annullare quella certa distanza richiede coraggio, perché vuol dire smettere di considerare il corpo uno scenario (più o meno pittoresco) che faccia da sfondo per le nostre attività intellettuali, sociali o emotive, e vederlo invece come un protagonista della nostra esistenza, vagamente autarchico, dotato di un potere generativo. Ci sono corpi che, all’improvviso, interrompono il dialogo con chi li abita e proseguono in piena autonomia. Ci sono corpi che decidono di cambiare e altri che, con la stessa autodeterminazione, restano fedeli. Il corpo è tutto, mi ha detto un giorno Patrizia Cavalli, con la grazia fulminante della sua poesia disincantata. E aveva ragione, perché solo così, cercando di “capire con il corpo”, si riesce a cogliere il senso profondo di certe opere d’arte, come aveva intuito Pierre-Auguste Renoir quando vide per la prima volta le donne dipinte da Raffaello. Solo così, “incarnando” il pensiero, si coglie la forza vivida dei muscoli ritratti da Caravaggio oppure la distorsione necessaria e urgente delle figure di Picasso. Solo così si può entrare nell’universo di Modigliani, negli occhi dei suoi ritratti, vuoti ma soltanto in apparenza. È impossibile, o quasi, capire Frida Kahlo senza mettersi nei suoi panni di donna ferita nelle membra. Impossibile amare Marc Chagall senza seguirlo nella danza dei suoi corpi onirici che fluttuano nel vuoto o che vibrano in contorsioni magiche.”

 

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B.Grespi F.Villa, “Il postfotografico”.

 

“Basti pensare, dal punto di vista stilistico, alla costante oscillazione (ma anche contaminazione) tra improvvisazione e studio, immediatezza diaristica e messinscena, ritratto e istantanea, ossia tra un impiego della fotografia come codice culturale di mediazione e un impiego della fotografia come esperienza immediata del tutto contigua alla vita vissuta. In questo senso, da una prospettiva piú interessata alla ricaduta culturale dei fenomeni visuali, occorre guardare ai processi di esternalizzazione fotografica del Sé assecondati dagli ambienti digitali come a fondamentale «laboratorio» di esplorazione di se stessi, del proprio farsi immagine e del proprio esistere in quanto immagine. I doppi digitali, ha scritto Deborah Lupton, concorrono all’assunzione di una consapevolezza riflessiva e di un maggiore autocontrollo sul proprio corpo, perché portano il corpo alla ribalta, e questo è tanto piú vero nel caso della platea globale definita dai social network. L’esposizione sociale cui siamo chiamati quotidianamente sollecita un costante esercizio di traduzione visuale del Sé in cui la fotografia si rivela, piú che un semplice strumento di mediazione, un linguaggio estremamente duttile per una forma da inventare: l’odierna narrazione in pubblico sollecita infatti un’esplorazione creativa in cui il documento si mescola o alterna alla finzione e in cui l’accento si sposta volentieri verso elaborazioni dal carattere insieme ludico, concettuale e riflessivo. Un’esplorazione alimentata da una curiosità nei confronti dell’essere e del farsi immagine, della traduzione del Sé in superficie e materia visiva, in cui s’intrecciano desiderio di visibilità e piacere per la pura e semplice visualizzazione. Si tratta, per certi versi, di una curiosità antica, che accompagna da sempre la consegna di se stessi all’immagine fotografica, ma che oggi assume un rilievo e un significato completamente nuovi.”

 

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Handshakes.
Mano, pagine di catalogo. Sono state fotografate tutte le pagine di “Vitamin TXT – words in contemporary art” (Phaidon, 2024) ma su ogni immagine è stata sovrapposta la mano. Gli scatti con la mano sovrapposta sono stati stampati in un fascicolo, che è stato allegato al volume originale, e il volume originale è stato riportato in biblioteca. #copyrights #arthacking Performance e installazione, 2024.

Handshakes.
Hand, pages of catalog. All the pages of “Vitamin TXT – words in contemporary art (Phaidon, 2024) have been photographed but each image has been superimposed by the hand. The shots with the superimposed hand were printed in a booklet, which was attached to the original volume, and the original volume was returned to the library.
#copyrights #arthacking
Performance and installation, 2024.

Handshakes.
Main, pages de catalogue. Toutes les pages de “Vitamin TXT – words in contemporary art” (Phaidon, 2024) ont été photographiées mais la main a été superposée sur chaque image. Les clichés avec la main superposée ont été imprimés dans un dossier, qui a été attaché au volume original, et le volume original a été reporté à la bibliothèque.
#copyrights #arthacking Performance et installation, 2024.

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Roccioletti

Roccioletti

Roccioletti

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A.Kohan, “Un corpo, infine”.

 

“Le zone erogene sono il segno di quel passaggio mitico dal biologico al corpo reale (corpo che è già preso e affetto dal linguaggio), che non è dato ma che è, in definitiva, l’effetto di un dono. Dare il corpo, dare corpo. Mi piace la nozione di zona, mi piace la potenza dell’imprecisione che comporta. Mi piace che sia una superficie piuttosto indefinibile, una superficie che straripa dai confini della convenzione. Mi piace la nozione di zona perché porta con sé l’idea di confini poco netti, di ciò che è poco contenibile, poco certo. Zona a rischio, zona pericolosa, zona di cantiere, zona di frane, zona di tsunami, zona sfavorevole, zona di comfort, zona di promesse, zona di clivaggio, ecc. Da dove a dove? Non si può sapere. La zona è geografia sfumata, incerta; si scrive su una cartografia instabile e precaria. Martín Kohan suggerisce che la nozione di zona, nella letteratura di Juan José Saer, potrebbe essere collocata, seguendo proprio due titoli dell’autore, tra a medio borrar e lo imborrable. Da un lato marcature nitide, referenziali, fattuali e, allo stesso tempo, non c’è riflesso realistico che si presti a un patto di riconoscibilità o a un patto di convenzione del pittoresco; il linguaggio rimane in primo piano. E poi aggiunge: È uno spazio praticato, non è un paesaggio, non è un palcoscenico, un sipario di fondo, non è un’ambientazione per l’azione, ma è uno spazio che acquisisce senso a partire dalle pratiche che abilita. […] Una combinazione di riconoscimento e estraneità. Una zona non è preconfezionata: si pratica, si fa, nasce da un atto. E allora vado a leggere ciò che lo stesso Saer dice in Discusión sobre el término zona, testo che inizia, appunto, con una precisione di luogo, di epoca, di temperatura, di protagonisti e circostanze. Senza tutte queste precisazioni che, a loro volta, sono le precisioni della forma, del linguaggio, del linguaggio come forma, una zona è impossibile da delimitare con esattezza, è di per sé indefinita. La discussione contribuisce alla sua indefinibilità. E allora penso di nuovo al corpo fatto di zone erogene. E penso anche a quelle zone attraverso le quali il desiderio dell’altro circola in modo ineluttabile. «Non è la “persona” dell’altro che mi è necessaria, è lo spazio: la possibilità di una dialettica del desiderio, di una imprevisione del godimento: che il gioco non sia già chiuso, che ci sia un gioco» dice Barthes. Il corpo: una zona di rischio attraverso cui passano la paura e il tremito, l’agitazione della lingua e i segni di ciò che è accaduto; una zona di inquietudini inusitate e piaceri inaspettati; una zona di rifugio e di abbandono, di alternanze e di oscillazioni imperturbabili. Il corpo: una zona erotica e prosaica, poetica e mondana; una zona attraverso cui passano l’opacità del senso e la freschezza del linguaggio. Il corpo: una zona densa in cui si annidano gli inferni e si dissipano le stranezze. Il corpo: una zona di fessure e di intermittenze, di fissità e di porosità; una zona di superfici profonde e piaceri intransitabili. Il corpo: una zona sospesa tra linee e tempi, tra lingue e tele. Il corpo: una zona in cui si posano gli sconquassi e la causa del desiderio, le deviazioni e le differenze; una zona di pieghe; di ruvidità e delicatezza; una zona di passioni immobili e di discontinuità effimere. Frammentario e fragile, inclassificabile e sfuggente, sede di memorie e di dimenticanze, proprio e allo stesso tempo estraneo, esaustivo nei suoi dettagli, esuberante nei suoi confini sensibili.”

 

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Prossimi appuntamenti:

 

Lunedì 30 settembre
21:30 @ Greenbox, via s.Anselmo 25, Torino
Workshop di arti performative.
Il corpo immediato, mediato, mediale.
Il laboratorio è per coloro che fanno del proprio corpo strumento di espressione, per chi vuole acquisire consapevolezza di sé e del proprio stare in relazione allo spazio e agli altri corpi. I temi del corpo e delle arti performative saranno sviluppati sia nella teoria (con approccio antropologico, culturale, politico) che nella pratica (teatro, reading, performance). Durante il laboratorio interverranno docenti di discipline attinenti alle arti performative, per offrire visioni e strumenti sull’uso dei corpi in merito alla voce, alla presenza scenica, al movimento. Verranno forniti, settimanalmente, testi e video: spunti per approfondire personalmente, in base alle proprie esigenze, le questioni legate al corpo.

Per tutte le info, clicca qui.

Roccioletti

 

Mercoledì 2 ottobre
21:30 @ Trama, v.Mazzini 44, Torino
Vanessa Depetris
Coincidenze & coindicenze
RassegnaTalk: con Vanessa Depetris parliamo di stato e distato dell’arte, di cose fatte e da fare, di progetti e improvvisazioni.

Roccioletti

 

Mercoledì 23 ottobre
21:30 @ Trama, v.Mazzini 44, Torino
Dead man.
Cinematografo. Per la rassegna di cinema weird, trash, perso, ritrovato, di nicchia, perle-rare e pour-parler: Dead Man (Jim Jarmusch, 1995). Colonna sonora: improvvisazione di Neil Young. 9 parole chiave: #non-western #william blake #poesia #BNsovraesposto #kafka #ilcastello #nativiamericani #antieroe #metafisico

Roccioletti
“Questa pistola sostituirà la tua lingua. Imparerai a parlare per mezzo di essa. Le tue poesie d’ora in poi saranno scritte col sangue.”

 

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Rizomi.

Lettura integrale, una pagina alla volta,
di “Millepiani” di G.Deleuze e F.Guattari.
Vocoidi, contoidi, testo su carta.
Performance, 2022 – 2024.

La natura procede solo così, contro se stessa – 098.
Achab ha un divenire-balena irresistibile – 099.
Abitare i confini – 100.
L’io non è che una soglia – 101.

 

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E.Boncinelli G.Serafini, “Tempo misurato tempo vissuto”.

 

“Parliamo del tempo come di un palcoscenico sul quale avvengono molti fenomeni, si snodano molti eventi: ma siamo sicure che si tratti soltanto di un palcoscenico o nel concetto di tempo devono essere anche inclusi i fenomeni che avvengono, che si manifestano con il suo trascorrere? Vale a dire, il tempo è semplicemente un contenitore oppure è un contenitore che è tutt’uno con i suoi contenuti? Ovviamente sono domande alle quali non vi è una semplice risposta, anzi probabilmente non vi è risposta plausibile in base alle nostre conoscenze, ma introducono una problematica di primo piano non dovuta a errori, non dovuta a incidenti storici, non legata a ignoranza sulla natura del tempo. È vero certamente che il tempo è una dimensione come le tre dimensioni dello spazio, ma è una dimensione con una caratteristica ulteriore: si muove soltanto in una direzione. L’irreversibilità degli eventi comporta che non si possa osservare lo svolgersi di un filmato nel modo seguente: dei pezzi che si trovano a terra si rimettono insieme, ricostituiscono un contenitore in vetro e balzano all’indietro sul tavolo, esattamente la rottura di un contenitore in vetro osservata a rovescio. Se teniamo quindi alla nostra persona, riusciamo anche a comprendere che dentro di noi, da qualche parte del nostro organismo, il passar del tempo (cioè il non far nulla, il non far nulla di nulla) introduce silenziosamente e inesorabilmente un certo numero di mutazioni somatiche. Le mutazioni somatiche possono essere molteplici o possono essere ridotte; nessuna tra noi è però esente da questo o quell’aumento. Abbiamo quindi legato indissolubilmente l’idea di tempo al concetto dell’informazione genetica, non si tratta di una definizione eccezionale, ma è una osservazione che dovrebbe porre una sorta di punto fermo sul concetto stesso di tempo. Abbiamo legato indissolubilmente, anche se la cosa può sembrare alquanto bizzarra, il tempo alla nostra biologia.”

 

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E[ro]timologie.
Work in progress per per formance.
#etimo #corpi #geolocalizzazione.
Con Wincent Raca, 2024.

Roccioletti

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Roccioletti

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G.N.Bovalino, Algoritmi e preghiere.

“L’uomo vampirizza il reale attraverso la fotografia e si prostra in adorazione dei divi che abitano da fantasmi il cinematografo. Le immagini sono certamente fatali, nel senso che portano con sé un ricordo persistente. Trasformano il minimo respiro in un fossile in movimento. Aby Warburg, come sappiamo, ha inteso la storia delle immagini come una “storia di fantasmi per adulti”: una storia in cui le immagini possono “ritornare” da altri tempi del tutto eterogenei, attraversare le mura della periodizzazione storica, librarsi antiche negli spazi stessi della nostra modernità. E questo potere, Warburg aveva deciso di chiamarlo survivance, “sopravvivenza”: un “aldilà”, ossia la capacità, straordinaria se ci pensiamo, di attraversare il tempo, significare in più tempi eterogenei contemporaneamente, di passare nel tempo. […] Lo studioso francese delinea un ulteriore potere delle immagini, una forza contro-fatale che consente loro di accendere desideri del tutto nuovi, che oltrepassano il dato, gemmano come spettri nomadi e aprono varchi di senso capaci di tradire il destino a cui apparivano costrette. La fatalità delle immagini e la loro contro-fatalità le rendono capaci di eludere ogni gabbia di senso. Un continuo ondeggiare ne amplifica il significato e le intenzioni. Lo studioso francese Didi-Huberman afferma che le immagini sono testimonianze di un passato che, “come un fantasma”, continua “a perseguitarci, abitarci, farci agire diversamente”. E aggiunge, esse vengono “verso di noi e lontano da noi e verso di noi”, come poeticamente scrive Celan, al ritmo incessante di un’onda, un fluido, un respiro o un battito del cuore. Ed è esattamente ciò che un’immagine – immagine visiva o immagine poetica – è in grado di realizzare ai nostri occhi, o meglio ai nostri sguardi. L’immagine viene da lontano a testimoniare: nel senso che torna da noi, si rivolge a noi, ci guarda. L’immagine risale il tempo e ci offre anche un’altra possibilità, una biforcazione della storia. Formula una nuova ipotesi e, grazie alla sua azione immaginifica, reinterpreta il destino: “Fanne l’immagine / che rilancerà i dadi a casa nostra”. Didi-Huberman illustra la duplice dimensione delle immagini, ricorrendo all’idea della sopravvivenza delle stesse elaborata da Aby Warburg per spiegare la forza fatale che esse detengono, ossia il loro potere di attraversare il tempo.”

 

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Abrasioni.
Pagina del Giulio Cesare di W.Shakespeare.
Coltello. Domande.
Con Wincent Raca, 2024.

Roccioletti

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Dialogo interiore.
Performance digitale.
Clicca qui per tutti gli scatti:
Wincent Raca, 2024.

Roccioletti

 

Adesso posso dire.
Citazione di A.Rimbaud.
Installazione diffusa.
Wincent Raca, 2024.

Roccioletti

 

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E’ tutto così semplice, sì, era così semplice.
E’ tale l’evidenza che quasi non ci credo.
A questo serve il corpo:
mi tocchi o non mi tocchi,
mi abbracci o mi allontani.
Il resto è per i pazzi.
– Patrizia Cavalli,
da “Pigre divinità e pigra sorte”, 2006.

 

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Percorsi di lettura.

 

A.Peyron, L’arte che abbiamo attraversato, Add
A.Vettese, La rivolta del corpo, Laterza
N.Castellanos, Neuroscienza del corpo, Ponte alle Grazie
S.Settis, Registro delle assenze, Salani
P.Churchland, Coscienza, Ponte alle Grazie
AAVV, Estetiche del camouflage, et.al

 

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