Sentirne il bisogno.
Corpo, testa in argilla, rossetto.
Performance, 2025.
Testi da R. Falcinelli, “Visus.
Storie del volto dall’antichità al selfie”, 2025.
“Se scorriamo a volo d’uccello le testimonianze della storia delle immagini, dagli albori ad oggi, noteremo che il sorriso, come molte cose rapide, è raro se non del tutto assente. Prima della fotografia nessuno aveva mai visto l’istantanea di qualcuno che salta o di una bocca che parla, e dunque la loro immagine (dipinta o scolpita) era frutto di un’astrazione, tra l’altro non sempre convincente. […] Prendere atto che le immagini possono essere istanti cambia infatti il modo in cui le persone pensano al proprio volto; un gesto semplice tipo sorridere davanti a uno smartphone, fare una faccia buffa o un sorriso smagliante, a comando, è qualcosa che si comincia a sperimentare studiando le proprie foto, imparando a correggersi, a capire come venire meglio. E ciò è stato possibile grazie alla capacità della fotografia di trasformare un tempo durevole in attimi disgiunti.”
“Chi si mette in posa, in fondo, si pone contro lo scatto, perché sostituisce all’idea di istante una fermezza calcolata, e obbliga la foto a funzionare come una pittura. […] Per ragioni analoghe, all’epoca della Salpetriere [su corpi.blog, qui] si era diffuso il mito che i “matti” non volessero farsi fotografare e per questo erano reputati più autentici delle persone comuni. E’ ovviamente una sciocchezza, eppure è il lascito più ricattatorio della borghesia ottocentesca: quello della spontaneità. Ossia, credere che l’essenza degli esseri umani sia più vera se colta di sfuggita. Un concetto che ha imponenti risvolti politici. Ogni cultura decide infatti che cosa mostrare di sé, anche se non tutti ne sono consapevoli. Per millenni le persone hanno riso, ma le loro risate hanno avuto pochissimo diritto di rappresentazione. Quel che resta del passato sono volti austeri, solenni, idealizzati. Finché, nel XX secolo, la diffusione delle Kodak e delle Polaroid non ha permesso a ciascuno di noi di fotografarsi, e le occasioni preferite per farlo sono state i viaggi, le vacanze, le feste.”
“Nella maggior parte delle immagini personali e famigliari che rimarranno ai posteri non si vedono le tristezze, i lutti, le delusioni, non si vede la malattia e non si vede il lavoro. Solo le feste. Solo persone che ridono e si svagano. Insomma, nel mondo antico il riso era assente, oggi è sovra-rappresentato [sul riso del Joker, qui], al punto da diventare l’iconografia più usata nella pubblicità: dal detersivo alle assicurazioni, la comunicazione moderna è piena di facce che ridono accompagnate da un breve testo promozionale. Se tra mille anni qualcuno vorrà studiare il nostro momento storico si chiederà perché abbiamo riso tanto. Una ragione è che il sorriso calma l’amigdala, tranquillizza l’interlocutore e dura un attimo: sembra perciò qualcosa di autentico. Le grandi aziende ne avevano bisogno.”
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“Far balbettare il linguaggio è un’altra cosa. Significa imporre alla lingua, a tutti gli elementi interni della lingua, fonologici, sintattici, semantici, il lavorìo della variazione continua […] essere straniero nella propria lingua […] È imporre alla lingua, in quanto la si parla perfettamente e sobriamente, quella linea di variazione che farà di ognuno di noi uno straniero nella sua propria lingua, o della lingua straniera, la nostra, o della nostra lingua, un bilinguismo immanente per la nostra estraneità.”
– Gilles Deleuze, citato in Carmelo Bene, Il teatro e la sua lingua; in Opere, con l’Autografia d’un ritratto, Milano, Bompiani, 2002, pp. 1442-1443.
Puzzle, combinazioni.
Solve et coagula, 2025.
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Decollages, 2025.
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I prossimi appuntamenti.
Workshop di arti performative.
Il corpo presente, assente, futuro.
Il corpo partecipe e partecipato.
Il laboratorio è per coloro che fanno del proprio corpo strumento di espressione, per chi vuole acquisire consapevolezza di sé e del proprio stare in relazione allo spazio e agli altri corpi.
I temi del corpo e delle arti performative saranno sviluppati sia nella teoria (con approccio antropologico, culturale, politico) che nella pratica (teatro, reading, performance). Durante il laboratorio interverranno docenti di discipline attinenti alle arti performative, per offrire visioni e strumenti sull’uso dei corpi in merito alla voce, alla presenza scenica, al movimento. Verranno forniti, settimanalmente, testi e video: spunti per approfondire personalmente, in base alle proprie esigenze, le questioni legate al corpo.
Il laboratorio è strutturato in 4 incontri al mese da due ore l’uno, ogni martedì sera, dalle 21.30 alle 23.00. Il costo è di 50 euro mensili; inizia martedì 11 marzo e si conclude martedì 27 maggio; prevede alcune uscite formative presso teatri e mostre d’arte contemporanea, prove a porte aperte presso il GreenBox e Spazio Trama, e si conclude con la produzione di una performance aperta al pubblico. La sede del laboratorio è Arcademy, in via Assarotti 6, a Torino.
Il primo incontro, conoscitivo e gratuito, è martedì 11 marzo, alle ore 21.30. Sono necessari abiti comodi e materiale per prendere appunti. Durante questo primo incontro la parte teorica riguarderà la definizione di performance come forma d’arte contemporanea, le sue specificità dal punto di vista storico, antropologico e psicologico, le sue difformità dal teatro. Nella parte pratica inviteremo a mettere in atto, di persona, alcune performance chiave della storia dell’arte, di Vito Acconci, Regina José Galindo e Marina Abramovic.
Per tutte le info, clicca qui.
Storie che ̶n̶o̶n̶ racconteresti al primo appuntamento.
Date singolari.
Domenica 23 febbraio 2025.
Prenota una delle 10 storie vere, dalle 16:00 alle 19:30.
@ Trama, via Mazzini 44b, Torino.
L’evento è gratuito!
Date singolari è l’occasione per incontrare vis-à-vis una persona che ti racconterà una storia vera: dedicherà circa quindici minuti del suo tempo per narrare a te, in modo intimo e diretto, un ricordo, un episodio particolare della sua vita, una coincidenza, una scelta.
Per partecipare scegli il titolo della storia e la fascia oraria compilando questo form.
Date singolari è emanazione spontanea e rielaborazione della Human Library: progetto nato nel 2000 in Danimarca, con l’obbiettivo di affrontare i pregiudizi delle persone, aiutandole a parlare con coloro che normalmente non incontrerebbero, e far conoscere le storie che appartengono a categorie più o meno emarginate o che subiscono discriminazioni. Venticinque anni dopo, gli ingredienti di questa azione performativa sono sempre e ancora di più di importanza vitale in un’epoca di grandi possibilità comunicative digitali non prive di trabocchetti e insospettabili algoritmiche contraffazioni: parimenti e invece lo stare, in due, nello stesso luogo e nello stesso tempo, affidando alla voce al suo calore ai suoi inciampi il raccontarsi, la prossimità dei corpi e dello sguardo nello sguardo, sono necessità esistenziali tanto quanto il cibarsi e il dormire, e forme di resistenza che auspichiamo possano replicarsi, mutare a misura di persona, contaminare, sollecitare, resistere, sovvertire.
16 febbraio 2025, 10:30 – 12:30
Trama, via Mazzini 44b, Torino
Humansex.
Laboratorio nasce dal desiderio di recuperare la potenzialità generativa della scrittura per entrare in contatto con i desideri, esplorare le fantasie senza giudizio e conoscere i propri confini corporei per riuscire a esplicitarli e rispettare quelli altrui. Vogliamo offrire un momento di riconnessione, intima e collettiva, e creare uno spazio libero dalle aspettative performative che rincorriamo quotidianamente, in cui non esiste il risultato ma solo il processo. Proprio per la sua natura libera e priva di paletti, questo laboratorio è aperto a tutte le persone, di qualsiasi età e genere, interessate a esplorare il proprio corpo e a mettere in discussione le convinzioni sociali e i tabù sul sesso. L’incontro è dedicato all’esplorazione del piacere erotico attraverso diverse esperienze sensoriali: scrittura meditativa per viaggiare tra fantasie e desideri sessuali, senza giudizio; mindful eating per entrare in connessione con il proprio corpo e conoscere gli effetti afrodisiaci di alcuni cibi; automassaggio per decostruire insieme i tabù sulla masturbazione e accogliere amorevolmente il proprio corpo. Per informazioni e costi contattare @humans_erranti o mandare una mail a benedettapisani96@gmail.com
1 marzo 2025, 11:00 – 13:30
@ Trama, via Mazzini 44b, Torino
Per troppa vita che ho nel sangue.
Workshop filosofico sul tema della morte, intesa non come fine assoluta, ma come presenza della fine all’interno della vita. 1 marzo 2025, dalle ore 11:00 alle ore 12:30 @ Trama, via Mazzini 44b, Torino La morte si manifesta solo quando si muore? Possiamo veramente immaginarla come quello scheletro, munito solo di lenzuolo e falce, che ci appare nell’ultimo istante per portarci via? È veramente una mietitrice, due spietati occhi che ci osservano per tutta la vita, fino a quando non arriva il nostro momento? Epicuro ci rassicurerebbe: la morte non è nulla, perché quando ci siamo noi, non c’è lei, e quando non ci siamo noi, beh, non c’è nient’altro. Ma è veramente così? La morte, il nulla, il non essere, ha molti modi di essere. Riflettendo, notiamo che la nostra vita non è una presenza assoluta e pacifica. Essa è sempre minacciata, traballante, maldestra nel suo barcamenarsi in avanti. Non viviamo tranquilli fino alla morte, tutt’altro: con la morte combattiamo ogni giorno, e vinciamo, certo, finché non vinciamo più. Ogni sorso d’acqua, ogni volta che usiamo un gabinetto, ogni volta che pensiamo “non vedo l’ora di arrivare a casa e mangiare”, la morte si affaccia e spera che sia il suo momento. Anche il semplice atto di vivere è quello di un processo in perdita, che in ogni istante si autotrascende in un istante successivo e mai uguale al fratello. In un aggettivo, la vita è parziale. E perché lo è? Perché si muore, e lo si fa ogni giorno, almeno un pochino. Come due serpenti, vita e morte si attorcigliano sempre più strettamente e lottano mentre procedono. Il risultato è la nostra meravigliosa e drammatica esistenza. Potrebbe essere diversamente? Forse. Sarebbe meglio se fosse diversamente? Questo è tutto da vedere. Il lab è tenuto da Giovanni Ciceri: nasce a Como nel 1997. Si laurea in Filosofia Teorica all’Università di Torino nel 2023, con una tesi sul tempo e sul suo ruolo nel processo investigativo della filosofia.
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Sovrapposizioni.
Negli scatti di Vincenzo Enzo Bruno.
Di corpi presenti in carne e in analogico;
di analogie, distanze, vicinanze, sovrapposizioni.
Da Performaperte di lunedì 3 febbraio 2025.
Work in progress pregress regress.
Corpi, telecamera, schermo.
Performance, 2025.
Thanks to Vanessa, Alessia, Enzo.
Per tutti gli altri scatti, clicca qui.
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Percorsi di lettura
S.Grasso, Filosofia di Barbie, Melangolo
M.Miodownik, Gassss…, Bollati Boringhieri
Fluida Wolf, Post-porno, Eris
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