Datamoshing identity.

Datamoshing identity.
identità immaterialità
Corpo, algoritmo: manipolazione
delle informazioni video.
Frames e video, 2025.

#datamoshing #aliasing #glitch
#blurring #lowres #moiré
#pixellation #flickering
#simulacra #identity

 

In fondo a questa pagina tutti i riferimenti bibliografici.

 

Se per anni l’immagine digitale è parsa come la soluzione al problema della deperibilità materica della pellicola, il formato digitale è tutt’altro che sollevato da tratti di alterabilità, deteriorabilità, manipolazione. Glitch is the evidence that control is never complete osserva Sean Cubitt, evidenziando come le immagini digitali si costituiscano come precarie, soggette a virus, cambi di formato, glitch.

 

Roccioletti

 

Le immagini occupano spazi audiovisivi, spazi della rete, spazi della retina, spazi della mente. Le immagini circolano all’interno di quel digital environment in cui siamo immerse e immersi, un flusso indistinto di forme visive, ibridazioni di codici, fusioni di reale e artificiale entro cui si muovono informazioni, notizie, intrattenimento, ipotesi, deduzioni, mistificazioni. Contenuti scaturiti dalla cultura convergente, direbbe Jenkins, in grado di raggiungere quantità smisurate. Mediamente, ogni persona produce circa 100 MB di dati al minuto: 144 GB al giorno. Uno tsunami di fatti disponibili, contesti e prospettive tutti connessi tra di loro in quello che David Foster Wallace, nel saggio Deciderization, ha definitivo rumore totale.

 

Roccioletti

Roccioletti

 

Il critico Clement Cheroux richiama la metafora dell’acqua per descrivere l’attuale processo di creazione, rielaborazione e diffusione dei dati visivi: dal punto di vista degli usi, si tratta di una rivoluzione comparabile all’arrivo dell’acqua corrente nelle case del XIX secolo. Oggi abbiamo a disposizione una sorta di rubinetto d’immagini a domicilio. In questa condizione, un ruolo sempre più centrale è esercitato dai contenuti generati dagli utenti: user-generated contents che riguardano testi, podcast, immagini, video, commenti mash-up, meme, tutorial. Materiali realizzati dagli utenti del web e che vanno a creare un’ulteriore moltitudine di dati e forme visive. Nel suo saggio Content, Kate Eichhorn evidenzia l’aspetto ludico di questi contenuti, ma anche il loro continuo espandersi a livello quantitativo, in un contesto in cui la visione si fa sempre più di superficie e nel quale il pensare alle immagini si uniforma alle modalità stesse di fruizione: uno schermo espanso entro cui l’essere umano convoglia gran parte del proprio tempo, del proprio immaginario, del proprio modo di osservare il reale.

 

Roccioletti

Roccioletti

 

Vivian Sobchack parla di screeness per definire un contesto in cui gli individui sono connessi non solo sotto il profilo dello scambio di immagini, informazioni, dati, ma anche per quanto concerne un modello di condivisione di pensiero e visione. Uno schermo da considerare non più solo in termini materici, bensì anche come struttura mentale, forma psichica: the screen could be considered to be material, mental or, more generally, a link between matter and mind, osservano Dominique Chateau e José Moure. Uno schermo che diviene la modalità prioritaria attraverso cui sviluppare la nostra conoscenza del mondo. Il proliferare di forme e tensioni interattive tra linguaggi espressivi porta Dominique Noguez a parlare di exploded consciousness: un’esplosione che ha a che fare con le strutture visive del possibile, con gli smottamenti sociali del reale, con le torsioni dei linguaggi espressivi destinate a mettere in atto un costante rinnovamento, un continuo moto di agitazione.

 

Roccioletti

Roccioletti

 

Un atto di ibridazione che porta a un’erosione di confini, potenziando dinamiche di contaminazione tra le arti, sempre più evidenti ed eterogenee, sino a coinvolgere la definizione di spazi museali, il linguaggio delle opere di video art, le configurazioni dei videoclip musicali. Entità in grado di sfuggire ad un controllo capillare, e per questo in piena sintonia con la precarietà del presente. Errori elettronici che diventano evidenza estetica. Immagini digitali che ostentano il limite, il difetto, lo scarto. La sfocatura, l’opacizzazione cromatica, il blurring vengono esibiti accanto a effetti di pixellation, di moiré, di datamoshing, di flickering, di aliasing.

 

Roccioletti

Roccioletti

 

Nel video, in basso a destra, il gioco da tavolo “Scotland Yard”, 1983. Le regole del gioco: gli investigatori devono riuscire a catturare Mr.X, che appare sulla mappa della città solo ogni cinque turni. Possono ipotizzare dove si stia muovendo dai biglietti dei mezzi pubblici che usa per spostarsi. Sanno che X esiste, perché si muove, in diversi luoghi, in stato quantico, nelle ipotesi di tracciabilità. Finché non compare, polarizzando su di sé l’attenzione e le strategie, facendo collassare la funzione d’onda probabilistica, per poi sparire e spostarsi di nuovo.  Quale metafora migliore per l’immagine contemporanea.

 

 

X – la variabile, l’incognita,
il punto di intersezione,
il luogo dove è sepolto il tesoro,
la firma di chi non sa firmare.

 

——-

 

Progetto TRX.
Corpi, suoni, attraversamenti.
#noise #posthuman #body-interface

Francesca Erauqave
Vanessa Depetris,
Andrea Roccioletti.

Il progetto si articola in album e sessioni live. Il concept della performance ha come temi centrali corpo e suono. Il processo prevede due metodi di elaborazione dell’informazione sonora. Nella prima modalità il segnale attraversa il corpo e viene recuperato in uscita, alterato dal passaggio nei tessuti organici. Nella seconda modalità in segnale sonoro è prodotto da microfoni a contatto della pelle, reattivi a movimenti, percussioni, stimolazioni. La performance ha durata variabile, da un’ora a due ore e mezza, durante le quali i performer indossano microfoni a contatti e sensori, si muovono tra il pubblico oppure interagiscono tra di loro, fornendo il flusso dati audio alla musicista, che lo elabora in tempo reale e lo manda in ascolto per le persone presenti in sala.

 

Roccioletti

Questa pelle, che sono ma non sono, dal suono attraversata; che mi contiene ma non mi tiene; che sente anche se sono assente, che non smette di trasmettere; impenetrabile ma travalicata, continuamente; sulla quale cade la pioggia, si appoggiano i baci, che si scalda al sole, in un gesto si tende si contunde contro uno spigolo; sotto alla quale sono io, sopra la quale non sono io e c’è l’altrui pelle, con la mia a contatto; la mia pelle che sente se stessa, si conforma alla forma dell’altra dell’altro; dove ha fine al confine con la sua pelle, a contatto con il tatto la sento: prendere forma.

Questa pelle che sono ma non sono: nudo abito (vestito e verbo), che ho e che sono, nello stesso istante anche se distante con i pensieri; che nasconde a me me stesso me stessa, le mie interiora, interiorità integre sconosciute tenute da tessuto vivente; questa pelle che mi contiene ma non mi tiene, ciò che ho ciò che sono: suono della mia memoria – ma è anche là fuori, negli occhi nelle orecchie sulla lingua sul tatto delle percezioni altrui, e poi nelle cose che ho tattato toccato: nella tazzina lasciata da lavare, nei vestiti nell’odore rimasto, nelle rime di una pagina, in un messaggio inviato: ciò che sono il mio io diffuso.

Questa pelle che ascolta accoglie e parla: rossori imbarazzi desideri paure, che suda che impallidisce, che trema freme si irrigidisce si ammorbidisce, che capisce il morbido e il ruvido, che carpisce la vicinanza di una fiamma, l’impatto delle onde del mare, che si ammala si sgualcisce si ripara mi ripara. Questa pelle impermeabile ma permeata, continuamente: dai raggi cosmici, dal suono che raggiunge tessuti cavità ossa, che vibra al fruscio del sangue corrente racconta i battiti cardiaci tu-tum tu-tum tu-tum. Questa pelle che cambia si copre di rughe di cicatrici, di segni del tempo, del caso, delle scelte fatte; questa pelle sotto alla quale sono io, sopra la quale c’è l’altrui altra altro, che siano lenzuola di notte, erba di prato, plastica di barella d’ospedale, corpo amato, abbraccio o schiaffo, appoggio di sguardo per caso o desiderio.

Roccioletti

Note, riferimenti e altri percorsi.

“Il corpo è, in linea generale, un piano o un effetto di superficie sul quale scorrono, a differenti velocità, molecole microscopiche, flussi d’intensità. Lungi dall’essere qualcosa di oggettivo e dato, il corpo è un piano di divenire, tanto che corpo e divenire possono essere considerati quanto meno due concetti fortemente connessi tra loro: il Corpo Senza Organi esprime perfettamente questa connessione. Un Corpo Senza Organi, spiegano Deleuze e Guattari, è una superficie incantata di iscrizione e registrazione, sulla quale scorrono le molteplicità pre-individuali, in movimenti differenziali, che sono puri divenire. Il Corpo Senza Organi è la superficie sulla quale avvengono gli eventi puri, in una temporalità che sfugge alla linearità oggettiva, newtoniana, della scienza maggiore. Esso è fatto in maniera tale che può essere occupato e popolato solo da intensità.”

– G. De Fazio, “Etica delle composizioni. Sul divenire donna e le linee di fuga della corporeità”. Da La Deleuziana, n2/2015, Alice e lo specchio.

 

“Il Corpo Senza Organi (CSO) esprime una deterritorializzazione, ovvero un divenire. Se si parla di CSO, non esiste più organismo né soggetto ma soltanto una intensità. Il corpo equivale a un essere destratificato, ovvero destituito delle funzioni ricoperte dagli organi. CSO significa corpo senza ordini precostituiti. L’organizzazione, l’ordine e la gerarchia assumono la forma di strati: impronte identificative plurime, sovrapposte in una matrice carceraria moltiplicata N volte. Gli strati della pelle sono tanti perché non esiste un unico agente di controllo, ma una partecipazione e una complicità del corpo alla sua sottomissione: una microfisica. Ogni sistema dispotico si esercita attraverso significanti e significati che come tele di ragno catturano il corpo nella sua epidermide. La pelle disegna l’identikit del corpo, tracciando una catena di significati, che comporta una riconoscibilità. Scrive Deleuze:

i principali strati che incatenano l’uomo sono l’organismo, la significanza e l’interpretazione, la soggettivazione e l’assoggettamento. Tutti questi strati, unitamente, ci separano dal piano di consistenza e dalla macchina astratta, dove non si trovano più regimi di segni, dove la linea di fuga effettua la sua positività potenziale e la deterritorializzazione la sua potenza assoluta.

Frattanto che il corpo continua ad essere preservato nel suo involucro di strati, non esiste la possibilità di fare esperienza e di sperimentare. Invece il pensiero nasce da un’effrazione: non viene a prodursi che nell’eventualità di uno scarto liberatorio / violento da un dominio, nel movimento di allontanamento dal condizionamento della propria soggettività, e dunque dalla stratificazione. La conoscenza ha questa forma sostanziale della violenza, dello scarto subitaneo. È una liberazione, l’affermazione di una libertà: la rottura di un vincolo, di un sistema di vincoli. Se il corpo si trova all’estremità opposta dell’io e nasce dalla disgregazione dell’io, è perché l’io è inteso da Deleuze come uno dei maggiori condizionamenti che operano sull’uomo:

Dove la psicoanalisi dice: Fermatevi, ritrovate il vostro io, bisognerebbe invece dire: Andiamo ancora più lontano, non abbiamo ancora trovato il nostro CSO, non abbiamo ancora disfatto abbastanza il nostro io. Il soggetto è un vincolo da superare necessariamente, in vista di una possibile esperienza.”

– Elisabetta Orsini, “Gilles Deleuze. Appunti per un glossario”.

 

——-

 

Snodi.
Sul respiro come misura.

Corpo, forbici, filo.
Telecamera, schermo.
Un respiro ad ogni filo misurato.
Performance, 2025.

Per tutti gli scatti della performance, clicca qui.

 

Roccioletti

Roccioletti

 

——-

 

At a distance.
Sandra Jaensson, Andrea Roccioletti.
#performance #videoart
Work in progress.

1 – Dare i numeri.
2 – Fogli/e
3 – Incombenze.

 

 

——-

 

Percorsi di lettura.

 

D.Brotto, In una coltre di nubi, 2025.
D.Freeberg, Il potere delle immagini, 1989
H.Damisch, Teoria della nuvola, 1984
J.Ranciere, La partizione del sensibile, 2016
Pinotti / Somaini, Cultura visuale
W.Mitchell, Pictorial turn
E.Huhtamo, Illusion in motion, 2012
V.Sobchack, Carnal thoughts, 2004
M.Dufrenne, L’occhio e l’orecchio, 1987
N.Thely, Corps, art, video, 2007
E.Grosz, Volatile bodies, 1994
N.Stephenson, Snow crash, 1992
L.Catwright, Screening the body, 1995
M.Wallace, Speectacular bodies, 2000
M.B.Hansen, Bodies in code, 2006
N.Harbisson, Il primo cyborg della storia umana
M.Merleau-Ponty, Visibile e invisibile, 1964
R.Krauss, L’arte nell’era postmediale, 2005
S.Magerstadt, Body soul and cyberspace 2014
G.Didi-Huberman, La conoscenza accidentale, 2011

 

——-

 

 

——-

 

A luglio, alla Raamgalerie De Prachtvink, Olanda

 

——-

 

Corpo e ritaglio, videocamera,
nastro VHS-C, deterioramento
dei dati tramite magnete.
Performance, 2023.

 

 

——-

Rispondi