Giro di Larsen.

L’ultimo poeta
non sa di esserlo.
– Wincent Raca.

 

Giro di Larsen.
Corpo, cassa, microfono.
Effetto Larsen.
Selezione di immagini da video.
Performance, 2022.

Larsen line.
Body, speaker, microphone.
Larsen effect.
Selection of images from video.
Performance, 2022.

“Nella tradizione marinara, il giro di chiglia era una punizione cui venivano sottoposti i marinai rei di infrazioni gravi, come ad esempio codardia verso il nemico o ammutinamento. Era comminata anche a pirati e a comandanti negligenti o che avessero causato danni per imperizia commesse durante la navigazione. Consisteva nel legare il colpevole ad una cima che dal parapetto su un lato della nave raggiungeva l’altro lato passando appunto sotto la chiglia. Il punito doveva quindi resistere in apnea all’immersione forzata, tirato dagli altri marinai, strisciando lungo la carena, eventualmente ricoperta di denti di cane ed altre concrezioni. La velocità di trascinamento era influente sul tipo di sofferenza, in quanto con un tiraggio troppo veloce il condannato si sarebbe strofinato violentemente contro le dette taglienti concrezioni, mentre con un tiraggio troppo lento rischiava l’annegamento.”

 

Testi di Vittorio Gallese, da
“Corpo e azione nell’esperienza estetica”.

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

“Le neuroscienze dimostrano invece in modo sempre più evidente come l’intelligenza sociale della nostra specie non sia solo ed esclusivamente meta-cognizione sociale, cioè capacità di pensare esplicitamente i contenuti della mente altrui per mezzo di rappresentazioni in formato preposizionale, ma sia in larga parte frutto di un accesso diretto al mondo dell’altro. Questo accesso diretto è garantito dal corpo vivo e dai meccanismi nervosi condivisi, di cui i neuroni specchio sono un esempio, che ne sottendono il funzionamento.”

 

Roccioletti

 

Roccioletti

 

“Vi è una componente universale che è legata al potere dell’immagine in quanto tale, e che non possiamo omettere se vogliamo affrontare concretamente il tema dell’esperienza estetica cercando di capire in che cosa consista. L’ipotesi è che un quadro, un affresco o una scultura derivino una parte consistente della loro connotazione estetica proprio in ragione del tipo di risonanza emozionale incarnata, della simulazione di azioni, sensazioni ed emozioni che evocano in noi. La fruizione mimetica dell’opera d’arte è dunque una componente dell’esperienza estetica, ne rappresenta il livello di base. Lo suggerisce, ad esempio, Gilles Deleuze nel bellissimo saggio che ha dedicato alla pittura di Bacon e che si intitola appunto Francis Bacon. Logica della sensazione (1981): Si direbbe che nella storia della pittura le figure di Bacon siano tra le risposte più sorprendenti alla domanda: come rendere visibili forze invisibili.

 

Roccioletti

 

 

Roccioletti

 

“Nella finzione artistica la nostra inerenza all’azione narrata è totalmente libera da coinvolgimenti personali diretti. Siamo liberi di amare, odiare, provare terrore, facendolo da una distanza di sicurezza. Questa distanza di sicurezza che rende la mimesi «catartica» può mettere in gioco in modo più totalizzante la nostra naturale apertura al mondo. Un ulteriore fattore di amplificazione di questa simulazione liberata è costituito in certe forme di espressione artistica, come il teatro, la danza, la musica e il cinema, dalla condivisione con altri individui che come noi si liberano dagli obblighi di vigilare sull’intrusività potenzialmente esiziale del mondo esterno, abbandonandosi totalmente a una piena e incondizionata esperienza di aisthesis. Fruire dell’arte, in fondo, significa liberarsi del mondo per ritrovarlo più pienamente.”

 

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“Che cosa stiamo per diventare? Che tipo di soggetti siamo in procinto di diventare? Soggetti di conoscenza, soggetti di diritto, soggetti di desiderio, soggetti… Con tutto l’apparato della filosofia francese, per il quale nutro enorme amore, ammirazione e rispetto, la tradizione più denigrata e meno compresa, non solo del pensiero politico, ma anche della filosofia, della filosofia della scienza, è la comprensione del corpo, la comprensione degli affetti e delle passioni. E più che mai, penso, abbiamo bisogno di tornare al materialismo corporeo dei francesi […], una grande tradizione di materialità corporea e di epistemologia incorporata che penso possa vederci attraverso l’arrivo dei secoli bui.”

Rosi Braidotti, dalla conferenza
“Posthuman, all too human”, 2017.

 

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