Usamenti.

Il linguaggio vi fotte. Vi trafora.
Vi trapassa e voi non ve ne accorgete.
CB in “Uno contro tutti”, 1994.

 

Usamenti – 1.
Trascrivere trapassare.
Ad ogni martello della macchina da scrivere è stata applicata una lama: alla pressione dei tasti, taglia il foglio sul rullo. Concetto spaziale di Lucio Fontana applicato ad una scrittura affilata. Installazione e performance, 2025.

 

Roccioletti

 

L’essere – l’avere – umano progetta e ɔostruisce macchine (dal greco attico μηχανή congegno, sanscrito mah-ate accrescere) per fare cose che, in gradazioni: non vuole fare, non può fare, vuole fare con meno fatica, vuole fare meglio. E forse perché: teme (non di avere, bensì) d’essere a sua volta macchina, assemblaggio di atomiche parti che, categorica mente, da molte inorganiche diventano una organica; e specula in sègreto la con vinzione che chi costruisce una macchina non è una macchina, è il suo: creatore, deus ex machina, machina ex deus. Le idee – forse non tutte, alcune, o molte – nascono da una ferita. Allora a questa ferita (individuale, sociale, culturale, storica) cerchiamo soluzioni e le chiamiamo: idee.

 

Roccioletti

 

Distinguiamo bene: chi ɔostruisce una macchina e chi usa una macchina; chi ha progettato l’algoritmo e l’utente che ne fa uso ed è usato da esso. Usiamo la macchina da caffè, la macchina da cucire, la macchina da scrivere, parimenti a nostra volta siamo usate usati dalla macchina, la macchina ci usa per essere azionata: attende il nostro tocco per svolgere l’azione per la quale è stata costruita. Congegnare = consegnare: perché alla macchina ci consegnamo, ci libera di un compito ma allo stesso tempo ci intrappola in un processo

cfr rivoluzione industriale e forza lavoro
cfr accelerazionismo e piena automazione
cfr corpo, macchina e post-organico

 

Roccioletti

 

La macchina fotografica ci chiederà di scegliere lo zoom, la macchina da presa di ri prendere filmati in formato rettangolare, e così via. Dispositivi disposti disponibili, i macchinari incorporano una precisa quantità di inconscio collettivo: non solo dunque i propositi visibili palesi (un cancello automatico si apre si chiude separa protegge) ma anche i presupposti sulla base dei quali: il cancello permette di vedere dentro ma tiene fuori, come una vetrina; premette permette la proprietà privata e il suolo pubblico; il concetto di dentro e di fuori; e così via.

 

Roccioletti

 

La macchina da scrivere ( ≠ la macchina da leggere) scavalca forse sgambetta tutto lo stile fisico grafico, appreso digerito fatto proprio insieme alla conformazione specifica di ogni mano di ogni memoria muscolare, rende chiaro standardizzato nella forma materiale il messaggio, conprendibile da molte persone, velocizza la digitazione, accelera la scrittura alle calcagna del pensiero, emette suono che i vicini di casa riconosceranno come: qualcuno, al di là di questo muro, sta scrivendo a macchina (invece la macchina da leggere [corpo + libro] non produce suoni che possano”attraversare i muri” cit. M.Abramovic). Una macchina già con tiene il risultato che otterrà, non esce fuori dalle possibilità che le sono state assegnate; molte delle migliori scoperte scientifiche sono state fatte per caso, quando una macchina non ha funzionato (non ha fatto le funzioni, le veci di chi) come doveva; e abbiamo scoperto altro, di inaspettato. Hackerare una macchina perché faccia diverso, altro o male quello per cui è stata pensata: espone in biopsia gli intenti della macchina cioè del suo ɔreatore, produce perturbante, fors’anche frustrazione, alterità, sconcerto ma, allo stesso tempo: apre altri possibili percorsi visioni interpretazioni mondi,

 

 

Variazioni:

Work in progress
Macchina da ascrivere.
Macchina da scrivere per testi condivisi, complementari o avversi. Installazione, 2025.

 

 

Note, riferimenti e altri percorsi

“Si sviluppa dentro questi saggi [Deleuze, Guattari, Artaud] tutta la tensione tra la decisiva lotta antidentitaria, disorganizzante, contro l’organismo che normalizza la vita e riduce all’identico ogni anomalia, e, insieme, la capacità di rendere l’interruzione di quella macchina momento generativo di una nuova salute, di un nuovo «impossibile» amore per la vita, al di là e contro ogni pretesa del giudicare e ogni riaffermarsi della trascendenza e dell’«organismo». […] Disarticolare la macchina del giudizio, arrestare il moto dell’interpretazione infinita, dis-organizzare l’organismo facendosi un corpo senza organi: ma, allo stesso tempo, rendere vitale e proliferante questa interruzione, facendo passare attraverso il gesto una nuova «vitalità non organica», che, per dirla con Deleuze «comporta solo poli, soglie e gradienti». Caos interrotto ma non negato, «intrico dei gesti» (come si legge in Pour finir avec le jugement de dieu) che riapre lo spazio del teatro dopo aver spazzato via ogni pretesa rappresentativa della «recita» e del susseguirsi delle sue battute e delle sue parole d’ordine.” – Giso Amendola, “Artaud materialista. L’insorto del corpo come macchina da guerra”, 2018.

 

“Tuttavia, nell’essere corpi animali, ci siamo portate dietro (meme che da secoli si diffondono, ci contagiano e che ci abitano) la brutalità, la violenza. Nascoste, sublimate, ma sempre lì: una modalità di esprimere il corpo non più necessaria alla lotta per la sopravvivenza. Che farne, ora che non c’è più un animale in agguato che vuole sbranarci? Allora uomo contro uomo, corpo contro corpo. Una migliora le armi per arrecare danno all’altra, l’altra migliora i metodi per difendersi e contrattaccare. Armi migliori, armature migliori. In situazioni che prevedono un reciproco riconoscimento, basta un abito e la consapevolezza che non ci verrà strappato di dosso, per trasmettere un messaggio ed essere percepiti socialmente. Ma in guerra? Il nemico vorrà violare quell’abito, trapassarlo, ferire le carni che ne sono contenute. Allora servono tessuti che possano resistere anche a quel tipo di offesa. E fu cuoio, osso, bronzo, ferro, acciaio. Durante il basso medioevo all’usbergo – la maglia di metallo – vengono aggiunte piastre per difendere le zone più vulnerabili; si proteggono la testa, i gomiti e le ginocchia, cioè la volontà, e il luogo dove la volontà si esplica, si manifesta, le articolazioni. Le armature più costose possono essere acquistate solo dai nobili, i soldati semplici devono accontentarsi di piastra frontale ed elmo. Le armature complete proteggono da lame e colpi di moschetto; se non sono sparate a bruciapelo, le pallottole viaggiano a velocità ancora ridotte e una buona armatura può fermarle.” Da “Il corpo inscatolato”, corpi.blog

 

“Secondo Katia Pizzi (“Pinocchio e il corpo meccanico: trasposizioni visive tra J.J.Grandville e Jarry”) Pinocchio è la creatura moderna per eccellenza. Il diciannovesimo secolo ha prodotto il mostro – assemblato e meccanico – del dottor Frankenstein (Mary Shelley, 1818) e Olympia, la bambola automatica dell’Uomo della Sabbia (E.T.A.Hoffmann, 1816), la locomotiva e le macchine tessili della prima rivoluzione industriale; numerosi poeti, scrittori e intellettuali (tra i quali Carducci, D’Annunzio, Marinetti e lo stesso Collodi), ad un tempo con nostalgie pastorali ma assediati da una modernità esuberante e perturbante, sono circospetti sostenitori del progresso tecnologico e meccanico, spesso osservato attraverso le lenti della nostalgia del neoclassico.” Da “Il corpo automatico”, corpi.blog

 

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Usamenti – 2.
Compositi depositi.
Dipinto, carta abrasiva,
tempo, corpo, polvere.
Performance e installazione, 2025.

 

Roccioletti

 

Il tema potrebbe essere quello della tra sformazione e/o della (relativa a chi) distruzione di un’opera, quindi: tirare per la giacchetta nel discorso entropia, tempo, percezione dell’unità di una cosa, e il momento preciso in cui questa va a dis perdersi, frammentandosi nei suoi elementi basilari. Gradi di complessità a scalare, de composizione e ri composizione, anche la pittura è collage di pigmenti diversi a formare formulare equazioni tentativi di uguaglianze tra visibile e invisibile.

 

Roccioletti

Roccioletti

 

Oppure il tema potrebbe essere quello del valore di un’opera, dei doveri impliciti che l’acquirente di una cosa artistica prende in carico quando la acquista, che certo diventa sua, e può farne ciò che vuole, ma soprattutto: collezionarla conservarla, poiché sarebbe irrazionale spendere soldi per una cosa che poi perde il suo valore. Scambio baratto denaro tempo. Ed è questo un buon punto: il principio capitalista – molto introiettato e soggiacente – che postula: il denaro che investo, trasformato in oggetto, deve rendere almeno uguale ma soprattutto di più, nel tempo, aumentare di valore, crescere; perché il contrario sarebbe improduttivo, insensato.

 

Roccioletti

Roccioletti

 

E anche se l’universo – sui tempi lunghi – va verso l’inevitabile mutamento che de compone (decollage) l’ordine che ho disposto, almeno che (per la durata di un’esistenza biologica?) resti intatto, migliori, si evolva. Distruggere – accelerare la trasformazione di – un’opera d’arte in altro, attentare alla sua esistenza unitaria alla sua identità di opera, è una pro vocazione: ad un sistema che presume di creare ordine e che questo a) resti intatto b) dal nulla anzi continui a generare valori incrementali, contravvenendo alle leggi della termodinamica c) sia di per sé e non solo nello sguardo di chi sguarda.

 

Roccioletti

Roccioletti

 

Prendendo le distanze dall’io, allora, chi ha tessuto la tela chi l’ha dipinta chi l’ha portata al mercatino dell’usato chi l’ha comprata chi l’ha rimaneggiata chi l’ha fotografata tutte tutti al lavoro ad un’opera collettiva, invece che accampare autorialità accompagnare la materia nel suo flusso, dove non esistono cose persone ma cose persone solo nell’istante del loro contatto, della loro relazione.

 

Per un altro punti di vista
su arte trasformazione distruzione:

“Il distruttore di opere d’arte” (2016)

X: E’ una definizione piuttosto riduttiva. Io sono un collezionista. Come ogni altro collezionista, compro opere d’arte contemporanea. Tra me e gli altri collezionisti c’è solo una differenza. Io le tengo un po’ di tempo con me, e poi le distruggo. Alcune sopravvivono per molto tempo, altre invece solo pochi giorni. Una in particolare che ho acquistato una settimana fa [l’intervista è datata 10 luglio 2016, ndr] non esiste già più. Andrea: Questa cosa mi ha colpito moltissimo. La domanda d’obbligo è: perché distruggi le opere d’arte che acquisti? X: Perché sono mie. Le ho acquistate, e ne faccio quello che voglio. Voglio dire, ogni collezionista fa quel che vuole delle opere d’arte che ha acquistato. Chi le conserva, chi le dimentica in cantina, chi prova a rivenderle per recuperare parte dei soldi spesi. Io le distruggo. […]

 

Bits Deaths (2015)
Estetiche e logiche del game over
nei videogames anni ’80.

Lorenzo Barberis: “La ricerca di Andrea Roccioletti sulla morte nel videogame arcade è semplice e geniale al tempo stesso.
 La Morte è uno dei grandi temi dell’arte, anche prima di quel 1348 che, con la grande Morte Nera, la peste del ‘300, ha segnato l’autunno del Medioevo e ci ha regalato un capolavoro come il “Decameron”. Per Jung è qui che si fissa l’archetipo attuale della morte come uno scheletro vivente, che ci invita a ballare con lui la Totentanz; o perlomeno è qui che si codifica in quella sintesi degli archetipi occidentali che sono gli arcani maggiori dei Tarocchi, dove rappresenta il XIII, numero non a caso sventurato, e unico Arcano Senza Nome (la morte non si nomina volentieri). Va detto che per gli esoteristi tuttavia l’Arcano XIII non è negativo, ma morte come Nigredo, distruzione per il rinnovamento: e in effetti in tutta la tradizione successiva questo archetipo ha mantenuto la sua ambiguità, orrore e fascino, restando fino ad oggi il paradigma dominante della Morte stessa, con minime e liminali variazioni sul tema nella sua lettura artistica. Il videogame ci porta la rappresentazione più moderna di questo fenomeno, e Roccioletti, con una operazione artistica, decontestualizza questo evento ritenuto irrilevante, privo di valenza artistica (ma è il significativo nell’approccio col concetto di morte, probabilmente, per le nuove generazioni occidentali dagli ’80 in poi), costringendoci a guardarlo con occhi nuovi. Un’operazione affine, forse, a quella di Lichtenstein e in misura minore Warhol sul fumetto: ma se in quella Pop Art in fondo il comics di partenza era dato come irrilevante (erroneamente), tanto da modificarlo, rimaneggiarlo, e farne oggetto di una deformazione spesso ironica, l’operazione di Roccioletti è filologica, studio e non stigma della morte nel videogame. Se c’è ironia, dove c’è ironia, è nel medium originario, nel videogioco: quello dell’autore è uno studio serissimo.” […]

 

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Con questo articolo termina il progetto The Jolly Joker.
Grazie a tutte le persone che hanno avuto e mi hanno dato
comprensione, costanza e fiducia. Queste ultime righe
– non sono poche, ma – sono la conclusione
di un percorso divergente, decostruttivo e impervio,
che ora spero chiaro e propositivo.

Di altre cicatrici, quelle sul mio addome.

 

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Work in progress, prossimamente:
TRX – corpi attraversati
in collaborazione con
Francesca Erauqave Imparato.

 

Roccioletti

 

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Roccioletti

Per info, clicca qui.

 

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Frequenze / sequenze.
Di voli, respiri, leggerezze e gravità.
Performance.
Giovedì 3 aprile 2025.
Dalle 21:30 alle 23:30. Ingresso libero.
@ Trama, via Mazzini 44b, Torino.

Qui tutte le info e la notacritica.

Roccioletti

 

performaperte performa per te per forma per te
condividiamo processi creativi e produttivi
prove aperte delle nostre performance
Il prossimo incontro sarà venerdì 25 aprile, 21:30 – 23:30 @ GreenBox, via s.Anselmo 25, a Torino. Non occorre prenotare (ma se ci avvisi, ti ringraziamo). Puoi essere puntuale oppure no, comunque ci troverai lì. Citofonare GreenBox! Siamo al primo piano della palazzina. Puoi partecipare, osservare, suggerire, consigliare, criticare, obbiettare, portare, apportare, smontare, cambiare… Visto il periodo storico, scegliamo di: condividere, anziché dividere; aprire, anziché chiudere; trasversalizzare, anziché compartimentare; collaborare, anziché conflittare. Ti aspettiamo.

 

Il cinematografo del giovedì.
@ Trama, via Mazzini 44b, Torino.
Per la rassegna di cinema weird, trash, horror (vacui?), perso, ritrovato, di nicchia, perle-rare e pour-parler:

Giovedì 10 aprile 2025, ore 21:00
Il ritorno dei pomodori assassini
(The return of the killer tomatoes, 1988).
Ingresso libero.

Giovedì 17 aprile 2025, ore 21:00
Existenz (1999).
Ingresso libero.

 

 

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cuddling, caring, havingiving sex
for free

per info, scrivimi

#performeros #anarcobody #hackingrules
#arthacking #piacere #performance #body

Roccioletti

 

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“Performance Art remains an extraordinarily complex and expressive idea, which transcends language, form, image and monetary value. It defies categorization: it’s live; it’s mediated; it appears; it disappears; it’s an experience; it’s an image; it’s a smell; it’s a sound; it exists; it persists; it’s a video; it’s a photograph; it’s a story; it’s an object; it’s an idea; it’s a relationship; it’s called Live Art; it’s called Body Art; it’s called Performative Practice. It is Performance Art, asking us what it means to be here, now.

Amanda Coogan, 2015.

 

Roccioletti
Dalla performance “Godless mantra”, 2021.

Roccioletti

 

“Ogni ripetizione indefinita conduce
alla distruzione del linguaggio;
in alcune tradizioni mistiche,
questa distruzione sembra essere
la condizione delle ulteriori esperienze.”
Mircea Eliade

 

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Letture.

 

AAVV, Autobiografie di donne proletarie
C.D’Elia; Chi ha paura delle donne.
S.Petrignani, Leggere gli uomini
J.M.Armengol, Riscrivere la mascolinità.
E.Zamarchi, Dis-fare le parole.
L.Corradi, Scritte corsare. Intersezionali, decoloniali e queer
G.Marramao,Contro il potere. Filosofia e scrittura
D.Di Cesare, Marrani. L’altro dell’altro
AAVV, Figure moderne dell’alterità
B.L.Whorf , Linguaggio, pensiero e realtà
C.Marin, Il nostro posto nel mondo. Desiderio di fuga e bisogno di stabilità
D.Sztajnszrajber, L’amore impossibile.
M. Bouchard,La vergogna del giusto e dell’ingiusto.
O.Paz, Il labirinto della solitudine
P.Jedlowski, Il tempo intimo della biografia
AAVV, A che cosa serve la letteratura?
AAVV, Cinque studi sull’interpretazione
P. Pietricola,Sillabario pasoliniano

 

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