Roccioletti cover

L’altare del sottosopra.

L’altare del sottosopra.
Corpo, scale.
Selezione di immagini da video.
Performance, 2021.

Upside-down altar.
Body, stairs.
Selection of images from video.
Performance, 2021.

 

”Seppur involontariamente noi artisti siamo impegnati. Non è la lotta a renderci artisti, ma è l’arte che ci costringe a essere combattenti. Per la sua stessa funzione l’artista è il testimone della libertà e questa è una motivazione che si ritrova a pagare cara. Per la sua stessa funzione egli è impegnato nelle profondità più inestricabili della storia, là dove soffoca la carne stessa dell’uomo.
– Albert Camus.

 

Un ringraziamento particolare a tutti coloro che hanno accettato di essere primi spettatori di questa performance, e per il tempo che hanno dedicato a scrivere le righe che seguono. Questa performance è anche vostra.

 

Roccioletti

 

“Non vedere l’azione, se non in fotografia – limite e delizia del nuovo fare artistico (neppure più contemporaneo, azzarderei) – è questa volta, invece, la serratura della porta chiusa a chiave. Qui si è invitati a spiare, a non indietreggiare davanti alla poesia dell’essere uomini. Quella dello sforzo, della resistenza e della debolezza, della caduta, del corpo ancora vivo, strumento e mezzo indagato e indagatore. Nell’epoca del post, qui si trova un posto. Per chi, come me, non ama guardare, si è davanti ad un buon motivo per iniziare a dire.”
– Amalia De Bernardis.

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

“Stasi. Dal verbo greco istemi, stare fermo. Quello che l’uomo vive spesso come una dannazione è il prodotto tragico di due spinte opposte: quella irrazionale ed emotiva che punta verso l’alto, verso un ideale proiettato nel futuro sotto forma di sogno, e quella razionale che trascina verso il basso, verso paure legate spesso al passato. E allora si resta fermi a metà, tra passato e presente, tra ideale e reale, a contorcersi nel continuo ripensamento di un presenza senza dimensioni e profondità.”
– Antonella Capano.

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

“Essere un corpo prima che persona, rappresentare attraverso di esso la durezza di un sostegno. Andrea Roccioletti, con questa performance, è riuscito a plasmare l’immobilità e la freddezza di una sequenza marmorea, rendendola avvolgente e circonfusa da un bianco e un nero a tratti fumoso, a tratti illuminante.”
– Francesca Gattuso.

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

“Il corpo indaga lo spazio e qualche volta, come su un letto di Procuste, ne rimane vittima. Escher ci insegna che le scale non salgono né scendono, ma semplicemente stanno. Con i loro gradini incastonati. Marmorei. Refrattari. E noi potremo mai distaccarci da ciò che è incastro-nato? Possiamo solo diventarne altare, trasformandoci nella pietà del sottosopra.”
– SarahSilke Tasca.

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

“Questa volta è più entusiasmante di quando Peter si dimenticò di come ci si sedeva su una sedia. Oggi Peter non si ricorda come si scendono le scale.”
– Paolo Notario.

 

Roccioletti

 

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Roccioletti

 

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“L’artista produce oggetti e relazioni che rappresentano una forma di ginnastica per il cervello. Sebbene possa sembrare romantico, credo fermamente che gli artisti riempiano il panorama culturale con nuove forme di oggetti, spazi, performance e azioni che producono nuove possibilità per la configurazione della materia del cervello. Il processo è continuo e incessante e produce relazioni che vengono riciclate nel contesto delle condizioni culturali vigenti. I confini e le forme della cultura visiva sono in perpetuo mutamento. Questo flusso attiva le potenzialità virtuali del cervello, virtuali in senso deleuziano. E il cervello subisce una trasformazione assieme alla mente. L’arte è uno spazio sacro nel quale è ancora possibile una ricerca su un oggetto o una relazione, che utilizzi metodologie e sistemi alternativi e sperimentali. Questo, alla fine, esalta la diversità neurobiologica con la quale siamo nati.”
– Warren Neidich.

 

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