Scultura.

Scultura.
Corpo, pareti di roccia.
Selezione di immagini da video.
Performance, 2022.

Sculpture.
Body, rock walls.
Selection of images from video.
Performance, 2022.

Testi di Giovanni Fava
da “Sul corpo”.

 

Passi nell’erba per arrivare.

 

 

Roccioletti

 

“Il tatto è l’anticamera della conoscenza: la familiarità con il mondo non può che passare per il modo in cui, in un rapporto d’incrocio, il mondo stesso ci tocca e noi lo tocchiamo. È un chiasmo, nel quale ogni toccare è un essere toccati, ogni corpo chiede per risposta un corpo, quello dell’altro, al quale contrapporsi nel contatto. Non basta vedere, immaginare, cogliere nell’idealità di una forma; il pensare stesso è un rapporto di prossimità con la cosa pensata.”

 

Roccioletti

 

“Da qui la funzione prossemica delle nostre appendici, delle nostre mani, i nostri piedi, che ci collegano come linee e superfici al mondo. Siamo alberi rovesciati, le cui radici stanno in cielo; ma la terra rimane la fonte nel nostro nutrimento. Questo doppio rapporto, per cui ogni toccare è un essere toccati, per cui la coscienza del mio corpo implica in una sorta di ferrea necessità la coscienza del corpo dell’altro, genera quel sentimento ambiguo, misto di amore e repulsione, che ci lega al nostro corpo. Nonostante la vicinanza estrema, siamo noi i primi estranei a noi stessi.”

 

Roccioletti

 

“Quando ci guardiamo il dorso o il palmo della mano, proviamo come un brivido all’idea che tra i sette miliardi d’individui che abitano il mondo, nessuno condivida con noi la nostra stessa conformazione fisica. Nessuno possiede la stessa geografia venosa, la posizione delle nocche, l’articolazione delle dita – non c’è una mano che sia identica a quella che abbiamo sotto gli occhi. E questo non può che suscitare sgomento.”

 

Roccioletti

 

“L’unicità del nostro corpo ci rende estranei, di un’estraneità estrema, all’altro, chiunque esso sia. Ma è proprio attraverso il corpo, dice Sartre, che avviene la riconciliazione. Quando qualcuno (l’amato, l’amico, il fratello) posa la sua, di mano, sul nostro volto, ecco che il nostro corpo torna cosa conosciuta, torna familiare, ai nostri occhi. La carezza, la vicinanza indotta del corpo altrui, riappacifica il tremore generato da un corpo che pare non appartenerci.”

 

Roccioletti

 

“Il corpo vive di questa duplice esistenza: l’essere la dimora dell’intimità e, insieme, l’incarnazione della lontananza. Il sentimento che proviamo nel saperci nostri, nel sapere che queste mani, queste braccia, questo petto, appartengono a noi, trova la sua giustificazione solo se mediato dal corpo dell’altro, che ci assolve riconoscendoci. Lo specchio inganna quando ci mostra l’immagine che pensiamo sia la nostra. Jorge Luis Borges considerava gli specchi i suoi più grandi nemici. Aveva ragione: l’immagine riflessa introduce una crepa nell’identità corporale che crediamo possedere di noi stessi. Esso ci dice che non arriveremo mai a guardarci come pensavamo di essere.”

 

Roccioletti

 

“Ma ciò è inevitabile. Lo specchio non è un corpo, non ha un corpo, essendo il pallido surrogato di una presenza carnale. È il corpo dell’altro, piuttosto, a renderci integri, a ricomporre la frattura che separa noi da noi stessi, accogliendoci nell’imperfezione di una materialità della quale non siamo, né mai saremo, padroni. È la mano che stringe ciò che lo sguardo non afferra, palpitante rumore di membra, insopportabile desiderio di liberarsi di ciò che ci rende umani, al di là di tutto il resto – il corpo che dunque sono.”

 

———-

 

Portando margherite
dove margherite non ce n’è.
Selezione di immagini da video.
Performance, 2022.

Bringing daisies
where daisies are not.
Selection of images from video.
Performance, 2022.

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

———-

 

Roccioletti

 

“Sì come per levar, donna, si pone
in pietra alpestra e dura
una viva figura,
che là più cresce u’ più la pietra scema;
tal alcun’opre buone,
per l’alma che pur trema,
cela il superchio della propria carne
co’ l’inculta sua cruda e dura scorza.
Tu pur dalle mie streme
parti puo’ sol levarne,
ch’in me non è di me voler né forza.”

Michelangelo, Rime, n. 152
All’amica poetessa Vittoria Colonna.

 

———-

1 Comment

  1. “…nel quale ogni toccare è un essere toccati, ogni corpo chiede per risposta un corpo…”
    anche ogni emozione quando viene toccata nel profondo… vorrebbe in risposta un’ altra emozione…
    ma sappiamo… che non sempre è così…
    ho sempre pensato che le margherite… sono… piccoli soli ☀️ dal cuore d’ oro… 💛

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.