Roccioletti cover

Tug of war.

Tiro alla fune.
Corpo, corda.
Selezione di immagini da video.
Performance, 2021.

Tug-of-war.
Body, rope.
Selection of images from video.
Performance, 2021.

 

Le citazioni sono tratte da
“Il corpo, luogo di Utopia”
Michel Foucault
Conferenza radio del 1966.

 

Roccioletti

 

“A quel luogo che Proust torna a occupare, lentamente e con timore, a ogni suo risveglio, non posso più sfuggire, non appena avrò aperto gli occhi. Non che a causa sua io rimanga inchiodato al mio posto – perché dopo tutto posso non soltanto muovermi e agitarmi, ma anche agitarlo, muoverlo, cambiarlo di posto – solo che, ecco, non posso cambiare luogo senza di lui, non posso lasciarlo là dov’è, e andarmene, io, altrove.”

 

Roccioletti

 

“Posso pure andarmene in capo al mondo, nascondermi sotto le coperte la mattina, farmi il più piccolo possibile, posso pure liquefarmi al sole su una spiaggia, lui sarà sempre là dove sono io. É irrimediabilmente qui, mai altrove. Il mio corpo è il contrario di un’utopia, è ciò che non sarà mai sotto un altro cielo, è il luogo assoluto, il piccolo frammento di spazio col quale letteralmente faccio corpo. Il mio corpo, spietata utopia“

 

Roccioletti

 

“Corpo, in un certo senso, assolutamente visibile: so bene cosa significhi essere guardato da qualcun altro dalla testa ai piedi, essere spiato alle spalle, sorvegliato dall’alto, sorpreso quando meno me l’aspetto, so che cosa significhi essere nudo. Eppure questo stesso corpo così visibile se ne sta ritirato, captato da una sorta di invisibilità da cui non posso mai liberarlo. Questa testa, questa parte di dietro della mia testa che posso toccare qui, con le mie dita, ma mai vedere; questa schiena che sento appoggiata contro il materasso del divano quando me ne sto disteso, ma che riesco a sorprendere solo con l’astuzia di uno specchio; e che cos’è questa spalla, di cui conosco con precisione i movimenti e le posizioni, ma che non potrò mai vedere senza contorcermi orribilmente? Il corpo, fantasma che appare solo nel miraggio degli specchi e, comunque, in maniera frammentaria.”

 

Roccioletti

 

“Dopo tutto il corpo di chi danza non è appunto un corpo dilatato, secondo uno spazio che gli è interno ed esterno allo stesso tempo? E anche i drogati, i posseduti; i posseduti il cui corpo diventa inferno; coloro che hanno ricevuto le stimmate, il cui corpo diventa sofferenza, riscatto e salvezza, paradiso sanguinante. Sono stato davvero uno stupido a credere, poco fa, che il corpo non fosse mai altrove, che esso fosse un qui irrimediabile e si opponesse ad ogni utopia. Il mio corpo, in effetti, è sempre altrove, è legato a tutti gli altrove del mondo e, in verità, è altrove rispetto al mondo.”

 

Roccioletti

 

“Bisognerebbe forse anche dire che fare l’amore è sentire il proprio corpo rinchiudersi su di sé, esistere finalmente fuori di ogni utopia, con tutta la propria densità, tra le mani dell’altro. Sotto le dita dell’altro che vi percorrono, tutte le parti invisibili del vostro corpo si mettono a esistere, contro le labbra dell’altro le vostre diventano sensibili, davanti ai suoi occhi semichiusi il vostro volto acquista una certezza: c’è finalmente uno sguardo per vedere le vostre palpebre chiuse. Anche l’amore, come lo specchio e come la morte, placa l’utopia del vostro corpo, la fa tacere, la calma, la ripone come in una scatola, la chiude e la sigilla. È per questo che l’amore è così vicino all’illusione dello specchio e alla minaccia della morte. E se, nonostante sia circondato da queste due figure pericolose, ci piace tanto fare l’amore, è perché nell’amore il corpo è qui.“

 

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Roccioletti

 

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