Passanti.

Passanti.
Immagini da Google Maps – Google Street View
sono state stampate e collocate nei luoghi di appartenenza.
Performance, arte urbana, 2023.

Passers-by.
Images from Google Maps – Google Street View
have been printed and placed in their places of origin.
Performance, street art, 2023.

Passants.
Images de Google Maps – Google Street View
ont été imprimées et placées dans leur lieu d’appartenance.
Performance, art urbain, 2023.

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

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Mr. Snoopy & Mr. Wolf
Immagini sonore
ovvero, vedere a parole
* performance collettiva radiofonica *

venerdì 1 settembre 2023
dalle ore 20.00 alle ore 21.30

in streaming qui
oppure sui 105.25 FM

per partecipare alla performance, durante la diretta
puoi scrivere al numero WA della radio: 3466673263
oppure al mio numero WA: 3885825444

 

 

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H(tml)AIKU.
Digital poem.
Wincent Raca, 2023.

Clicca qui per l’articolo.

 

Roccioletti

 

Nota: in codice HTML
&nbsp si usa per inserire uno spazio,
<br> per inserire un’interruzione.

 

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The hollow men.

Parte del testo de “Gli uomini vuoti” di T.S.Eliot (1925)
è stato sottoposto ad una IA, così che generasse
autonomamente un video a corredo dei versi.
Performance digitale, 2023.

Part of the text of “The empty men” by T.S.Eliot (1925)
has been subjected to an AI, so that it created
independently a video to support the verses.
Digital performance, 2023.

Partie du texte de “Les hommes vides” de T.S.Eliot (1925)
a été soumis à une IA pour générer
une vidéo pour les vers.
Performance numériques, 2023.

 

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

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Altri percorsi.

 

“Intervistato in occasione della mostra Masques, ospitata nel 1960 dal Museo Guimet di Parigi, Levi-Strauss sottolineò che l’esposizione metteva in luce l’incredibile diversità delle maschere. A nulla valeva andare in cerca di somiglianze morfologiche: il loro significato era inscindibilmente connesso a un determinato culto locale. La comunicazione non era incentrata sul volto di tutti i giorni, ma seguiva altre vie. Affermava, inoltre, che non era possibile separare la maschera che cela da quella che rivela, perché tutte le maschere sono l’una e l’altra insieme. Dal punto di vista della funzione svolta, la maschera è in pratica il rovescio della parola; quest’ultima serve alla comunicazione diretta tra due esseri umani, mentre la maschera interrompe questa comunicazione e ne instaura un’altra di tipo completamente diverso: produce partecipazione o corrispondenza, non scambio. Pensando all’attuale consumo di volti, Levi-Strauss aggiungeva infine, con grande acume: a ben guardare, è nel momento della sconfitta che la maschera celebra il suo trionfo.”

H.Berlting
“Facce. Una storia del volto”, 2014.

 

corpi.blog
a work, in progress.

#corpo #volto

 

Il corpo volto.
Quartier generale di Instagram.
Menlo Park, California. 12 giugno 2022.
“Corpi che rappresentano se stessi o altri corpi. A volerne trovare le ragioni, innumerevoli, ci si perde. Consce o inconsce, magiche o scientifiche. Per sconfinare il limite dell’esistenza biologica e restare nel tempo, oppure per raccontare un istante. Farsi vedere, ma prima ancora vedersi: nell’acqua delle pozzanghere dopo un diluvio, nel paleolitico, in pietre appositamente levigate, ritrovate in Anatolia (6.000 a.C.), nei primi specchi egizi di rame o bronzo (2.500 a.C.), in una diapositiva, in una fotografia conservata in un album di famiglia, sullo schermo di un cellulare. I primi specchi a figura intera erano costosissimi, e solo le persone più abbienti se li potevano permettere. E ancora: la vetrinizzazione sociale, che separa chi compra da chi vende, epperò quante volte ci è capitato di vederci riflesse in quella vetrina, sovrapposta la nostra immagine all’oggetto in vendita.” Prosegue qui.

 

Il corpo cinematografato.
“Secondo Roy Menarini ci sono almeno due motivi per i quali la questione del corpo è connessa al cinema. Il primo riguarda lo sguardo: il mezzo cinematografico, a differenza di altre arti come la letteratura oppure la musica, implica almeno due sensi, la vista e l’udito, nell’interazione con le emozioni. Le più recenti teorie delle scienze cognitive considerano la fruizione del film un’esperienza di coscienza incarnata, ovvero sono le reazioni corporee a guidare la mente di fronte ad un’esperienza artistica, e l’empatia dello spettatore nei confronti del film è paragonabile a quella dell’intersoggettività nella vita “reale” (cfr. i neuroni specchio). Il cinema delle origini, quindi, non può essere spiegato esclusivamente con il paradigma della discontinuità (in termini di innovazione tecnologica) oppure con il paradigma della continuità (come progressiva integrazione tecnica di precedenti serie culturali e abitudini percettive). Il cinema è anche e soprattutto “l’incontro destinato, in quanto duplicato del mondo, a sollecitare una ricezione neurocognitiva simulata ma allo stesso tempo reale.” Prosegue qui.

 

Il corpo certificato.
Mar Arabico, 2 maggio 2011.
“Come scrive Ferdinando Scianna ne “Lo specchio vuoto”, l’ossessione di identificare il criminale attraverso la fotografia, nata come autodifesa, si è mutata in un’ansia generalizzata a tal punto che nelle società strutturate le persone devono circolare con un documento in tasca, la carta di identità. Alla piccola foto che vi è apposta si attribuisce il ruolo di certificare ciò che di più delicato ci appartiene, la nostra identità. Se un poliziotto ci ferma per un’infrazione, ci chiede la patente o la carta di identità, pretende che siamo noi ad assomigliare alla fotografia più che la fotografia assomigli a noi. Sembra una faccenda di ordine pubblico, ma ha una portata culturale enorme: significa che la nostra società, ad un certo momento della storia, ha deciso di delegare all’immagine e non più alla persona il concetto di identità.” Prosegue qui.

 

Il corpo epidermico.
“Nel 2018 l’industria dei cosmetici ha registrato un fatturato superiore agli 11,2 miliardi di euro, con investimenti in pubblicità online e offline per una quota di mercato del 44% rispetto a quella di tutti gli altri beni, escluso il food. Ipsos, le indagini statistiche GFK e i dati dei produttori indicano che il 93% dei consumatori ritiene irrinunciabile la categoria di cosmetici skincare: al primo posto ci sono i prodotti per la cura del viso e le maschere; il 42% delle donne intervistate afferma che l’utilizzo dei prodotti di bellezza per la pelle è finalizzato all’obbiettivo di apparire più giovani.” Prosegue qui.

 

Il corpo narrato.
“I manuali di scrittura creativa offrono spunti interessanti sul tema dei corpi, letti nella chiave dei suggerimenti che danno su come si possa creare un personaggio, partendo da alcuni modelli teorici. Ovviamente il corpo scritto è un corpo rappresentato; ma nella sua rappresentazione, con l’artificio delle parole e probabilmente del loro continuamente difettare – e nel raro stato di grazia del limite che diventa punto di forza per circoscrivere l’ineffabile indescrivibile – possono non solo mettere in piedi corpi credibili, con i quali si può empatizzare oppure immedesimare, ma anche offrire spunti di riflessione sul come e sul perché questi corpi vengono rappresentati in un modo piuttosto che in un altro.” Prosegue qui.

 

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“Ci sono momenti in cui il modello forgiato sull’intolleranza, verso tutto ciò che è istintivo e naturale, diverso e non produttivo, si sgretola e va in tilt, insieme a tutte le patetiche distinzioni anima/corpo, noi/gli altri, interno/esterno. L’importante è saper approfittare di questi ricorrenti corto circuiti del sistema di controllo centralizzato, per riuscire a vedere il mondo così come è: immenso, desolato e magico. Non si tratta di un’allucinazione retinica, quanto di un’acquisizione temporanea di quella saggezza cellulare comune a tutti gli esseri viventi. È uno stato di grazia che rende impossibile celare la calda erezione delle protesi creative – matite, pennelli – che puntano verso la distesa artica della carta, alla ricerca di intimità. La spina dorsale scodinzola davanti al foglio, bramando il contatto con il mondo vegetale. È bene osservare con cura il foglio vergine e pensare che quello che abbiamo davanti a noi, non è altro che il risultato di un processo vitale – la classica sequenza: morte, macerazione, rinascita – di cui siamo causa ed effetto, partecipanti attivi e passivi. Le porose fibre della carta hanno una stretta affinità con il nostro scheletro, e l’impellente desiderio è stendervi inchiostro, come per tracciare nervature e vene, per ricomporre, fibra su fibra, strato su strato, una nuova vita. Perché spargere sul foglio lampi di energia fluttuante, per illuminare la notte della realtà, è una delle più deliziose e terrificanti cerimonie pagane che abbiamo occasione di svolgere. Un’esperienza familiare di schizofrenia sperimentale, di tremblement inspirè, di ridefinizione tra reale e irreale, di patteggiamento tra corpo e narrazione. Qualcosa che abbiamo già vissuto nella nostra buddhità infantile, quando da perfetti mini-sciamani entravano in trance semplicemente facendo il girotondo o dondolandoci sull’altalena. Dipingere è come reimpostare il tempo, girare la clessidra e vivere di nuovo.”

M.Guarnaccia,
“Guernica blues, una storia irriverente
delle arti contemporanee”, 2012.

 

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