e[ro]timologie

Soglie del visibile.
e[ro]timologie – 1
Corpo, oggetti, luce.
Scatti fotografici, 2024.

Testi di J. Neri e F. Bertonin, “Erottica – sguardi obliqui di corpi dilatati”  A cura di C. Scano. Rivista di Scienze Sociali, 2016.

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

“Nella connotazione assunta nel linguaggio comune, l’osceno è definito come qualcosa di ripugnante, disgustoso, offensivo per gli standard morali, che offende gravemente il senso del pudore. Osserviamo quanto il termine è caratterizzato da ambiguità e inadeguatezza: è reso evidente come nulla sia osceno di per sé. In quanto spettro del pudore, l’oscenità è definita nelle relazioni e nelle categorizzazioni culturalmente e storicamente determinate.”

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

“Il filone dei porn studies denaturalizza la categoria mostrandone la debolezza dell’impianto cartesiano nella divisione tra un erotico valorizzato in quanto intellettualizzato ed esteticizzato, contrapposto a un pornografico carnale e degradante. Viene proposta una alternativa, che mette in gioco una dimensione dell’oscenità come negoziata e costruita culturalmente. La distinzione tra ciò che è osceno e ciò che non lo è viene mostrata come fondata sul modo in cui vengono letti i corpi e riprodotti nelle opere di nudo: da un lato nude, il corpo reso astratto, esteticizzato e depotenziato della capacità desiderante, dall’altro naked, esposizione dei corpi vivi, di carne e sangue.”

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

“L’osceno può essere infatti interpretato come un avvelenamento, dal latino ob caenum (dal greco, come os-kénos). L’idea dell’osceno come coltre tossica, che crea una copertura degenerante, che infetta. Chi è considerato osceno diventa pericoloso, da evitare perché, con la sua presenza e prossimità, mina gli assetti della normalità e del vivere sociale, interroga le regole su cui si fonda il dato-per-garantito.”

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

“Un altro modo di considerare il termine è suggerito dall’idea di osceno come ob skene, fuori dalla scena. Questa etimologia, popolare ma non confermata da alcuna fonte, mantiene una forte suggestione: l’osceno è ciò che dovrebbe stare nascosto, non visibile, e che, al contrario, si impone nello spazio e nel tempo della vita quotidiana. Il corpo osceno è tale perché è troppo visibile, crea un’eccedenza di visibilità.”

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

——-

 

Sexting.
e[ro]timologie – 2
Specchio, cartoncino nero a censurare
il cellulare con cui vengono effettuati gli scatti.
Scatti fotografici, 2024.

Testi di Marco Vozza, dalla prefazione a J.L.Nancy “Indizi sul corpo”, 2009.

 

Roccioletti

 

“Offrirsi nudi allo sguardo è rivelare la mancanza dell’abito di un’essenza, esibire la propria amabile fragilità di singolarità erranti e tremanti, che esistono in un regime d’essere incerto, rinunciando a ostentare qualsivoglia ornamento di senso pregresso e, al tempo stesso, mostrando la propria intimità nell’évanouissement di ogni interiorità. Pura ecceità di un’esistenza senza ragioni né garanti che anela, perturbata e alterata, a una attestazione che corrisponde a una testimonianza peritura, sospesa tra il godimento e la morte.”

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

“Già Paul Valéry sosteneva che la profondità dell’uomo è la sua pelle: l’esperienza della nudità sembra rinviare a un sapere della superficie, a una cognizione dell’immanenza singolare, a un pensiero della carne dotato di un attributo relazionale o comunitario, derivante da una condizione di esistenza condivisa, quale si manifesta nella complicità della carezza, nell’atto del toccare che si trattiene dall’afferrare e non sfocia mai nell’appropriazione o nell’identificazione.”

 

Roccioletti

 

“Esiste una nudità isolata? La nudità non è un essere, né una qualità, è sempre un rapporto, molteplici rapporti simultanei, con altri, con sé, con l’immagine, con l’assenza d’immagine. Non esiste alcuna nudità solitaria; il sé non ritorna mai a sé, piuttosto espone il corpo al fuori di sé, lascia affiorare la distesa di un’anima, la sua venuta in presenza che evoca il toccare e l’essere toccato. Ogni nudità lascia scorgere la morte alle proprie spalle, la minaccia che incombe come una nube opprimente.”

 

Roccioletti

 

——-

 

“L’immagine è uno stratagemma della coscienza per non immaginare più; è il momento di scoraggiamento durante il duro lavoro dell’immaginazione. Se ritrova, invece, la sua libertà immaginativa, il fuoco che la consuma, distrugge e libera, la sua espressività più densa e felice, allora l’immagine non è più immagine di qualche cosa, interamente proiettata verso un’assenza che essa rimpiazza; è raccolta in se stessa e si dà come la pienezza di un esserci; essa non indica più qualcosa ma si rivolge a qualcuno”

C. Castoro, “L’osceno come governo del cattivo sogno”. Rivista di Scienze Sociali 2013.

 

——-

 

Disponendo del dispositivo.
Selfie, usando lo scanner ottico
per il pagamento delle bollette
di un distributore automatico.
Performance, 2024.

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

“Lo schermo è un confine, nello specifico uno scrimolo. Infatti sembra che il termine scrimolo, secondo alcuni filologi, sia il diminutivo della parola tedesca schirm che sta per schermo. Lo scrimolo è un punto di separazione, l’orlo di un precipizio. Essere l’orlo di un precipizio significa essere la terra ferma e il baratro, il giusto e lo sbagliato, il bene e il male, il rassicurante e il pericoloso, dio e il diavolo. Quando siamo schermi iniziamo a giocare a questo particolare gioco dello scrimolo, come se stessimo camminando sull’orlo di un precipizio.” Michele Mezzanotte, 2018.

 

——-

 

Panchine Piccolissime Project.
Accomodatevi.
Installazione diffusa, 2024.

Work in progress
A breve tutti gli scatti
e le location delle installazioni.

Per una sneak peek del progetto, clicca qui.

“Le panchine non sono sempre esistite. Inventate nei primi anni del ‘700, presenti solo nei giardini dei palazzi nobiliari, raccontano di un uso sociale esclusivo dello spazio e del tempo: i nobili possono passeggiare sedersi riposare contemplare parlare tra di loro; viceversa non ci sono panchine negli spazi pubblici fuori dalle mura dei palazzi, tantomeno lungo i campi luoghi di lavoro per i contadini. Deve trascorrere un altro secolo prima che  compaiano panchine lungo i viali e nelle piazze, usate dai borghesi  delle città ottocentesche per le loro passeggiate sociali (antesignani sfoggi di costruzioni d’ego in album fotografici su social media). Oggi sempre più spesso vengono installate panchine escludenti e marginalizzanti, panchine dell’architettura ostile, quelle che impediscono alle/ai clochard di distendersi trovare riparo dormire. Altrove intanto in luoghi ameni fuori dalle città nelle campagne in collina in montagna vengono installate panchine giganti, radiofari turistici, pozzi gravitazionali selfotografici. Panchine escludenti, panchine esclusive, panchine espositive. Allora abbiamo pensato installato panchine piccolissime, che escludono che includono tutte e tutti: in una impossibilità d’uso; in una riflessione su paesaggio e intervento; in una domanda rispetto all’umana e culturale percezione dei dettagli.” […]

Per proseguire la lettura, clicca qui.

——-

 

Presto i prossimi appuntamenti di gennaio.
Per tutti gli aggiornamenti,
e per i progetti paralleli:

 

corpi.blog
a work, in progress

Il corpo archiviato.

 

trama.page
Trama è la casa di tutte le persone innamorate della letteratura, della poesia, della musica, del cinema, dell’arte. Trama è la possibilità di incontrarsi, parlare, ascoltare, fare. Trama lavora sul territorio e a favore del territorio, per cogliere le esigenze delle persone, proporre attività, promuovere iniziative. Trama è un luogo, ma prima ancora: è uno stato d’animo.

 

TheJollyJoker
a-side project

Un abito e legante.

 


Youtube channel

 

Podcast spotify

 

Wincent Raca

Smoke

 

——-

 

2 Comments

Rispondi