“Ma mi ricordo quel sapore in gola
e l’odore del mare come uno schiaffo.”
Francesco De Gregori / Lucio Dalla, “A pà”, 2010.
In numerevoli cose – 1.
Tutti i baci.
14.046 baci, uno per ogni aggettivo della lingua italiana. Metaromanzo concreto di possibilità, 2025.
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di tutte le 99 pagine.
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“Questo vuoto, questo spogliarsi,
questo svuotarsi, restituendo l’aria
al suo vento insensato.”
– Carmelo Bene, “Che cosa è il teatro”.
Palazzo delle Esposizioni, Roma, 1990.
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In numerevoli cose – 2.
Temporeggiamenti.
Coriandoli, corpo, tempo.
Dividendoli per colore
in buste che verranno regalate.
2 ore e 30 minuti.
Performance, 2025.
L’azione (mi affascìnano altruie de finizioni: intervenzione¹ e manoeuvre² ) potrebbe – con dizionale – appartenere alla parte di performances rese note dalla testimonial di prodotti di bellezza Marina Abramović Longevity Method³, con il suo “Counting the rice” (2014): separare e contare chicchi di riso e lenticchie per un tempo minimo di sei ore mantenendo una posizione seduta, che lei de finisce esercizio⁴ “per mettere alla prova i propri limiti fisici e psicologici nell’atto di trasformare un gesto quotidiano in un rituale di meditazione”. [Dividere il riso dalle lenticchie: un gesto quotidiano?]
Potrebbe appartenere, ma. Molto orbita attorno a quel mettere alla prova. Se: è innegabile che si scoprano cose di sé nel porsi in condizioni di DID (difficoltà imbarazzo disagio) – uscendo dalla liturgia delle produttività lavorativemotive quotidiane – tuttavia: meno evidente ma altrettanto indubbio che attentare all’egosensationseeking, abdicare al trono del sé, è pratica che conduce verso contro versi territori inesplorati.
Da un altro punto di svista, è il tempo che si fa sentire / ci fa sentire, durante le mantrazioni tranceanti che possono divenire trancianti: scomporre filtrare la soluzione liquida di continuità di questa moneta (vivente, intuizione di Klossowski⁵ ) che in parte ci viene sottratta, in parte spendiamo, percolare i suoi attimi granuli, che ci ostiniamo a soppesare con gli strumenti del capitalismo e della egonarrazione causa > effetto; quando – forse – non è altro che il nostro precipitare (chimicamente parlando, se non è parte della soluzione, è precipitato) continuamente in una sola frazione di realtà, fratture asimmetriche, spazio tra noi e l’altro altrove ove attraverso cui passa un poco d’aria.
Ho scelto i coriandoli⁶ per la loro etimologia incerta, per la loro storia culturalesociale, per il lancio che ne facciamo, per l’istante in cui ne godiamo il volo colorato, babelico, liberatorio, insensato e bellissimo, per il sapore di un fatto che: dura un attimo ma resta, resta ma dura un attimo. Ho scelto i coriandoli perché, per lanciarli, si usano le mani, si lascia andare all’aria, allo spazio intorno a noi tra noi e l’altra persona; per la sorpresa, per l’evocazione immediata di un carnevale che si celebra una sola volta all’anno: ma anche ogni giorno molte volte, quando ci si (di) strugge per un cambiamento, un sovvertimento, quando si accende il calore interiore di una battuta boutade (des confettis, in effetti si lanciavano confetti, in passato) che rende ridendo ridicola l’eterna turnazione del criceto sulla ruota del lavoro produttivo. Ho scelto i coriandoli perché sono prodotti da ritagli di altro, pagine frammentate, non ricomponibili, riciclo buffo di chissà quali testi, magari serissimi, passati al tritadocumenti dell’entropia tutto si trasforma nulla si distrugge.
Manca, nell’interpretazione performativa abramoviciana, un passaggio: andare verso l’altrui sé. Il mettersi alla prova sacrosanto oh sì, certo; ma prenderne e consegnarne all’altra persona? ché questo è uno dei rischi delle performances DID atletiche: voler superare [nella migliore delle ipotesi: toccare] il proprio limite il proprio io, ma dimenticarsi delle istanze distanze sociali, del messaggio potenzialmente trasformativo da rimettere nelle mani altrui, come bustine di coriandoli suddivisi che sono tempo, materiale, diversamente speso dipeso da un bisogno oppure da un equivoco, scagli il primo coriandolo chi non crede al peccato.
Note:
1 – Intervenzione, ricetta: intervento [inter + evento] + invenzione [dal latino: capacità di trovare] + azione [derivato da agĕre fare]. Mescolare con cura, un cucchiaino di imprevisto quanto basta.
2 – Manoeuvre: “La manœuvre est une conception de l’art action développée au début des années 1990 au Québec. La création collective y est perçue comme un moyen de renouer avec l’environnement et de repenser la pratique de la performance. Les œuvres-manœuvres cherchent ainsi à sortir le spectateur de sa léthargie habituelle afin de le faire participer au processus de création, tant physiquement qu’intellectuellement. Ce mémoire vise à analyser comment une participation plus active du spectateur dans le processus de création artistique peut influencer la réception et l’appréciation de l’œuvre pe rformative par le grand public.” Da: Anne-Sophie Blanchet, Lorsque le spectateur se fait acteur: La manœuvre artistique. Mémoire présenté à la Faculté des études supérieures et postdoctorales de l’Université Laval dans le cadre du programme de maîtrise en histoire de l’art pour l’obtention du grade de maître ès arts (M.A.). Departement d’Histoire, Faculté des Lettres, Université Laval, Quebec, 2012.
3 – Marina Abramović Longevity Method: l’ennesimo occidentalissimo tentativo di colonizzare saperi orientali sposandoli in nozze organizzate al capitalismo della bellezza, che sempre ha in terrore e mal maschera il timore del tempo, della vecchiaia, dell’inefficacia, della morte. Parallelamente, la performance “Counting the rice” prevede la divisione di chicchi di riso, originario dell’Asia, e lenticchie, coltivate già nel 7.000 a.C. in medioriente. Se all’atto pratico questi semi sono parsi alla Marina perfetti, forse le è sfuggito il portato culturale della cosa in sé.
4 – Esercizio: è un attimo che diventi esercizio commerciale. D’altronde, etimologia picaresca: dal latino exercitium, da exercère, composto da ex fuori e arcere allontanare, che però in origine aveva il significato di molestare e tenere in movimento.
5 – Klossowksi: “Riconosce l’importanza della figura di Sade, nella formazione di un pensiero filosofico sulla modernità. Il pensiero di Sade, il suo estremismo in seno a una economia dei corpi, si vede in filigrana in tutto il libro che va letto proprio a partire da Sade, su cui Klossowski ha scritto anche un saggio, Sade mon prochain. Riflessione sull’arte, sull’industria, sulla tecnica in quanto fabbricatrice di oggetti e di simulacri, sull’erotismo, sul fondo impulsionale che presiede anche l’economia, sul fantasma come prodotto e produttore di alienazione, sulla perversione come sovvertitrice dell’ordine economico fondato sull’utilità, sulle vedette dei media definite schiave industriali; il libro di Klossowski è un enigma di cui forse solo il futuro sarà all’altezza.” Ettore Fobo su “La moneta vivente” di Pierre Klossowski, 2015.
6 – Coriandoli: dal greco koriandron, poi in latino coriandrum, i cui frutti consumati in dosi elevate producono sintomi di eccitazione ed ebbrezza, seguiti poi da uno stato di depressione.
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In numerevoli cose – 3.
Un minuto.
Impossibile da tradurre tradire.
Vento, sole, silenzio.
Videoart, 2025.
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Caosmo.
Installazioni urbane, 2025.
“Approntare esche inneschi per riflessioni specchi in cui vedersi ri trovarsi darsi: da quanto tempo sono qui questi segnali? Perché non li ho notati prima? Habitudine, percezione selettiva, memorizzazione sé lettiva, nécessità (figlia del capitalismo) di ottimizzare (a favore di chi che cosa) tempi spazi flussi di informazioni, demone dell’efficienza minimo sforzo massimo risultato, aziendalismo esistenziale, limite neurologico: quanto è grande il paniere dentro al quale credo di esercitare scelta libera (paniere, pane, grane o grano, affascìna come pain possa essere: dolore sé letto in inglese, pane in francese; aggiunto il prefisso co- di condivisione congiunzione co + pain è compagna compagno).” […]
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Lettere a Domenico Di Caterino.
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12 febbraio 2025
#belvedere #paesaggio
[…] “Ma a latere di tutto questo, l’opera che riceverai: una serie di immagini analogiche, fotografie stampate da negativi, scattate con una macchina fotografica degli anni della Guerra Fredda, pesante metallica essenziale, la messa a fuoco incerta, la metrica sull’obiettivo scolorita dall’uso, un oggetto scomodo da portare, fuori dal tempo e bisogna alle volte (in senso architettonico, quasi) avere il coraggio di essere inattuali; non rispetto ai “bei tempi andati”, eh, che non erano del tutto belli e forse non erano nemmeno del tutto tempi, no; intendo: essere capaci di osservare, un po’ da fuori, un po’ da dentro, quello che accade. E accade un sacco di roba, ultimamente, no? Troppa per elaborarla tutta, per digerirla, per non sentirne il peso fors’anche la responsabilità; questo ci porta a dover rinegoziare fin dove arriviamo, che cosa possiamo fare, politicamente parlando, in questo periodo storico.” […]
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2 marzo 2025
#spaziopubblico #responsabilità
[…] “E bada, questo spazio è anche visivo. Adusi al non accorgerci che il nostro sguardo, la nostra attenzione, è continuamente venduta da piattaforme che barattano la nostra esigenza di visibilità e comunicazione con l’esposizione continua ad annunci a pagamento – ed è tutto da provare che li stiamo davvero hackerando dall’interno, conto non facile da fare – credo sia importante prendersi (almeno?) la responsabilità del poco o tanto spazio che, per un attimo o per un certo tempo, prenderemo nello sguardo nell’attenzione altrui, quali contenuti stiamo proponendo e scomponiamo la parola, ponendo a pro di che cosa.” […]
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Frequenze / sequenze.
Di voli, respiri, leggerezze e gravità.
Performance.
Giovedì 3 aprile 2025.
Dalle 21:30 alle 23:30. Ingresso libero.
@ Trama, via Mazzini 44b, Torino.
Qui tutte le info e la notacritica.
performaperte performa per te per forma per te
condividiamo processi creativi e produttivi
prove aperte delle nostre performance
Il prossimo incontro sarà venerdì 25 aprile, 21:30 – 23:30 @ GreenBox, via s.Anselmo 25, a Torino. Non occorre prenotare (ma se ci avvisi, ti ringraziamo). Puoi essere puntuale oppure no, comunque ci troverai lì. Citofonare GreenBox! Siamo al primo piano della palazzina. Puoi partecipare, osservare, suggerire, consigliare, criticare, obbiettare, portare, apportare, smontare, cambiare… Visto il periodo storico, scegliamo di: condividere, anziché dividere; aprire, anziché chiudere; trasversalizzare, anziché compartimentare; collaborare, anziché conflittare. Ti aspettiamo.
Il cinematografo del giovedì.
@ Trama, via Mazzini 44b, Torino.
Per la rassegna di cinema weird, trash, horror (vacui?), perso, ritrovato, di nicchia, perle-rare e pour-parler:
Giovedì 10 aprile 2025, ore 21:00
Il ritorno dei pomodori assassini
(The return of the killer tomatoes, 1988).
Ingresso libero.
Giovedì 17 aprile 2025, ore 21:00
Existenz (1999).
Ingresso libero.
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cuddling, caring, havingiving sex
for free
#performeros #anarcobody #hackingrules
#arthacking #piacere #performance #body
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“Gli avevo portato i giornali. Non li ha voluti. Daglieli tu. […] Era come se ci sollevassimo da terra. Come se non avessimo più peso. Gravità. […] Lasciamelo, ti prego. Non me lo puoi levà. […] Ecco guarda, ti dò tutto quello che vuoi. C’ho un’orecchino, ecco, guarda, quant’è bello. Te lo dò.”
– Flirt, 1983. Regista: Roberto Russo. Sceneggiatura: Roberto Russo, Monica Vitti, Silvia Napolitano Musica composta da: Francesco De Gregori.
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Letture
W.F.Otto, Il corpo umano e la danza
S.Ossicini, L’invenzione del concetto di razza.
D.Le Breton, Volti. Un’antropologia
R. Boncinelli, La maschera e il codice. Trasfigurare l’identità
P.Fagan; Benvenuti nell’era complessa.
L.Perilli, Coscienza artificiale.
M.Bettini, Arrogante umanità. Miti classici e riscaldamento globale
R.Bertuzzi, Smontare la gabbia. Anticapitalismo e movimento di liberazione animale
AAVV, Lo spazio oltre lo spazio.
D.Wojnarowicz, Sul filo della lama. Memorie della disintegrazione
N.Acocella,Il posto. Breve storia dell’occupazione in Italia
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