Roccioletti cover

Trespassing.

Sconfinare.
Corpo, muro.
Selezione di immagini da video.
Performance, 2021.

Trespassing.
Body, wall.
Selection of images from video.
Performance, 2021.

 

Citazioni da: V.Pravadelli,
“Dal classico al postmoderno al global”, 2019.

 

Roccioletti

 

“Non trasformato in azione, l’atto rimane un puro gesto: la registrazione di movimenti fisici minimal fa del corpo umano una entità pre-semiotica. L’immagine è ridotta alla mera dimensione letterale: può, dunque, essere descritta ma non interpretata.”

 

Roccioletti

 

“La modalità performativa ha un elevato potenziale trasgressivo se viene vista in rapporto alla soggettività. Intesa come performance, in luogo di espressione di un’interiorità, l’identità non è più data a priori, ma creata e in costante mutamento. Di qui i concetti di identità mobile e nomadica con cui, solitamente, si definisce il soggetto postmoderno.”

 

Roccioletti

 

“Considerare il corpo una superficie che compie gesti e azioni, e sprovvista di coscienza, non è, dunque, una perdita, ma una conquista: significa credere che, potendo intervenire sulle dinamiche produttive, non esistono principi fondativi o universali.”

 

Roccioletti

 

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Roccioletti

 

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“Il ragazzo che scivola sulla tavola a rotelle con il walkman, l’intellettuale che lavora al word-processor, il rapper del Bronx che volteggia freneticamente al Roxy o in un altro locale, il jogger, il body-builder: dappertutto la stessa bianca solitudine, dappertutto lo stesso rispecchiamento narcisista, riferito al corpo o alle facoltà mentali. Il miraggio del corpo è ovunque straordinario. E il solo oggetto sul quale valga la pena di concentrarsi, non come fonte di piacere o di sesso, ma come oggetto di cui farsi carico con infinita sollecitudine, nell’ossessione della défaillance e della prestazione negativa. Il corpo è vezzeggiato nella perversa certezza della sua inutilità, nella totale certezza della sua non resurrezione. Infatti il corpo che si pone il problema della propria esistenza è per metà già morto: il suo culto attuale, tra lo yoga e l’estasi, è dunque una preoccupazione funebre. La cura che ci si prende di lui mentre è in vita prefigura il maquillage delle imprese funebri, col sorriso fissato sulla faccia della morte. Tutto consiste nell’essere fissati su qualcosa. Non si tratta di essere – e nemmeno di avere – un corpo, ma di essere fissati sul proprio corpo. Fissati sul sesso, fissati sul proprio desiderio. Concentrati sulle proprie funzioni come su dei differenziali d’energia o su degli schermi video. Edonismo come fissazione: il corpo è uno scenario la cui curiosa melopea igienista corre fra innumerevoli stabilimenti del culturismo, di muscolarismo, di stimolazione e di simulazione che vanno da Venezia a Trupanga Canyon, e che descrivono un’ossessione collettiva asessuata. E a quest’ossessione fa da contrappunto l’altra, di essere fissati sul proprio cervello. Quel che la gente contempla o crede di contemplare sullo schermo del word-processor o del computer sono le operazioni del proprio cervello. Oggi non è più nel fegato o nelle visceri, e nemmeno nel cuore o nello sguardo che si cerca di leggere, ma semplicemente nel cervello, di cui si vorrebbe rendere visibili i miliardi di connessioni, e assistere al loro svolgimento come in un videogame. Quel che ci affascina è lo spettacolo offerto dal cervello e dal suo funzionamento. Ci piacerebbe poter vedere lo svolgimento superstizioso dei nostri pensieri. E anche questa è una superstizione.”

Da “Il sogno della merce”,
Jean Baudrillard, 1897.

 

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