“Perché già una volta
io sono stato fanciullo e fanciulla
e arbusto e uccello e muto pesce che guizza nel mare.”
– Empedocle, Purificazioni, frammento 117 DK
Art Site Fest – X edizione. Dal 22 al 25 agosto siamo in residenza artistica presso Govone, in occasione di “Paesaggi narranti”, organizzato da Art Site Fest: programma di eventi dedicato ai linguaggi della contemporaneità nei luoghi della storia, mosso dalla necessità di affrontare i temi più urgenti dei nostri giorni, dal cambio di paradigma culturale al nostro rapporto con l’ambiente e con il vivente tutto.
La nostra proposta per il la residenza artistica si intitola “Tracce”: un’azione performativa che coinvolge il pubblico in un’esplorazione attiva di Govone e del suo territorio circostante. Attraverso camminate guidate e momenti di raccolta, i partecipanti contribuiranno alla creazione di un’installazione artistica collettiva. L’elemento centrale della performance sarà la realizzazione di sculture in gesso alabastrino biodegradabile, i calchi delle mani dei partecipanti che stringono gli oggetti trovati, che verranno poi riportate e collocate nell’ambiente naturale da cui gli elementi sono stati raccolti. Sono previsti momenti di condivisione e talk sulla pratica dell’arte come esperienza e mezzo di consapevolezza del bioregionalismo, del pensiero ecologico profondo e del rapporto tra le specie. Sono previsti talk, momenti di condivisione e restituzione pubblica del lavoro svolto.
Le parole chiave del nostro intervento sono
#abitare #prendere #dare #scelta #responsabilità
Ci trovate a Govone da giovedì 22 agosto a domenica 25 agosto. Questa pagina verrà periodicamente aggiornata con tutto il materiale prodotto durante la residenza, date orario e luoghi degli appuntamenti. Clicca qui per contattarci direttamente e venirci a trovare.
In collaborazione con Art Site Fest
Qui il pdf con la descrizione e
le persone coinvolte nel progetto
roccioletti – tracce
Sequi questa pagina per tutti gli aggiornamenti!
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Diario di bordo
Giovedì 22 agosto 2024
Quindi, dare e prendere. Questo presuppone una distanza. Tra sé e la cosa: un vuoto, uno spazio che consenta quel gesto. Questa distanza è la prima delle lame a doppio taglio (immaginaria, necessaria, il male minore, che cosa). Permette qui di essere – e tutti i giochi dell’io sotto la superficie della pelle – e là di essere, separatamente, ciascun per sé, nessun dio per tutte. Separatamente e separa, irrevocabilmente. La distanza accoglie il gesto, lo avvolge, ne è il palcoscenico. Lo stiamo esorcizzando con la società della connessione, della condivisione? Eppure, questa visione, questo gioco di prestigio, è un’approssimazione. Quello spazio tra me e la cosa vuoto non è. Aria, onde elettromagnetiche, raggi cosmici che attraversano gli abissi tra le galassie, e poi la Terra, da parte a parte, a velocità prossime a quelle della luce; e sono tanti, i raggi cosmici: uno al secondo per ogni metro quadro di superficie terrestre. Una pioggia continua, e ci trafigge, e non la vediamo, non la sentiamo. Oppure, le cose non esistono, esiste una continuità della materia; ed è la nostra mente – il nostro desiderio, la nostra necessità – a sagomare le cose, gioco di ombre cinesi, ad inquadrarle, dare loro un significato. Poi arriva il significante e spariglia le carte in tavola. In principio era la meraviglia, non il verbo; è la meraviglia si è fatta carne. Tutte le volte che da bambine da bambini abbiamo provato stupore per quel sasso così particolare. Non esistono le cose. Esistono le relazioni. Forse non esistono nemmeno le persone, bensì esistono le relazioni tra le persone. Andiamo troppo oltre, ma tastarlo con un piede, circospette circospetti, questo terreno. Cedevole.

Che senso ha (significato e direzione) fare calchi di mani, in gesso: imperfetti, nell’era della stampa 3D. Perché non è quella la direzione né il significato verso i quali guardare. Non è la perfezione, la trasposizione fedele (fedele? traduzione, tradimento?) di tutta la quantità di informazione presente nel modello; né credere in quell’illusione, poterla misurare tutta, la quantità. C’è molto di più, che viene incorporato. Non misurabile. Smisurare, ecco uno degli scopi, forse, dell’arte. Non è l’opera finale, nemmeno quella. E’ l’esperienza che faranno le partecipanti e i partecipanti del progetto Tracce. La scelta dell’oggetto, sicuramente, la percezione selettiva, perché quel frammento mi parla? E poi, ancora e di più, il tempo necessario perché l’alginato si solidifichi; quanto sono lunghi dieci minuti? Di immobilità assoluta. Allora si sentono i battiti cardiaci, i movimenti spontanei delle dita, la pelle, il confine, molte cose. Mentre i raggi cosmici a migliaia, miliardi, ci attraversano. La sensazione dell’alginato che stringe le dita, preme sul palmo della mano, la materia che segue la sagoma del corpo, aderisce, tiene. Ci tiene. Ecco, lo spazio sparisce. Tra me e la cosa, tra me e l’ambiente, tra me e me.

Prima di ricollocare tutti i calchi delle mani – che eternamente prendono ed eternamente restituiscono – istanti immortalati, carnalità di una percezione selettiva mentale – li disporremo come installazione. Gireremo in un’altra direzione i banchi della chiesa sconsacrata, così da averli rivolti verso la porta d’uscita; verso l’esterno; verso il mondo. Non preghiamo divinità per ottenere qualcosa. Non aspettiamo che strane logiche (dall’odore di sudore paura pretesa) facciano piovere dall’alto manna, pane quotidiano, risposte pret-a-porter. Guardiamo verso il mondo, che semplicemente esiste, e che continuamente ci pone una domanda: la cui non risposta dura una vita. L’io è un ospite ingombrante, nel pensiero ecologico profondo, se non sa stare alla danza di Shiva.
Dagli appunti di Rossella Ferrero:
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Diario di bordo
Venerdì 23 agosto 2024
Solo per immagini (ma disarticolarle, e scrivendo controsensatamente di immagini, anche e soprattutto le parole: solamente oppure da solo, le parole); perché tutto ciò che è stato pensato desiderato atteso – spesso purtroppo preteso – converge sì, in un punto, ma un punto lungo quanto un segmento; e su quel segmento di spazio, di tempo, insistono sussistono altri punti, imprevisti, arrivati da un altrove appena lì oltre l’orizzonte degli eventi controllabili; ed è un orizzonte vicino, sempre lì, hic sunt leones, si esorcizzava poco tempo fa. Su un piano bidimensionale (cfr. Flatlandia) non puoi vederli, se ti ci metti davanti, (a) tutti quei punti. Il conto della serva oppure un’altra cosa: fiducia o abbandono, che ci sia una componente non prevedibile, meravigliosamente non manipolabile da intenzioni buone, sicuramente, ma: è ora il campo da gioco del pubblico; ed è lì che accade; lì e altrove, in quelle persone. E mi sono sempre chiesto per quale ragione la regola del verbale (7%) paraverbale (30%) e non verbale (55%) debba valere solo per la comunicazione quotidiana e non per l’arte; annuso l’indicibile vergogna che l’artista non sia in pieno controllo del risultato della sua opera (ah, le ferite nell’ego, il sistema vettorialcapitalista che ciurla nel manico), e che una parte di essa, dell’opera, del tanto troppo stimato contato risultato, sia in mano esclusivamente al pubblico. Ma non è forse miracolo così, che là dove non arrivi, arrivi un’altra un altro a portarti ciò che nemmeno pensavi desideravi attendevi, oltre ogni tua piccola pretesa?
Il prossimo appuntamento è domani
sabato 24 agosto, alle 17:00
presso la chiesa del s.spirito,
per l’installazione condivisa e il tempo della restituzione.
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“La cosa più bella del culto, degli altari,
delle vuote navate, era il momento
che si usciva a respirare sotto il cielo
e la portiera ricadeva, si era liberi, vivi.
Soltanto di questo si poteva parlare.”
– Cesare Pavese, “La casa in collina”.
Diario di bordo
Sabato 24 agosto 2024
Opening oggi, ore 17:00
chiesa s.spirito, Govone
Paesaggi Narranti, Art Site Fest
Lo spazio è in condivisione con l’installazione di Johannes Pfeiffer (in residenza a maggio del 2023).
Rossella Ferrero ph.
Thanks to: Giulia, Tasso, Sara, Edoardo, Valeria, Barbara, Manuela, Iris, Diana, Best, Friend, Alessia e tutte le persone che hanno contribuito in presenza, da vicino, da lontano, alla realizzazione di questa opera.
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