Pelle. Primo e secondo studio. Work in progress.

Pelle. Secondo studio.
Provini da scatti fotografici.
Mappatura totale della superficie del mio corpo.
Work in progress, 2024.

Gli audio sono stati registrati durante la sessione fotografica.

Rossella Ferrero ph.

 

Roccioletti

 

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“L’involucro sonoro. Parallelamente all’instaurazione delle frontiere e dei limiti dell’Io come interfaccia bidimensionale appoggiata sulle sensazioni tattili, mediante l’introiezione dell’universo sonoro (e gustativo e olfattivo) si costituisce il Sé come cavità psichica preindividuale dotata di un abbozzo di unità e di identità. Associate, in occasione dell’emissione sonora, alle sensazioni respiratorie, che gli forniscono l’impressione di un volume che si vuota e si riempie, le sensazioni uditive preparano il Sé a strutturarsi tenendo conto della terza dimensione dello spazio (l’orientamento, la distanza) e della dimensione temporale.”

– Didier Anzieu, L’io pelle.

 

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Pelle. Primo studio.
Manipolazioni, estensioni, pressioni.
Work in progress, 2024.

Thanks to Manuela Manera.

I testi, con i relativi link per leggerli interamente, sono presi da
corpi.blog / a work, in progress

 

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Il corpo epidermico: “Nel settimo capitolo delle sue Storie Erodoto racconta che la pelle di Marsia fu esposta pubblicamente nella piazza principale di Celene, in Frigia. Qui Serse edificò il suo palazzo reale, Ciro costruì un’enorme riserva di animali selvatici, Alessandro Magno ne restaurò l’acropoli e Mida gettò non le sue ricchezze e nemmeno suo figlio bensì se stesso nella voragine che si era aperta nel bel mezzo della città, perché un oracolo aveva predetto che si sarebbe richiusa solo se il re avesse gettato nelle sue profondità quanto aveva di più caro. Tornando a Marsia, Ovidio nelle Metamorfosi fornisce maggiori dettagli sulla sorte del satiro, scorticato vivo: “non era che un’unica piaga, il sangue stilla dappertutto, i muscoli restano allo scoperto, le vene pulsanti brillano senza più un filo d’epidermide; gli potresti contare i visceri che palpitano e le fibre traslucide sul petto”. Non solo non ha provato imbarazzo, Marsia, a raccogliere e a suonare l’aulòs gettato via da Atena, stizzita perché a soffiarci dentro le sue guance assumevano una forma buffa; ha anche lasciato correre, quando si era diffusa la voce che le sue melodie erano migliori di quelle di Apollo. E quindi, punizione divina.” [prosegui qui la lettura]

 

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Il corpo volto. “Il corpo altrui, dal vivo e nel momento, lo vediamo interamente; del nostro, da sole, vediamo tutto (almeno, la parte frontale), tranne che il volto. Per poterlo osservare – trovato l’escamotage tecnico – posso fare da sola. Il cervello ha un’attitudine straordinaria al riconoscimento facciale, per i volti delle altre e per il proprio; eppure, fissare la propria immagine riflessa per più di un minuto provoca sensazioni di dissociazione. Se riceve stimoli monotoni, il sistema interpretativo cerebrale inizia a individuare dettagli meno evidenti oppure sconosciuti, e attiva fenomeni di pareidolia, la tendenza istintiva a trovare strutture ordinate in immagini disordinate, producendo l’effetto opposto: chi è – a chi appartiene – quell’immagine riflessa? Si può distogliere lo sguardo oppure fare come Alice e passare attraverso lo specchio, per andare incontro a quel corpo altro.” [prosequi qui la lettura]

 

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Il corpo laboratorio. “Per lunghissimo tempo il corpo umano fu rappresentato come un’entità chiusa, sbalorditiva per lo squisito coordinamento dei gesti e per le mirabili proporzioni esteriori, ma il cui interno era bensì destinato a rimanere inaccessibile: lì risiedeva l’arcano, impenetrabile e manifestamente inconoscibile segreto della vita. Nel corso dei secoli poi, mercé gli sforzi infaticabili di medici e scienziati, il grande mistero venne sceverato in un labirintico insieme animato di dotti, tubazioni, conduttori elettrici, valvole, ampolle, ingranaggi e rotismi, per mezzo dei quali l’organismo congegna di estrarre energia dall’ambiente e di incanalarla ad alimentare una struttura di strabiliante complessità.” [prosequi qui la lettura]

 

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Il corpo pathosformelico. “Il termine pathosformel è stato coniato da Aby Warburg nei primi del ‘900, e indica immagini archetipiche: posizioni assunte dai corpi, che si ripetono in modo uniforme attraverso tutta la storia dell’arte, e che esprimono emozioni attive e passive dell’animo umano. Scrive Anna Fressola (Enneagramma, la tradizione classica nella memoria occidentale, 2018): Pathos che cerca e trova le sue espressioni in formulazioni per loro natura fredde (Formeln) che tendono a incasellarsi in serie morfologiche, quando non tassonomiche. Pathosformel (come già osservato da Salvatore Settis) è parola ossimorica che fonde nello stesso termine il movimento del pathos e la stasi, o meglio l’ipostasi della formulazione di uno schema.” [prosegui qui la lettura]

 

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Il corpo donatore. “Un gruppo di dodici avvocati, professori e attivisti dei diritti umani ha scritto una lettera aperta al ministro australiano Malcom Turnbull e al ministro della salute del New South Wales, Brad Hazzard, per chiedere la chiusura della mostra “Real Bodies” di Sidney. Secondo gli attivisti i corpi sarebbero di detenuti cinesi uccisi dopo essere stati condannati a morte, tra cui anche prigionieri politici. VAughan Macefield, professiore di fisiologia alla Western Sidney University, afferma che ci sono forti prove a sostegno dell’idea che i corpi e gli organi provengano da prigionieri uccisi in Cina: in mostra ci sono quasi solo maschi di giovane età. Spiega anche che non è credibile la tesi degli organizzatori della mostra, secondo la quale si tratterebbe di corpi morti in ospedale, mai identificati o reclamati: il processo di plastinazione deve iniziare a 48 ore dalla morte e gli ospedali cinesi sono tenuti per legge a conservare cadaveri non identificati per 30 giorni.” [prosequi qui la lettura]

 

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Il corpo televisivo. “Mi chiedo quante e quali di quelle rappresentazioni di corpi io abbia interiorizzato, inconsapevolmente. Ciascuna di queste serie TV necessiterebbe di parecchie pagine, per raccontare il modo in cui i corpi erano rappresentati, i cliché, i sottotesti: arrivavano dagli Stati Uniti oppure dal Regno Unito, stavamo importando, oppure eravamo colonizzati, da stili di vita, ambienti in cui i corpi si muovevano, relazioni, percezioni del sé, modi di narrarsi e di narrare le altre persone.” [prosequi qui la lettura]

 

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Il corpo cosa. “La parola cosa è una circumnavigazione; un abbraccio largo, disattento oppure irrispettoso se non si presta attenzione (o non si può) alla cosa abbracciata; cauto, timoroso o  circospetto nel caso di cose sconosciute o temute, in buona o in cattiva fede. Raramente usato nei confronti degli animali (in prospettiva antropocentrica), nelle domande che forse lasciano intendere: che cosa è [quell’animale]; “suona male” l’alternativa chi è [quell’animale]; quando è stato che gli animali hanno smesso di essere chi – se mai lo sono stati – per diventare che cosa? [cfr. le divinità antiche teriomorfe]. Sicuramente nel sentire comune (culturale?) cosa è controparte di persona. Da un lato ci sono le persone, dall’altro le cose; e quando è capitato apertamente oppure ipocritamente che i due concetti coincidessero, sono stati genocidi, femminicidi, omicidi, soprusi, il peggio che potessimo.” [prosequi qui la lettura]

 

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Calendario dei prossimi appuntamenti.
Aggiornato periodicamente, clicca qui per la pagina.

 

 

9 – 15 settembre @ Bussana Vecchia
Residenza d’arte #tempo #corpo #abitare

15 settembre @ Castello Reale di Govone
Restituzione e mostra del progetto Tracce.

30 settembre, 21:30, @ GreenBox via s.Anselmo 25
Primo incontro del workshop di arti performative
Il corpo immediato, mediato, mediale.

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2 ottobre, 21:30, @ Trama via Mazzini 44
Vanessa Depetris Coincidenze & coindicenze

4 ottobre @ Castello di Moasca
Restituzione e mostra del progetto Tracce.

23 ottobre, 21:30, @ Trama via Massini 44
Dead man Cinematografo.

 

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Work in progress.

 

#body #corpo #immagine #image #stare

corpo
latino: corpus
armeno: kerp = forma, immagine
indogermanico: kar = fare, comporre
greco antico: soma
sanscrito: soma = spremere, succo, essenza

 

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“Perché non mi sono inventato un’aggressione di orsi inferociti o non ho fatto credere che la mia pelle si è ridotta così per tutte le volte che sono stato a letto con Mata Hari e ho combattuto contro Fu Manchu? Mi ci vorrebbe un passato mitico, in modo che quando un giovane Borau verrà a intervistarmi possa descrivermi con quel misto di compassione, stupore e reverenza che pochi esseri umani sono in grado di ispirare. Come si può suscitare pena e invidia contemporaneamente? Come si può far sì che gli altri si rallegrino di non avere la tua pelle e al tempo stesso desiderino essere nei tuoi panni? Bisogna modulare molto bene il mito di cui ci si ammanta, padroneggiare soprattutto i silenzi – conviene che gli altri riempiano di supposizioni tutti gli spazi vuoti in quello che sanno di te -, e non alzare mai la voce né vantarsi troppo. Io non sono comparso in un ospedale del Kazakistan dilaniato dalle zampe di un orso e ho sempre parlato della mia mostruosità con un’alzata di spalle. Ho dato la colpa alla genetica, che è come dare la colpa a Dio, ma senza nessuna voglia di bestemmiare. Priva di miti e di consacrazioni, la mia pelle fa solo schifo. Sono uno dei tanti disgraziati che i passanti incrociano tutti i giorni per strada. Posso ispirare compassione, ma non invidia. […] È affascinante la capacità di riparazione della pelle. Le cellule sane sostituiscono immediatamente quelle malate, e lì dove per anni ci sono state delle placche non si vede nemmeno un alone spettrale. Ma il carattere, invece, rimane. In qualche modo che non so spiegare, sempre io sono ancora un lebbroso con un campanaccio al collo che non deve allontanarsi dal lazzaretto. Credo che lo sarò per sempre, che non perderò mai del tutto l’abitudine di camuffarmi, che, alzandomi dal letto, scruterò le lenzuola alla ricerca di macchie di sangue, che eviterò di mettere camicie bianche e che terrò un’antipatica distanza dalle persone perché non scoprano, toccandomi, che non sono degno di entrare a Qumran. Della malattia, rimarrà solo la vergogna. Sarò una strega in incognito che ha rinunciato ai suoi poteri, ma che continua a essere una strega. Senza eczema, senza saliva blu, senza fuoco nelle pupille.”

– Sergio Del Molino, Pelle.

 

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Retakes agosto 2024.

 

Le temps de la recherche perdue.
1 – 10 agosto 2024
@ Performing Art Forum, Reims.

Clicca qui per tutti gli scatti.

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Tracce.
22 – 25 agosto 2024
Art Site Fest – X edizione
Paesaggi Narranti @ Govone

Clicca qui per tutti gli scatti.

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Percorsi di lettura.

 

C.Cassese, Il bello che piace, Damiani Editore
D.Miller, Cose che parlano di noi, Mulino
D.Sudjic, Il linguaggio delle cose, Laterza
F.Patrone, Guida filosofica all’identità personale, Laterza
A.Cavarero, Corpo in figure, Castelvecchi
F.Palazzi, La politica della rabbia, Nottetempo
B.C.Han, La crisi della narrazione, Einaudi
F.Lenoir, Il desiderio, Baldini+Castoldi

 

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Sinceramente.
Opera collettiva spontanea.
Wincent Raca, 2024.

 

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