Roccioletti cover

Perché pensi questo di me?

Perché pensi questo di me?
Corpo, spinte.
Selezione di immagini da video.
Performance, 2021.

Why do you think that about me?
Body, shoves.
Selection of images from video.
Performance, 2021

Thanks to Paolo Notario.

Citazioni da
“Il corpo racconta di colui che lo abita”
Barbara Fabbroni, 2010.

 

Roccioletti

 

“Il corpo trasmette continuamente informazioni sui codici culturali che appartengono alla persona, nel suo semplice esistere e mostrarsi, ovvero attraverso la comunicazione di Sé all’Altro.”

 

Roccioletti

 

“Ogni essere umano non può non comunicare e, allo stesso modo, il corpo non può non esprimere ciò che vive, ciò che sente, ciò che percepisce. Gli atteggiamenti, i comportamenti, le credenze, i pregiudizi che riguardano il corpo dipendono fortemente dalla cornice culturale entro la quale si sviluppano, crescono ed evolvono.”

 

Roccioletti

 

“Il corpo, pur essendo il più naturale degli strumenti tecnici, è dunque allo stesso tempo culturalizzato, cioè specificamente adattato allo stile ed alle esigenze di una singola cultura.”

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

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“Stare la notte abbracciati / o anche no. La notte stare a parlare / o ascoltare le voci, litigare. Vivere l’avventura d’esser vivi […] sporgersi all’inatteso. Non programmare. […] Questa è la mia rivolta. Essere solo un corpo, un nome, solo un io / terrestre. Dentro la caduta nello spazio e nel tempo. […] Essere solo io. / Il micidiale pronome. Il ladro, il divoratore. / Essere io e basta. Messi qui a imparare / l’infelicità d’un pronome. / Tornare allora ad essere immensa slabbratura, / vagina celeste che partorisce galassie. Genera divinità. […] Fare il sogno dei mondi. Potenza creatrice / e nullità. Gran potenza d’antico amore.

Tutti siamo corpo, tutti facciamo corpo e, a un tempo, tutti smarchiamo il nostro corpo, lo allochiamo, lo ripartiamo; ci facciamo spazio, configuriamo spazio. Quand’è, allora, che il corpo ci è proprio? Forse quando lo stesso, come in una danza, si accompagna al grado più compiuto – pressoché inesprimibile – di consapevolezza:

Portiamo nella voce / nel pensiero, questo dono, / il più prezioso forse. Di certo / il più pericoloso: la parola. / La logorata o viva. Cara nostra parola”

Tratto da
“Nota sui Giuramenti di Mariangela Gualtieri”
Vitalità, forza e violenza dei corpi.
di Samir Galal Mohamed

 

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Suggerimenti di lettura

A.Pinotti, “Alla soglia dell’immagine”, Einaudi.
T.Macrì, “Il corpo postorganico”, Costa & Nolan.
S.Oreally, “Il corpo nell’arte contemporanea, Einaudi.

 

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