Apostrofi.
distanti | d’istanti | distinti | d’istinti
Perimetrazione della città (55 km, 2 ore), tentativi manuali di coincidere con me stesso su luoghi diametralmente opposti della circonferenza, equilibrismi sui confini. Audio, in corrispondenza dei luoghi del girato: registrazioni da onde corte, che non si vedono non si sentono eppure ci attraversano. Frames da video, performance, videoarte, 2024.
Perimeter of the city (55 km, 2 hours), manual attempts to coincide with myself on diametrically opposite places of the circumference, balancing on borders. Audio: in correspondence of the places of the shot, recordings from short waves, which are not seen and not heard yet pass through us. Frames from video, performance, videoart, 2024.
Périmètre de la ville (55 km, 2 heures), tentatives manuelles de coïncider avec moi-même sur des endroits diamétralement opposés de la circonférence, équilibrismes sur les frontières. Audio : en correspondance des lieux du tournage, enregistrements à ondes courtes, que l’on ne voit pas, qu’on n’entend pas et qui nous traversent. Cadres de vidéo, performance, art vidéo, 2024.
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Grazie a tutte e tutti coloro che hanno partecipato.
Il prossimo appuntamento con la rassegna
sarà mercoledì 6 novembre.
A breve il nome dell’artista ospite.
Alcuni scatti e due audio ambientali registrati durante la performance.
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“Come suggerisce Elizabeth Grosz nel suo Volatile Bodies (Corpi volatili) il corpo umano non è un sistema stabile o un’organizzazione centralizzata né a livello biologico né storico, psicologico o culturale. Qualunque immagine del corpo è un processo continuo di produzione e trasformazione. A partire da queste considerazioni, una prospettiva di lavoro nel campo della danza potrebbe essere quella di cambiare l’organizzazione predeterminata del corpo per modificare la forma della performance e della rappresentazione. […] Io sono alla ricerca delle modalità che esplorino la presentazione del corpo umano e non umano in un processo di trasformazione e mediazione. Questa ricerca si basa sull’idea del corpo come multicentrico, capace di essere tutti e nessuno, restando all’interno delle diverse forme in cui appare. […] Disfare l’organismo non ha mai voluto dire uccidersi, ma aprire il corpo a connessioni che suppongono tutto un concatenamento, circuiti, congiunzioni, suddivisioni e soglie, passaggi e distribuzioni d’intensità, territori e deterritorializzazioni misurate alla maniera di un agrimensore.” [prosegui qui la lettura]
– Tobia Rossetti, “Xavier Le Roy e l’identità corporea come prodotto delle circostanze”, Mimesis Journal, 2022.
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Perso il primo incontro conoscitivo gratuito?
Ti aspettiamo al prossimo.
lunedì 7 ottobre 2024
21:30 @ Greenbox, via s.Anselmo 25, Torino
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“Affrontiamo le istanze nei confronti di un corpo anormale, inteso nell’accezione di liberarsi dalla norma. Il carattere migratorio che determina salutari processi di alterazione investe ognuno di noi, indipendentemente dalle scelte sessuali che facciamo. Etero, Omo, Trans o altro Gender diventano gli ennesimi abiti preconfezionati ad uso e consumo di uno spettatore che scende a patti con la menzogna. Nello spazio in cui siamo incastonati, le dottrine disimparano il didascalismo rappresentativo. Le pelli vengono abbandonate sullo zerbino: sovrapposte, non distingui più le femmine dai maschi, gli animali dalla vegetazione. […] La contraddizione tra la rappresentazione del sé e le aspettative del presente, nonché il moto stesso che alimenta tale scotomizzazione, l’alienazione, la mortificazione dell’attesa di un’esistenza diversa, di un amore di esistenza autentica. Il segno insiste sullo scarto irrazionale avvertito tra quello che si è, quello che si è diventati, quello [che] si poteva essere. Sono storie estrapolate dalla quotidiana anormalità, suggerendo il superamento della tragedia contemporanea dell’identità attraverso l’immaginazione, provando ad arrestare l’ingranaggio del micidiale congegno che stritola, esclude, autoassassina. […] Quel corpo è lì, con il suo sudore, le sue lacrime, il suo muco, il suo make up sgocciolante, la lacca e il deodorante vaporizzati, il lampeggiare degli occhi e il palpitare dei suoi orfizi. […] La scena intera e il suo svolgersi sono soglia, in cui collocare la coabitazione tra spettatori e spettacolo, che costituiscono insieme, qui e ora, la realtà dell’evento performativo e fruitivo. Il movimento è dalla finzione all’incarnazione (un corpo che si disfa in carne […]), dalla finzione del suo farsi reale, percezione, condivisione, linguaggio sensibile che possa tradurre, mediare, rimediare l’immateriale di un’isolo consumazione dell’oggetto e di se stessi, ma […] anche […] ciò che resiste a qualunque sogno totalitario, a qualunque impresa di omologazione. […] Non dobbiamo dimenticare che la parola “desiderio” non rinvia solo allo scandalo di una insoddisfazione che si rinnova perennemente, ma anche alla fertilità della generazione, alla soddisfazione del riconoscimento, all’esistenza di un orizzonte che è speranza, avvenire, frutto, realizzazione, visione, sogno, comunione senza promessa di liberazione, singolarità, dono, possibilità.mmagine autoreferente, di una finzione congelante.” [prosequi qui la lettura]
– Andrea Vecchia, “Metamorfosi queer. Diritti plurali, pratiche di resistenza e desiderio di soggettivazione nel teatro di Ricci/Forte.” Da Mimesis Journal, 2022.
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E’ una di quelle notti?
Corpi, notturni.
Arte digitale.
Wincent Raca, 2024.
Clicca qui per tutti gli scatti.
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Prossimamente, le nuove residenze…
BOARC – Bidstone Observatory
Artistic Research Centre, Liverpool.
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Some retakes 2016 > 2022.
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Da corpi.blog | a work, in progress.
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